INTRODUZIONE
Il discepolo, dalla parola ebraica "talmid" è colui
che apprende da Dio, e si conforma ai suoi comandamenti. Gesù
ordinò agli apostoli che facessero proseliti, ovvero, discepoli.
Questo comandamento è rimasto sempre valido, è rappresenta per
il cristiano, un incentivo a predicare la Parola di Dio a tutti
affinché molti possano giungere alla salvezza e diventare discepoli.
Cosa ostacola il discepolato?
LA SUPERFICIALITA’
Quando scegliamo questa strada lo facciamo senza essere consci
delle difficoltà che possiamo incontrare nel cammino, così facendo
non saremo pronti ad affrontarle ed a vincerle. Ci ritroveremo,
poi sconfitti da noi stessi e dalla nostra presunzione. In Luca
cap. 9 vv 58 e 62, Gesù ci indica quale deve essere il nostro
atteggiamento verso la vita cristiana, da noi intrapresa. Dobbiamo
essere pronti a lasciare qualsiasi cosa per servire Dio, altrimenti
non saremmo idonei per essere dei veri discepoli; la nostra rinuncia
verso la vecchia vita deve essere totale e non parziale. La superficialità
non porterà mai nessun beneficio ed utilità, anzi porta disastrose
conseguenze nella vita del credente o presunto tale.
IL TEMPO
Per essere dei veri discepoli dobbiamo trovare il tempo e mettere
subito da parte il tempo per servire Dio. L’apostolo Paolo scrive
in Efesini 5:16 che il cristiano dovrebbe riscattare il tempo
perché i giorni sono malvagi; ciò significa che non bisogna perdere
tempo, ma trovarlo per servire meglio Dio. La Parola di Dio dice:
"Adora il Signore Iddio tuo e servi lui solo" Matteo
4:10……….ed ancora in Romani 12:1: " Vi esorto dunque, fratelli,
per le compassioni di Dio, a presentare i vostri corpi, il che
è il vostro ragionevole servizio, quale sacrificio vivente, santo
e accettevole a Dio". Questi versetti citati ci danno la
dimensione della centralità di Dio nella nostra vita; egli deve
essere il fulcro, il naturale sblocco per ogni nostra decisione
e la funzionalità della nostra esistenza. Tutto deve essere fatto
in funzione di Dio e della sua opera; le altre cose vengono dopo.
Ecco perché Paolo dice: " ciascuno faccia come ha deliberato
nel suo cuore, non di malavoglia né per forza, perché Dio ama
un donatore allegro" 2° Corinzi 9:7. Quando non siamo in
grado di fare ciò, non saremo mai suoi discepoli. Gesù nella parabola
degli invitati ci dice che molti si scusano per non servire Dio,
presentando delle ragioni a dir poco discutibili,e, che hanno
come unico denominatore il tempo. La Bibbia ci mette in guardia
contro qualsiasi scusa cerchiamo per non servire Dio: "Poiché
molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti" Matteo 22:14……….."Perché
io vi dico che nessuno di quegli uomini che erano stati invitati
gusteranno la mia cena" Luca 14:24
IL CAMMINO SPIRITUALE DISORDINATO
Accade quando non si ha la vera percezione del discepolato, quando
si cammina in modo superficiale, senza un vero sentimento cristiano.
Le esortazioni da parte degli anziani vengono messe in discussione
nel nome della presunta libertà personale. La Bibbia in proposito
dice: " …….Così anche voi giovani, siate rivestiti di umiltà
gli uni verso gli altri, siate sottomessi agli anziani, perché
Dio resiste ai superbi ma da grazia agli umili" 1° Pietro
5:5. Questo versetto rispecchia in modo emblematico cosa voglia
dire l’ubbidienza verso la Parola di Dio e verso i servi di Dio
che ministrano. Un altro fattore che determina il cammino spirituale
disordinato e l’incostanza con cui si serve Dio. Si viene sporadicamente
alle riunioni comunitarie, preferendo gli interessi personali
piuttosto che quelli di Dio. Il materialismo ha invaso la chiesa
di Cristo ed il cuore di molti cristiani o presunti tali. Quando
verranno le prime prove non scamperanno! Infatti le scritture
ci dicono: " …..Conservando la fede e una buona coscienza;
alla quale alcuni hanno rinunziato e così hanno fatto naufragio
quanto alla fede" 1° Timoteo 1:19; quando arrivano le prime
tempeste, se non si è pronti ad affrontarle, si fa, veramente,
naufragio, mentre il vero discepolo resisterà: " Perciò chi
ascolta le mie parole e le mette in pratica, io lo paragono ad
un uomo avveduto, che ha edificato la sua casa sopra la roccia.
Cadde la pioggia, vennero le inondazioni, soffiarono i venti e
si abbatterono su quella casa; essa però non crollò, perché era
fondata sopra la roccia" Matteo 7:24,25. Il vero discepolo
è fondato su Gesù Cristo e cammina nei suoi comandamenti e non
sarà mai smosso.
