Lezione 9 - Santa Cena
Abbiamo fatto un bel salto in avanti rispetto alla settimana scorsa: dalla lezione 1 alla 9.
Ma in occasione della Santa Cena svolta nella nostra comunità in questa data abbiamo anticipato questa lezione. La settimana prossima torneremo ad adeguarci all'ordine stabilito dal nostro manuale.
Il significato della Santa Cena
La Santa Cena è un atto esteriore che raffigura la nostra unione e comunione con Dio attraverso Gesù Cristo.
Chi ha istituito la Santa Cena? Fu Gesù stesso a farlo.
Sappiamo che in quell'occasione Gesù si riunì coi suoi per consumare il pasto della Pasqua.
Gli ebrei avevano sempre osservato questa antica festa per celebrare la liberazione dall'Egitto.
In quell'occasione mangiavano un agnello, il cui sangue era poi sparso sui due stipiti e sull'architrave della porta di casa. E il sangue serviva da segno. Quando il Signore sarebbe passato per uccidere i primogenti d'Egitto, avrebbe visto il sangue e sarebbe passato oltre, salvando il suo popolo. Non ci ricorda molto da vicino qualcosa tutto ciò?
Se tutto ciò ci ricorda l'opera di Cristo è perché la Pasqua era prefigurazione dell'opera di Gesù. Cos'altro potrebbe rappresentare l'agnello, ucciso senza difetto, il cui sangue permetteva di non passare per il giudizio di Dio se non Lui, Gesù Cristo, l'Agnello di Dio che toglie via il peccato del mondo?
La Santa Cena e la Pasqua. In quella sera avviene una sorta di passaggio di consegne. La Pasqua, prefigurazione dell'opera di Cristo, lascia il testimone alla Santa Cena, commemorazione del sacrificio di Cristo.
Gesù usa due simboli in questa celebrazione: il pane ed il vino. Cosa rappresentano? Sappiamo che "mentre mangiavano, Gesù prese il pane e lo benedisse, lo ruppe e lo diede ai discepoli e disse: Prendete, mangiate; questo è il mio corpo". Dopodiché Gesù fece lo stesso col vino, dichiarando che quello era il Suo sangue. Quindi anche noi, mangiando del corpo e bevendo del sangue di Cristo, abbiamo comunione con Lui. Riportiamo alcuni brani:
- Io sono il pane vivente, che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che darò è la mia carne, che darò per la vita del mondo. - (Giovanni 6:51)
- Perciò Gesù disse loro: In verità, in verità io vi dico che se non mangiate la carne del Figliuol dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete la vita in voi. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me, ed io in lui. - (Giovanni 6:53-56)
Ma con questo Gesù non intendeva "la sua carne" in senso letterale. Tant'è che quando i suoi discepoli gli fecero notare che il suo parlare era duro, Egli, affinché le sue parole non fossero fraintese, disse: "E' lo spirito quel che vivifica; la carne non giova nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita." (Giovanni 6:63).
Le parole di Gesù avevano un senso spirituale e simbolico. Infatti Gesù espresse chiaramente il valore da dare alla Santa Cena quando disse: "Fate questo in memoria di me" (Luca 22:19). Una commemorazione quindi e non una ripetizione del sacrificio di Cristo che, com'è scritto più volte nell'epistola agli Ebrei, è stato compiuto una sola volta per sempre (Ebrei 7:27 - 9:12 - 10:10).
La Santa Cena è un promemoria visibile di quel sacrificio e della nostra comunione con Dio, che è reale grazie allo Spirito Santo in comunione con il nostro spirito.
La comunione testimoniata dalla Santa Cena non è soltanto verticale (noi e Dio) ma anche orizzontale (noi e gli altri): la Santa Cena rappresenta anche la nostra comunione col resto del corpo di Cristo. In I Corinzi 10:16,17 è scritto: "Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è egli la comunione col sangue di Cristo? Il pane, che noi rompiamo, non è egli la comunione col corpo di Cristo? Siccome v'è un unico pane, noi, che siam molti, siamo un corpo unico, perché partecipiamo tutti a quell'unico pane.".
Infine la Santa Cena ha anche una relazione col ritorno di Cristo, perché noi, celebrando la Santa Cena, annunciamo "la morte del Signore, finché Egli venga" (I Corinzi 11:26)
Il nuovo patto
Della sera della Cena del Signore, noi notiamo ua cosa molto importante; Gesù definisce il Suo sangue, "il sangue del nuovo patto" (Matteo 26:28). Già dai profeti Dio aveva parlato del tempo in cui avrebbe fatto un nuovo patto con Israele: "Ecco, i giorni vengono, dice l'Eterno, che io farò un nuovo patto con la casa d'Israele e con la casa di Giuda" (Geremia 31:31).
