Il contesto di queste parole era il seguente: nella chiesa di
Corinto c'era un infelice che aveva commesso incesto; una immoralità
tale che non si trovava neppure fra gli stranieri, al punto di
prendere la moglie di suo padre (1 Corinzi 5:1). Quest'uomo, forse
per le sue ricchezze, potere o altre simili ragioni, come accade
per molte persone famose oggigiorno, non era stato censurato dalla
chiesa. Paolo, dunque, nella sua prima epistola, li rimprovera
severamente per la loro mancanza di disciplina, e comanda, "nel
nome del Signore Gesù, essendo insieme riuniti loro e il suo spirito,
con l'autorità del Signore Gesù, che quel tale sia consegnato
a Satana, per la rovina della carne, affinché lo spirito sia salvo
nel giorno del Signore Gesù" (cfr. 1 Corinzi 5:4); sarebbe
stato, cioè, afflitto da qualche malattia. I Corinzi, ubbidendo
all'apostolo come figli a lui cari, non appena ebbero ricevuto
tale rimprovero, si sottomisero ad esso, e allontanarono quell'uomo
immorale dalla chiesa.
Ma, mentre si stavano sforzando di correggere lo sbaglio fatto,
si trovarono infelicemente a commetterne un altro: mentre prima
avevano fatto finta di niente, ora erano verso costui eccessivamente
severi e pieni di risentimento. L'apostolo, allora, in questo
capitolo, riprova tale comportamento, e scrive loro che "basta
a quel tale la punizione inflittagli dalla maggioranza",
affinché non dovesse arrivare a dire come Caino: "il mio
castigo è troppo grande perché io lo possa sopportare" (Genesi
4:13); o, per usare le parole dell'apostolo, "perché non
abbia a rimanere oppresso da troppa tristezza" (2 Corinzi
2:7). Avendo dato prova del loro pentimento, essi dovevano ora
perdonare quell'uomo, confermandogli il loro amore verso di lui,
e ristorarlo con spirito di umiltà. "Affinché non siamo raggirati
da Satana" (che ora tormentava l'uomo, tentando di portarlo
alla disperazione); "infatti non ignoriamo i suoi disegni";
cioè, presentandogli falsamente il Signore come spietato e crudele,
avrebbe cercato di spingerlo a bestemmiare il Suo santo nome.
"Infatti non ignoriamo i suoi disegni": conosciamo molto
bene quanti subdoli mezzi egli usa per far allontanare e ingannare
gli sprovveduti.
Questo era, dunque, il significato dei versi che abbiamo letto;
dato che Satana ha molti mezzi a sua disposizione, e la sua faretra
è piena di altri dardi avvelenati, oltre a quelli che egli ci
scaglia contro per portarci alla disperazione, cercherò di spiegarvi
quanto segue: per prima cosa, parlerò brevemente di quello che
dobbiamo sapere sull'avversario; e per seconda cosa, cercherò
di illustrarvi di quali mezzi egli si avvale per allontanare i
credenti da Cristo, e di come evitare che questo possa accadere.
Innanzi tutto, chi è l'avversario?
La parola Satana, infatti, nel suo significato originale, significa
"avversario"; ed è uso comune usarla per riferirsi al
capo dei demoni, che, per aver cercato di essere uguale a Dio,
fu scacciato dal cielo, e ora insieme alle potenze infernali,
va "attorno come un leone ruggente cercando chi possa divorare"
(1 Pietro 5:8). Sentiamo parlare di lui subito dopo la creazione,
quando, nella forma di serpente, è in attesa di ingannare i nostri
progenitori. Viene chiamato Satana nel libro di Giobbe, dove apprendiamo
che "i figli di Dio andarono a presentarsi davanti all'Eterno
e in mezzo a loro andò anche Satana" (Giobbe 1:6). Leggiamo
anche nel libro delle Cronache, che Satana "istigò Davide
a fare il censimento d'Israele" (1 Cronache 21:1). Nel Nuovo
Testamento, poi, lo troviamo sotto un nome diverso; a volte viene
chiamato il Maligno, perché lui stesso è il male, e ci tenta per
farci commettere il male. A volte, è chiamato "il principe
delle potestà dell'aria"; e ancora, "lo spirito che
al presente opera nei figli della disubbidienza" (Efesini
2:2), perché egli domina sull'aria, e sul mondo intero: e tutti
quelli che non sono nati da Dio, giacciono nel maligno (cfr. 1
Giovanni 5:19).