L’OPINIONE PUBBLICA
Si rinunzia ad essere veri discepoli quando ci facciamo condizionare
dall’ambiente esterno e dalle persone che ci circondano. La Bibbia
al proposito è molto chiara: "Tutti coloro che vogliono far
bella figura nella carne, vi costringono a farvi circoncidere
e ciò al fine di non essere perseguitati a causa della croce di
Cristo" Galati 6:12. In questo passo, Paolo riprende aspramente
le chiese della Galizia perché avevano scelto la strada del compromesso,
accettando situazioni, contro la tendenza cristiana, pur di non
esser perseguitati. A volte per non esser perseguitati dai genitori,
dall’ambiente di lavoro, dal marito, dalla moglie, dai figli,
dal fidanzato o fidanzata, dai parenti e dagli amici, accettiamo
in modo subdolo situazioni pericolose che possono farci deviare
dall’obiettivo che ci siamo posti, ovvero servire Cristo, ad ogni
costo, ed anche inficiare e prevaricare la nostra condotta spirituale.
Così facendo tendiamo sempre a ricercare la linea del compromesso
piuttosto che la verità; Giovanni Battista ci ha insegnato che
il vero discepolo non deve fare compromessi con il mondo e con
il diavolo. Infatti è scritto: " …….Perché Erode fatto arrestare
Giovanni, lo aveva incatenato e messo in prigione a motivo di
Erodiada moglie di Filippo suo fratello; perché Giovanni gli diceva:
"non ti è lecito averla"" Matteo 14:3,4. Siamo
disposti anche a rinunciare, anche alla nostra vita, pur di non
scendere a compromessi come fece Giovanni Battista? Gesù disse
esplicitamente che colui che ama padre, madre, marito, moglie,
fratello e sorella più di Lui, non è degno di essere un vero discepolo
(Matteo 10:34,38).
IL MATERIALISMO E L’AMBIZIONE SOCIALE
Siamo veramente disposti a perdere la nostra reputazione e la
nostra posizione sociale, per essere veri discepoli? Gesù quando
chiamò Pietro, Giovanni e gli altri discepoli, mentre stavano
pescando, disse loro: venite a me e vi farò pescatori di uomini
e loro lo seguirono prontamente, dicono le scritture (leggi Marco
1:17). Siamo pronti a seguire Gesù a qualsiasi costo per essere
veri discepoli? La Parola di Dio dice anche: " Le volpi hanno
le tane e gli uccelli del cielo hanno i nidi, ma il Figliuol dell’uomo
non ha dove posare il capo" Luca 9:58 ed ancora:" E
chiunque vuol venire dietro a me, rinunzi a se stesso, prenda
la sua croce e mi segua" Marco 8:34. Siamo disposti alla
rinuncia di noi stessi ed a quello che eravamo? Paolo mise in
pratica questo ordinamento di Gesù; benché fosse uno dei membri
più influenti del sinedrio di Gerusalemme, personaggio di carisma
è dottore della Legge sotto il maestro Gamaiele, e vivendo una
vita piena di agi e lussi, rinunciò a tutto questo per la croce
di Cristo. Si dovette adattare ad i lavori più duri per mantenersi,
superare ostacoli imponenti, subire persecuzioni ed essere stato
incarcerato per la Parola di Dio e dell’Evangelo, ma ne uscì vincitore;
egli portò la sua piccola croce, vuoi farlo anche tu, per essere
un vero discepolo?
A COSA PORTA IL DISCEPOLATO?
APPROFONDIMENTO
Uno dei bisogni più grandi per il nostro tempo, e per la nostra
attività in chiesa, non è tanto quello di avere persone intelligenti
e più dotate, ma persone profonde. Persone che abbiano sposato
il loro interesse dalla superficie a ciò che sta in profondità;
persone che siano desiderose di andare alla sorgente! Persone
che non si accontentino di nozioni di terza mano, orecchiate qua
e là. Paolo parlava delle cose profonde di Dio (1° Corinzi 2:10,11).
Il discepolato ha dunque, come primo obiettivo, quello di orientarsi
verso l’approfondimento. Ma per passare dal mondo esterno a quello
interno ci vuole determinazione e una scelta dettata dalla nostra
volontà. L’azione della volontà è tale da permettere risoluzioni
permanenti. Le discipline mutuate dalla Scrittura, anche se non
avvertite come qualcosa di profondamente interiore, possono condurre
poi a scelte profonde. L’esteriore può anche influenzare l’interiore;
e com’è vero che il discepolato viene prima della disciplina,
è, altresì, vero, che la disciplina conferisce al discepolato
il suo pieno significato. Chi sceglie la disciplina godrà del
fatto di essere autentico discepolo e scoprirà come attraverso
di essa Dio lavori in profondità per trasformarci a Sua immagine.
LA PIENA LIBERTA’
Si può vivere senza disciplina e avere al momento l’impressione
di maggiore libertà. A lungo andare, però, ci sarà richiesto un
prezzo assai elevato; la mancanza di disciplina si paga sempre
nel tempo. Per questo motivo si può dire che la disciplina ha
di mira una piena libertà della persona e la sua liberazione delle
inibizioni. Essa contribuisce a fornire supporti stabili e sicuri.
