L’eutanasia (dal greco euthanasìa, “buona morte”) può essere
definita come qualsiasi atto volto ad accelerare o a causare la
morte di una persona per finalità umanitarie.
L’eutanasia si propone di porre fine a una situazione di sofferenza
tanto fisica quanto psichica non più tollerabile da parte del
malato; ovviamente questo presuppone che non esista trattamento
terapeutico che possa, anche temporaneamente, offrire sollievo.
Bisogna anzitutto fare una differenza tra eutanasia attiva e
passiva, e suicidio assistito:
- L’eutanasia attiva consiste nel determinare o accelerare la
morte mediante il diretto intervento del medico, utilizzando farmaci
letali.
- Il suicidio assistito indica invece l’atto mediante il quale
un malato si procura una rapida morte grazie all’assistenza del
medico: questi prescrive i farmaci necessari al suicidio su esplicita
richiesta del paziente, e lo consiglia riguardo alle modalità
di assunzione. In tal caso viene a mancare l’atto diretto del
medico che somministra in vena i farmaci al malato.
- Il termine eutanasia passiva, infine, viene utilizzato per
indicare la morte del malato determinata dalla sospensione dei
farmaci, o dall’astensione del medico dal compiere degli interventi
che potrebbero prolungare la vita stessa. Un esempio potrebbe
essere rappresentato da un neonato gravemente deforme, con breve
aspettativa di vita, colpito da polmonite; il medico allora potrebbe
non praticare alcuna terapia al neonato aspettando l’evoluzione
della patologia. In quest’ultimo caso riteniamo sia più corretto
parlare di astensione terapeutica che di eutanasia.
Attualmente in Italia, per il codice penale l’eutanasia attiva
è paragonabile all’omicidio volontario o, nel caso in cui sia
stato il malato a chiedere la propria morte, all’omicidio consenziente
(artt. 575 e 579). In alcuni Paesi (come l’Olanda e il Belgio)
è stata recentemente legalizzata.
Come Cristiani, sappiamo che lo stesso Dio che ci ha donato la
vita ha stabilito per noi un giorno in cui dovremo lasciare questo
mondo (Eccl. 3:2), e che nelle Sue mani c’è la vita e la morte
di ciascuno di noi (1 Sam. 2:6).
La morte può arrivare naturalmente o può essere provocata; ci
sono uomini che muoiono in modo naturale senza alcuna sofferenza,
e altri che purtroppo vengono colpiti da gravi malattie che li
consumano giorno per giorno con difficili sofferenze, giorni che
diventano difficili non solo per il malato ma anche per chi gli
è accanto; è in questi casi che si è tentati di decidere per una
soluzione rapida: l’eutanasia.
Non ci sentiamo assolutamente in grado di giudicare quanti hanno
deciso di praticarla, perché ci rendiamo conto di quanto difficile
e delicata sia la situazione, ma come Cristiani possiamo e dobbiamo
interessarci di cosa ne pensa Dio. Di sicuro nella Bibbia non
troveremo un solo passo che parla specificamente dell’eutanasia,
ma per grazia abbiamo lo Spirito Santo che ci insegna e ci guida
in ogni situazione che possiamo incontrare durante la nostra vita.
Un verso che può darci luce su questo argomento è il verso 16
del Salmo 139, dove leggiamo: “I Tuoi occhi videro la massa informe
del mio corpo, e nel Tuo libro erano già scritti tutti i giorni
che erano stati fissati per me, anche se nessuno di essi esisteva
ancora”. Alla luce di versi come questo ci rendiamo conto che
l’eutanasia non rientra nei piani di Dio; l’uomo che non conosce
Dio si crede libero di decidere per la sua vita, ma noi abbiamo
affidato a Lui la nostra vita e quindi anche la nostra morte.
Se Egli permette la sofferenza ci darà anche la forza di sopportarla,
e inoltre noi crediamo ancora nei miracoli e sappiamo che anche
quando tutto sembra finito Dio è potente da trasformare le cose.
I nostri pensieri si scontreranno con il pensiero della maggior
parte delle persone, come da sempre la fede si scontra con la
mera razionalità, ma come figli di Dio vogliamo seguire l’unico
pensiero per noi indiscutibile, cioè quello di Dio.
Per noi tutti è difficile vedere le sofferenze altrui, ma il
nostro compito è quello di pregare perché Dio è in grado di ristabilire
una persona che ormai è data per spacciata dagli uomini o da se
stessa. Pensiamo a Giobbe, un uomo integro e retto, che venne
a trovarsi in condizioni disperate, al punto da maledire il giorno
della sua nascita, e da dire a Dio: “L’anima mia preferisce soffocare
e morire piuttosto che questa vita” (Giob. 7:15). La sua carne
era consumata al punto da staccarsi dalle ossa ed egli pensava
di dipartirsi da questa terra, ma Dio intervenne ristabilendolo
completamente.
Infine, un discorso a parte vogliamo farlo per quanto riguarda
l’eutanasia passiva, o meglio, l’astensione terapeutica, che come
abbiamo detto consiste nel rifiutare il cosiddetto “accanimento
terapeutico”; questo discorso ovviamente riguarda le patologie
irreversibili al 100%. In questi casi crediamo sia giusto anche
per un Cristiano poter rifiutare che macchine per la respirazione
e sonde gastriche prolunghino i suoi giorni. Anzi, chi ha fatto
un incontro con Cristo a maggior ragione può aggrapparsi a Lui
nei momenti drammatici della propria esistenza e accrescere così
la propria fede sapendo che Dio è più potente di un farmaco o
di una macchina.
( Riassunto delle relazioni presentate sul
tema dell’eutanasia dai giovani della comunità evangelica pentecostale
“La grazia dell’Eterno” di Scampia, NA )