Egli è un nemico verso Dio e tutto ciò che è bene; odia ogni
sorta di verità. Per quale altro motivo avrebbe calunniato Dio
in paradiso? Perché disse a Eva, "voi non morrete affatto"
? E perché promise di dare tutti i regni del mondo, e la loro
gloria, a Gesù Cristo, se Egli si fosse prostrato e l'avesse adorato?
Satana è pieno di malizia, invidia e desiderio di vendetta: quale
altro motivo lo avrebbe indotto a molestare l'uomo innocente in
paradiso, incitandolo alla ribellione? E perché non smette mai
di cercare di distruggere noi, che non gli abbiamo fatto nulla
di male?
Egli è un essere di grande potenza, come vediamo quando cercò
di instillare nella mente del nostro benedetto Signore Gesù il
pensiero dei grandi regni del mondo e della gloria che gli avrebbe
offerto; oppure quando trasportò il santo corpo di Gesù sul pinnacolo
del tempio; o ancora quando fece precipitare un branco di porci
dal dirupo nel mare. Indubbiamente il nemico è potente, e non
dubito che per poter usare la sua forza debba essere prima autorizzato
da Dio.
Ma quello che notiamo maggiormente sono i suoi modi subdoli:
per poterci avere nelle sue mani pur non essendo autorizzato dal
Signore, per poterci prendere con la forza, è obbligato ad attendere
che le opportunità ci tradiscano, in modo da catturarci tramite
la colpa. In tempi remoti fece uso del serpente, la bestia più
subdola della terra, per tentare i nostri progenitori; e allo
stesso modo nel Nuovo Testamento è scritto che "non c'è verità
in lui; quando dice il falso, parla di quel che è suo perché è
bugiardo e padre della menzogna" (Giovanni 8:44); e nei versi
che abbiamo esaminato, l'apostolo dice che "non ignoriamo
i suoi disegni": implicando quindi che siamo più in pericolo
di essere sedotti dalle sue astuzie, che di essere schiacciati
dalla sua forza.
Da questa breve descrizione di Satana, possiamo facilmente giudicare
di chi sono figli coloro che amano mentire, imprecare, calunniare,
e coloro i quali hanno cuori pieni di orgoglio, subdolezza, malizia,
invidia, vendetta, asprezza e mancanza di carità. Certamente il
loro padre è Satana: perché conoscono bene il suo modo di essere,
e praticano le sue opere. Ma se potessero guardarsi per quello
che sono, o vedere realmente chi è Satana, sarebbero terrorizzati
e aborrirebbero se stessi nella polvere e nella cenere.
Ma la giustizia di Dio nel lasciare che siamo tentati è confermata
da queste considerazioni: che noi siamo in uno stato di disordine
morale; e che Egli ha promesso che non saremo tentati oltre le
nostre forze, ma con la tentazione ci darà anche la via d'uscirne
(cfr. 1 Corinzi 10:13); e non solo, perché a chi sopporta la prova
il Signore ha promesso la corona della vita (cfr. Giacomo 1:12).
Gli stessi santi angeli, a quanto pare, furono messi alla prova
per vedere se sarebbero stati fedeli o meno. Il primo Adamo fu
tentato, anche in paradiso. E Gesù Cristo, il secondo Adamo, sebbene
fosse un figlio, fu portato, quale nostro rappresentante, dallo
Spirito Santo nel deserto, per essere tentato dal diavolo. E non
c'è un solo santo in paradiso, tra tutti i devoti profeti, i gloriosi
apostoli, il nobile esercito di martiri, e gli spiriti di uomini
e donne giusti santificati dal Signore, che, sulla terra, non
furono assaliti dagli attacchi dei dardi infuocati del maligno,
il diavolo.
È stato il destino comune di tutti i figlio di Dio, e degli angeli,
e ancor di più, dello stesso Figlio di Dio, perciò non pensiamo
di esserne dispensati: no, ma saremo resi perfetti vincendo le
tentazioni. E, dunque, dato che non possiamo non essere tentati,
a meno di non cambiare la nostra natura umana, invece di lamentarci
per la nostra condizione, dovremmo piuttosto chiederci quali sono
i momenti in cui Satana cerca di assalirci maggiormente, e quali
sono i mezzi che usa comunemente per "raggirarci".