Quello che noi prendiamo è il sangue del nuovo patto. Paolo in II Corinzi 3:6 dice che Dio "ci ha anche resi capaci d'esser ministri di un nuovo patto, non di lettera, ma di spirito; perché la lettera uccide, ma lo spirito vivifica".
La lettera agli ebrei (capitolo 8 verso 6) ci dice che Cristo è mediatore di un patto migliore.
L'antico patto non poteva salvarci perché per mezzo della Legge vi è solo la conoscenza del peccato. Essa dichiarandoci peccatori, in sostanza ci condannava; ma "la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù ci ha affrancati dalla legge del peccato e della morte" (Romani 8:2). Non è che la Legge non fosse buona; anzi, in Romani 7:12 è scritto che "la legge è santa, e il comandamento è santo, giusto e buono" me essa non ci dava la forza di poter ubbidire.
Se questo patto avesse potuto salvarci non ne sarebbe stato fatto un secondo. I capitoli 7, 8, 9 e 10 dell'epistola agli ebrei parlano di questo. Con l'antico patto, di anno in anno il sommo sacerdote entrava nel luogo santissimo per presentare l'offerta di sangue per i suoi peccati e per quelli del popolo ma ora Cristo v'è entrato e non più con sangue di "becchi e di vitelli" ma mediante "il proprio sangue è entrato una volta per sempre nel santuario, avendo acquistato una redenzione eterna" (Ebrei 9).
E in Ebrei 10 è scritto che mai con quei sacrifici offerti continuamente si poteva essere resi perfetti; sennò si sarebbe cessato di farli. Ma il sacrificio di Cristo, il Suo sangue, il sangue del nuovo patto "ci purifica da ogni peccato" (I Giovanni 1:7) Ogni peccato; grande, piccolo, commesso prima, commesso dopo: ogni peccato.
Perché si dovrebbe prendere la Santa Cena?
Dobbiamo prendere la Santa Cena per quello che rappresenta e soprattutto perché Gesù ci ha comandato di farlo. Quindi noi la prendiamo per rispetto di un suo comando e per ricordarci di Lui. Oltretutto la Scrittura, nel vangelo di Luca, introduce un elemento piuttosto importante, ricordandoci che Gesù disse di aver "grandemente desiderato" di mangiare quel pasto coi suoi. Questo ci lascia intendere che Gesù desidera ardentemente di avere comunione con noi, che siamo il Suo popolo.
Chi dovrebbe prendere la Santa Cena?
Proprio per la sua definizione ("l'atto che raffigura la comunione con Cristo") la Santa Cena può essere presa solo dai credenti.
A conferma di ciò, possiamo fare un salto nel passato. La Pasqua era una festa che poteva essere celebrata esclusivamente dal popolo di Dio. Il Signore disse chiaramente che nessuno straniero ne doveva mangiare; se uno straniero avesse voluto mangiare la Pasqua avrebbe dovuto prima essere circonciso lui e i maschi di casa sua.
La circoncisione, nell'antico patto, era il segno di appartenenza al popolo del Signore. Il patto della circoncisione fu stabilito tra Dio ed Abramo. Dio comandò ad Abramo che tutta la sua progenie doveva essere circoncisa. Ora, noi sappiamo che i Giudei si sono sempre arrogati il diritto di essere popolo di Dio, proprio perché rispettosi di questo patto, definendosi così "progenie d'Abramo". Ma noi sappiamo che Dio promise ad Abramo che in lui sarebbero state benedette tutte le nazioni della Terra (tra i vari passi che dicono questo c'è Genesi 18:18), e la vera progenie d'Abramo non è secondo la carne ma secondo la fede. Abramo infatti è definito "il padre di tutti coloro che credono essendo incirconcisi" (Romani 4:11); altri passi che spiegano questo: "né per il fatto che sono progenie d'Abramo, son tutti figliuoli d'Abramo" (Romani 9:7) e ancora Paolo disse ai Galati (al capitolo 3 al verso 7): "riconoscete anche voi che coloro i quali hanno la fede, son figliuoli d'Abramo". Insomma, la vera progenie d'Abramo non è secondo la carne, ma secondo la fede. Tant'è che è scritto: "Abramo credette a Dio e ciò gli fu messo in conto di giustizia" (Romani 4:3).