Se si è disciplinati nella retorica, si saprà facilmente improvvisare
un discorso quando le circostanze lo richiedono. Quando ci si
è disciplinati nello studio della musica si potranno ottenere
risultati buoni anche senza dover provare troppo. Lo scopo della
disciplina è infatti la libertà; la disciplina un mezzo di vista
di un altro. Essa mette la persona nello stato di poter ubbidire
e come tale costituisce un messo per essere pienamente liberi.
Se la Parola di Dio ci influenzerà in profondità, porteremo frutti
e dimostreremo di essere discepoli di Cristo (Giovanni 15:5-8).
Anche il lavarsi i denti è una disciplina non sempre gradevole,
soprattutto quando si è piccoli, ma si sa che il farlo comporta
la possibilità di sorridere! Per poter imparare a sorridere, bisogna
dunque dimorare nel Signore e nella Sua Parola. Bisogna mirare
a qualcosa di profondo che illustri la vera libertà promessa dal
Signore a chi sarebbe diventato suo discepolo.
L’ASCOLTO DI DIO
I valori della Parola di Dio non raggiungono gli uomini rumorosi
e superficiali; tendere l’orecchio non è qualcosa di usuale. Bisogna
impararlo! Tante persone sono incapaci di ascoltare gli altri.
È molto facile sentirsi minacciati dagli altri e così non ci si
espone; ora se non è naturale ascoltare gli altri, figuriamoci
quanto sia poco naturale ascoltare Dio (Salmo 42:1,2). Essere
un cristiano significa crescere nella conoscenza del Signore;
ciò implica certamente impegno e disciplina, ma il vero scopo
è la crescita nel rapporto con Dio: " E darò loro un cuore
nuovo per conoscere me che sono l’Eterno" Geremia 27:7 e
31:34. Allo stesso modo Isaia annuncia che con la venuta del Signore
" la terra sarebbe stata piena della conoscenza del Signore
come le acque coprono il mare" Isaia 11:9. E’ molto triste
pensare che si possa essere cristiani e rimanere ignoranti, malgrado
le enormi possibilità che vengono offerte oggi a livello di studio
della Parola di Dio, in un mondo dove il sapere moderno avanza
in maniera impetuosa, l’attenzione verso le cose di Dio diminuisce.
Un popolo senza conoscenza né discernimento, è molto più esposto
al peccato di quanto si possa immaginare (Isaia 1:3). Il Signore
vuole, invece, farsi conoscere sempre di più, affinché i suoi
figli crescano in santità; l’ascolto e la conoscenza di Dio, è
dunque, la più straordinaria dote della vita cristiana. Essa è
la prerogativa più strategica (vedi Geremia 9:23-24), è l’unico
centro adeguato alla vita cristiana, quindi, per evitare che non
si stia ad ascoltare se stessi o gli altri, sarebbe utile, lasciare
un posto importante alla lettura della Parola di Dio.
IL COSTANTE RIORDINAMENTO DELLA VITA
Il cristiano oltre ad ascoltare, dovrebbe dare un nuovo orientamento
alla sua vita, in funzione dei valori di Dio. Questo è qualcosa
che deve essere fatto in maniera sistematica affinché si stabilizzino
certe distorsioni nel pensiero e nella vita; in quanto il Signore
vuole indirizzarci in una giusta valutazione della nostra condotta,
perché per troppo tempo si è vissuti in maniera non consona ai
canoni della Parola di Dio. Dal momento che si diventa Figli suoi,
Egli vuol prendersi cura della nostra esistenza, e, anziché lasciare
che si rimanga delle persone con un unico orientamento, quando
si comprendono questi valori appare evidente il significato delle
parole di Paolo: " mi sottopongo a dura disciplina e cerco
di dominarmi per non essere squalificato proprio io che ho predicato
agli altri". Per lui la disciplina non era un mezzo per raggiungere
Dio, ma il canale di cui Egli (Dio) poteva servirsi per trasformarlo.
Ci sono sempre state, ed ancora ci sono, forme di disciplina legate
all’esteriorità; tali elementi del mondo servono in definitiva
a soddisfare la carne (Colossesi 2:20-23). Ma nella prospettiva
biblica ciò che conta è il cuore; e ciò che avviene là che ha
significato duraturo; la fede cristiana, infatti cresce o declina
secondo di come si pratica ciò che non si vede. Quando il Signore
salva una persona e la strappa alla solidarietà del mondo per
collocarla nel Suo popolo, è necessario lavorare perché nella
sua vita abbia una nuova struttura. Fino a quel momento la persona
è stata condizionata da schemi di pensiero e di vita che si ispiravano
ai valori non cristiani; dalla conversione in poi bisogna che
ci sia una nuova disciplina. La nuova disciplina non dovrebbe
essere suggerita quando nasceranno i problemi, ma dovrebbe essere
sviluppata molto più presto. Il Signore vuole, infatti, riformare
tutta la persona e ciò che avviene non in modo magico ed istantaneo.
Esige un lavoro nel tempo, nessuno pianta patate oggi, per poterle
mangiare domani a pranzo; non c’è nulla di improvvisato, si cresce
con costanza e tanto lavoro nel campo del Signore.