Come prima cosa ci domanderemo, in quale momento dell'arco della
nostra vita? La mia risposta è che dobbiamo aspettarci tentazioni,
in un modo o nell'altro, in ogni momento della nostra vita. Trattandosi
di battaglie spirituali, non dobbiamo mai aspettarci un attimo
di pausa da parte del nostro avversario, il diavolo, o pensare
che il nostro combattimento contro di lui sia concluso, prima
del momento in cui chiuderemo gli occhi e renderemo lo spirito
al nostro benedetto Signore.
Ma il momento della nostra conversione, quando per la prima volta
ci accostiamo al Signore, è uno dei momenti più critici in cui
l'avversario cerca di assalirci con violenza, in quanto sa che
se dovesse riuscire a non farci decidere di vivere per il Signore,
potrà tenerci suoi schiavi, legati al mondo e alle sue passioni;
siamo dunque vigilanti per servire il Signore e resistere alla
tentazione.
Passerò ora alla seconda domanda che mi ero proposto di rispondere,
ed elencherò i mezzi usati dal nemico dal momento della nostra
prima conversione per avere un vantaggio su di noi. Prima però
lasciatemi dire che quello che mi accingo a dire si applica solo
a quei credenti che stanno vivendo una vita nuova secondo i comandamenti
del Signore; e non ai "quasi Cristiani" carnali, che
hanno l'apparenza della santità, ma non l'hanno mai sperimentata
nei loro cuori.
Premesso questo, il primo mezzo di cui voglio parlarvi, tra quelli
di cui si serve il nemico, è quello di portarci alla disperazione.
Quando Dio Padre risveglia un peccatore tramite la legge, e lo
Spirito Santo lo convince del suo peccato, per portarlo a Cristo,
e gli mostra la necessità di un Redentore, in quel momento Satana
di solito si intromette, e cerca di aggravare quelle dichiarazioni
di colpevolezza a un punto tale da far dubitare al peccatore di
trovare misericordia tramite il Mediatore.
Infatti, in tutte le tentazioni lanciate contro il santo Signore
Gesù, il nemico gli chiedeva in continuazione se era il Figlio
di Dio. "Se tu sei il Figlio di Dio" fa' questo e questo.
Con molti avvilenti pensieri come questo, senza dubbio, l'avversario
riempì il cuore di san Paolo, quando questi stette tre giorni
senza mangiare né bere, e quindi parla per esperienza quando dice,
nei versi del testo che abbiamo letto, "non ignoriamo i suoi
disegni", nel senso che avrebbe cercato di portare alla disperazione
la persona che aveva commesso incesto.
Ma non fatevi influenzare da lui, e non disperate di non poter
più trovare misericordia. Poiché non la grandezza o il numero
dei nostri crimini, ma l'impenitenza e l'incredulità, che ci porteranno
alla rovina: no, quand'anche i nostri peccati fossero in numero
maggiore dei capelli della nostra testa, o di un colore più luminoso
dello scarlatto più acceso, i meriti della morte di Gesù Cristo
sono infinitamente superiori, e la fede nel Suo sangue li renderanno
bianchi come la neve (cfr. Isaia 1:18).
Perciò, rispondete sempre alle sue insinuazioni avvilenti come
fece il vostro Benedetto Signore, con "È scritto". Ditegli
che sapete che il vostro Redentore vive sempre per intercedere
per voi (cfr. Ebrei 7:25); che il Signore ha ricevuto da Lui il
doppio per tutti i vostri crimini: e anche se avete molto peccato,
non c'è ragione perché vi disperiate, ma solo che amiate molto,
essendovi stato perdonato molto.
Un secondo mezzo che Satana è solito usare per raggirare i giovani
convertiti da poco tempo, è tentarli ad avere una concezione di
se stessi superiore a quella reale.
Quando una persona ha per un po' di tempo assaporato le buone
parole di vita, e ha provato la forza e la gloria del regno che
verrà, solitamente è pervaso dalla gioia del cambiamento che è
avvenuto nella sua vita. Allora Satana, in quei momenti, cercherà
di gonfiare l'orgoglio di quella persona, illudendolo con un'alta
concezione dei propri meriti, come se fosse più santo degli altri
suoi fratelli in Cristo.