Quindi se la progenie d'Abramo siamo noi, anche noi dovremmo essere circoncisi? Sì, dovremmo; anzi, per quanti hanno realmente sperimentato Cristo nella loro vita, la circoncisione è già avvenuta; perché la vera circoncisione non è carnale, ma bensì spirituale.
In Deuteronomio 30:6 Dio stesso preannunciò questo: "L'Eterno, il tuo Dio, circonciderà il tuo cuore e il cuore della tua progenie affinché tu ami l'Eterno, il tuo Dio, con tutto il tuo cuore e con tutta l'anima tua, e così tu viva". E Paolo in diversi punti sancisce questo concetto. In Romani 2:28,29: "Poiché Giudeo non è colui che è tale all'esterno; né è circoncisione quella che è esterna, nella carne; ma Giudeo è colui che lo è interiormente; e la circoncisione è quella del cuore, in ispirito, non in lettera" e Filippesi 3:3: "poiché i veri circoncisi siamo noi, che offriamo il nostro culto per mezzo dello Spirito di Dio, che ci gloriamo in Cristo Gesù, e non ci confidiamo nella carne".
Qual è quindi questa circoncisione spirituale di cui abbiamo bisogno? La nuova nascita.
"Poiché tanto la circoncisione che l'incirconcisione non son nulla; quel che importa è l'essere una nuova creatura." (Galati 6:15). E' la nuova nascita che ci permette di avere comunione con Dio ed è quindi quella che occorre di poter partecipare ad una celebrazione, la Santa Cena, che rappresenta proprio questa unione. Un non credente non può prenderne parte "perché qual comunanza v'è egli fra la giustizia e l'iniquità? O qual comunione fra la luce e le tenebre? E quale armonia fra Cristo e Beliar? O che v'è di comune tra il fedele e l'infedele?" (2 Corinzi 6:14,15)
Da qui viene dunque l'usanza in molte chiese evangeliche di permettere di prendere la Santa Cena solo a coloro che sono stati battezzati, visto che il battesimo (come vedremo tra qualche settimana) è proprio l'atto esteriore che rappresenta il nostro cambiamento interiore. Quindi quella di far prendere la Santa Cena solo a quanti sono stati battezzati non è una dottrina ma una prassi; ma una prassi, a nostro modo di vedere, santa e giusta.
Come dovremmo prendere la Santa Cena?
Dovremmo avere un'attitudine d'umiltà, seguita da gioia e celebrazione.
Innanzitutto l'umiltà. Ci riconosciamo non degni, ci concentriamo sul sacrificio di Cristo e con uno spirito rotto ed un cuore contrito confessiamo i nostri peccati e ci distacchiamo da essi.
Poiché Dio ci ha perdonati, anche noi siamo invitati a perdonare quelli che ci hanno fatto del male. Questo sembra essere in linea con le parole di Gesù in Matteo 5:23,24: "Se dunque tu stai per offrire la tua offerta sull'altare, e quivi ti ricordi che il tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia quivi la tua offerta dinanzi all'altare, e va' prima a riconciliarti col tuo fratello; e poi vieni ad offrir la tua offerta"; (ma ciò non dovrebbe essere legato alla Santa Cena ma ad ogni volta che "offriamo" qualcosa al Signore).
La Scrittura inoltre ci esorta ad esaminare noi stessi per non accostarci indegnamente: "Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà del calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo ed il sangue del Signore. Or provi l'uomo se stesso, e così mangi del pane e beva del calice; poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudicio su se stesso, se non discerne il corpo del Signore. Per questa cagione molti fra voi sono infermi e malati, e parecchi muoiono. Ora, se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati" (I Corinzi 11:27-31).
Tutto ciò è molto importante; ma è bene sapere che la Santa Cena non è un servizio funebre. In qualche modo, la Santa Cena è una celebrazione della tomba vuota e della croce nuda.
Nel considerare quale prezzo tremendo è costato, è inevitabile avere un atteggiamento di riverenza. Ma che lo Spirito Santo possa illuminarci e accostare a questo giusto sentimento di riverenza, anche la Sua gioia.
Quello che potrebbe apparire un misero fallimento, l'ingloriosa morte sulla croce, che è scandalo per i giudei e pazzia per i greci, per noi è potenza di Dio e sapienza di Dio (I Corinzi 1:23,24); e quell che potrebbe sembrare una pesante sconfitta, quella di un uomo solo, abbandonato da tutti, in balia di insulti, sputi e scherni e soprattutto di una morte atroce, rappresenta in realtà la più grande vittoria mai ottenuta da Cristo per noi, sul peccato, su satana e sulla morte.
Al nostro grande Dio e Salvatore Gesù Cristo sia la gloria. AMEN!
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