Siate attenti, dunque, e vigilate affinché non cadiate in questa
trappola dell'avversario; poiché come prima dell'onore viene l'umiltà,
così di solito uno spirito superbo precede una caduta; e Dio è
obbligato, in simili circostanze, a lasciare che noi cadiamo,
come successe a Pietro, affinché impariamo a non avere una concezione
di noi stessi troppo elevata e non diventiamo superbi.
Per liberarci di ogni sorta di orgoglio spirituale, consideriamo
allora che noi non abbiamo amato Cristo per primi, ma Lui ha amato
noi dando la Sua vita per noi. Che non abbiamo nulla se non quello
che abbiamo da Lui ricevuto. Che la grazia gratuita di Dio è l'unica
cosa che ci differenzia dagli altri; e, se Dio volesse in un qualsiasi
momento abbandonarci all'ingannevolezza dei nostri cuori anche
solo per un momento, diverremmo deboli e malvagi, come gli altri
uomini. Dobbiamo inoltre considerare, che essere orgogliosi della
grazia è il modo più veloce per perderla. "Dio resiste ai
superbi ma dà grazia agli umili" (1 Pietro 5:5). E quand'anche
ci fosse attribuita la perfezione dei serafini, se fossimo orgogliosi
di tale perfezione, ci renderebbe più simili a demoni. Oltre tutto,
dovremmo pregare seriamente l'Iddio Onnipotente, affinché impariamo
da Gesù Cristo ad essere umili di cuore. Affinché la Sua grazia,
distorta dalla subdolezza e dall'ingannevolezza di Satana, non
diventi il nostro veleno; ma che possiamo sempre pensare con sobrietà
a noi stessi.
Un terzo mezzo che Satana utilizza di solito per ottenere un
vantaggio su di noi è tentarci portandoci a provare disagio, e
ad avere pensieri duri verso Dio, quando attraversiamo periodi
di aridità spirituale e in cui preghiamo poco.
Anche se questo termine non è compreso dall'uomo naturale, chiunque
tra voi sia passato per le doglie della nuova nascita saprà bene
cosa intendo quando parlo di aridità spirituale. E non dubito
che molti di voi ci stiano passando anche ora.
Quando le persone vengono risvegliate per la prima volta alla
vita divina, poiché lo spirito è forte ma la carne è debole, spesso
Dio si compiace di concedere loro qualche straordinaria illuminazione
del Suo Santo Spirito; ma quando essi crescono spiritualmente
e diventano uomini e donne più perfetti in Cristo, allora spesso
il Signore sembra lasciarli a se stessi; e non solo, ma permette
che una terribile aridità e timore li vincano; e in quei momenti
Satana non cercherà altro che vessarli e tentarli ad essere impazienti,
portando grande sconforto alle anime loro.
Ma non temete; perché questa non è altro che la via per la quale,
prima di voi, è passato il vostro benedetto Redentore, l'Agnello
senza macchia di Dio: guardate la sua triste agonia nel giardino
del Getsemani, quando la sua anima era in agonia, oppressa da
tristezza mortale (cfr. Matteo 26:38). Quando il suo sudore diventò
come grosse gocce di sangue che cadevano in terra; quando il senso
della Divinità gli fu tolto; e a Satana, con ogni probabilità,
fu concesso di usare tutti i terribili mezzi a sua disposizione
contro di Lui.
Rallegratevi, dunque, fratelli miei, quando finite in simili
circostanze, sapendo che siete partecipi delle sofferenze di Gesù
Cristo (cfr. 1 Pietro 4:13; 2 Corinzi 1:7; Filippesi 3:10). Considerate
che è necessario che tali prove interiori vengano, per svezzarci
dal seguire Cristo con una fede basata solo sul sentimento e sull'emozione,
in modo che impariamo a seguirLo con amore e in obbedienza. Con
pazienza, dunque, vigilate sulle vostre anime, e non lasciatevi
spaventare dalle intimidazioni di Satana. Perseverate nel ricercare
Gesù e nell'ubbidirgli, anche se può essere doloroso, e sebbene
per l'aridità dell'anima possiate essere tristi. Considerate che
lo sposo è con voi, anche se dietro il velo; come era accanto
a Maria, al sepolcro, sebbene lei non lo sapesse (Giovanni 20:15).
Egli si è allontanato per poco tempo, affinché la Sua prossima
visita sia ancor più gradita. Anche se ora può sembrarvi che Egli
vi guardi con disapprovazione, come accadde alla donna Sirofenicia
(cfr. Matteo 15:22), come lei, o come il cieco Bartimeo, gridate
con tutto il cuore: "Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di
me!" (Marco 10:46) ed Egli tornerà a voi, nel tempio, o spezzando
il pane, o altrove.
Ma tra tutti i mezzi usati da Satana per ottenere un vantaggio
su noi, non ce n'è nessuno più efficace, col quale affligge maggiormente
i figli di Dio, del quarto mezzo di cui voglio parlarvi. Esso
consiste nel turbare il credente con pensieri blasfemi, profani,
increduli; e talvolta con una tale intensità, da essere paragonabile
agli antichi strumenti di tortura.
Alcuni imputano tali malvagi pensieri a un qualche tipo di disordine
mentale. Ma coloro che conoscono per esperienza la vita spirituale
possono assicurarvi che, generalmente, tali pensieri procedono
dal maligno, il diavolo; che, certamente, ha avuto il permesso
dall'alto per causare disordini al corpo, come fece con quello
di Giobbe, affinché, con maggior segretezza e successo, possa
turbare, sconvolgere, e tormentare l'anima.
Voi che siete stati colpiti dai suoi dardi infuocati, potete
testimoniare della verità di quello che dico, e per dolorosa esperienza
testimoniare quante volte vi ha detto "maledici Dio e muori",
e ha scagliato contro di voi miriadi di pensieri blasfemi, anche
nei momenti di preghiera più intimi e solenni; il cui solo ricordo
fa tremare i vostri cuori.
Mi appello alle vostre coscienze; nessuno di voi, quando avete
alzato le mani in preghiera, è stato infastidito da una moltitudine
delle più orride insinuazioni, al punto che siete stati tentati
di alzarvi dallo stare in ginocchio, e credere che le vostre preghiere
fossero un'abominazione al Signore? O quando, con il resto dei
vostri fratelli Cristiani, vi siete seduti attorno al tavolo per
la santa cena, e avete preso tra le mani i sacri simboli del benedetto
corpo e sangue di Cristo; e invece di ricordare la morte del vostro
Salvatore, avete dovuto cercare di scacciare pensieri malvagi,
come fece Abramo quando scacciò gli uccelli rapaci che erano venuti
a divorare il suo sacrificio al Signore (cfr. Genesi 15:11). E
siete stati terrorizzati, per il timore di aver mangiato e bevuto
la vostra dannazione?
Ma non meravigliatevi, come se qualcosa di strano vi stesse accadendo;
perché questo è accaduto anche agli altri figli di Dio. Leggiamo,
anche ai tempi di Giobbe, che "un giorno i figli di Dio vennero
a presentarsi davanti al Signore, e Satana venne anch'egli in
mezzo a loro" (Giobbe 1:6).
E non pensate che Dio sia adirato contro di voi per queste distrazioni,
sebbene tanto blasfeme: no, Egli sa che non siete voi, ma Satana
che opera in voi; nondimeno, il Signore certamente lo punirà,
e avrà pietà di voi e vi ricompenserà. E anche se è difficile
far credere ciò alle persone nelle vostre circostanze, io non
dubito che siate ancor più accettevoli a Dio quando gli obbedite
nel mezzo di tali involontarie distrazioni, che quando siete pervasi
di gioia e devozione come se foste al terzo cielo; perché state
soffrendo, e al tempo stesso fate la volontà di Dio, come i servi
di Neemia durante la costruzione del tempio, che con una mano
lavoravano, e con l'altra tenevano la spada. Non vi lasciate allontanare
dalla comunione fraterna, dalla preghiera, e dalla lettura della
Parola di Dio, a causa di questi pensieri abominevoli; perché
concedereste a Satana di ottenere quel vantaggio su di voi che
egli cerca. Infatti il suo scopo principale, con questi pensieri,
è di farvi scadere dalla grazia, allontanandovi da Dio, e tentandovi
affinché crediate che non piacete al Signore per nessun'altra
ragione che perché non piacete a voi stessi. Perseverate piuttosto
nella santa comunione con i fratelli specialmente, e non solo;
e quando queste tentazioni avranno prodotto in voi quell'abbandono
per il quale sono state permesse, Dio vi visiterà con nuove prove
del Suo amore, come quando incontrò Abramo, quand'egli fu di ritorno
dall'aver vinto cinque re; e manderà un angelo dal cielo, come
fece con Suo Figlio, per darvi nuove forze.
Fin qui abbiamo osservato solo i mezzi che Satana usa per agire
direttamente, di persona; ma c'è un quinto mezzo di cui vi parlerò,
e che consiste nel tentarci tramite i nostri amici e parenti carnali.
Si tratta di uno dei mezzi più comuni, e anche dei più astuti,
con il quale cerca di allontanare i giovani convertiti da Dio;
infatti, quando non riesce a prevalere su di loro, cerca di farlo
mediante l'influenza e la mediazione degli altri.
Perciò egli tentò Eva, affinché potesse tentare Adamo. Perciò
mise in agitazione la moglie di Giobbe, affinché gli dicesse "maledici
Dio e muori". E perciò, attraverso la bocca di Pietro, cercò
di persuadere il nostro benedetto Signore a "risparmiarsi",
a rinunciare alle sue sofferenze (cfr. Matteo 16:22-23), quelle
sofferenze che Egli patì amorevolmente al posto nostro per risparmiarci
il fuoco eterno della punizione per il peccato.
E perciò, in questi ultimi giorni, il nemico spesso spinge i
nostri amici più influenti su di noi e le persone a noi più care
a dissuaderci dal seguire la via stretta e angusta, che è l'unica
che porta alla vita eterna. Ma il nostro benedetto Signore ci
ha fornito risposte sufficienti a tutte le sue accuse. Coloro
che tra voi sono risoluti a servire il Signore, dunque, siano
vigilanti per resistere a simili tentazioni; perché è necessario
che esse giungano, per provare la vostra sincerità, per insegnarci
a rinunciare a noi stessi, e per vedere se siamo disposti ad abbandonare
ogni cosa per seguire Cristo.
I modernizzatori del Cristianesimo cercano di persuaderci che
il Vangelo è stato scritto duemila anni fa e dunque è valido solo
per quel tempo; che ora non è necessario "odiare" il
padre e la madre (cfr. Matteo 10:37), o essere perseguitati per
la causa di Cristo e del Suo vangelo. Queste persone sbagliano;
essi non conoscono le Scritture, né la forza della grazia di Dio
nei loro cuori; perché chiunque riceve l'amore di Dio secondo
verità, troverà che Cristo non è venuto a portare la pace sulla
terra, ma la spada (cfr. Matteo 10:34 e seguenti). Il padre sarà
contro suo figlio, la figlia contro sua madre, e "i nemici
dell'uomo saranno quelli stessi di casa sua", ora come nei
tempi andati; e se viviamo con devozione in Cristo Gesù, subiremo,
ora come allora, persecuzioni e saremo ostacolati e respinti proprio
da amici e parenti carnali.
Ma il diavolo ha anche un sesto mezzo, non meno pericoloso degli
altri, che consiste nel non tentarci affatto, o meglio, nell'allontanarsi
da noi per un po', in modo da poterci piombare addosso con le
sue tentazioni quando meno ce lo aspettiamo. Infatti è scritto
che quando tentò Gesù Cristo, "il diavolo, dopo aver finito
ogni tentazione, si allontanò da lui fino a un momento determinato"
(Luca 4:13); e il nostro benedetto Signore ci ha comandato di
essere attenti e di pregare sempre, affinché non entriamo in tentazione;
implicando quindi che Satana, anche quando non ce lo aspettiamo,
cerca sempre il modo di poterci divorare (cfr. 1 Pietro 5:8).
Se dunque vogliamo comportarci come buoni soldati di Gesù Cristo,
dobbiamo stare sempre in guardia, e mai deporre le nostre armi
spirituali che sono la preghiera e la sobria vigilanza, fino a
quando il combattimento avrà termine con la morte; poiché, se
deponiamo le nostre armi spirituali, ovvero, se manchiamo nella
preghiera e nella sobria vigilanza, in breve tempo il nostro nemico
spirituale prevarrà su di noi, come Amalek prevalse sugli Israeliti.
Ci ha lasciato stare? È solo per un periodo; ma tra un po', come
un leone ruggente, tornerà con maggior furia per cercare di abbatterci.
Poiché il diavolo è un tale codardo che raramente ci lascia dopo
il primo attacco. Come con il nostro benedetto Signore, fece seguire
una tentazione dopo l'altra, allo stesso modo tratterà i servi
di Cristo. E la ragione per la quale egli non torna all'attacco
è, a volte, che Dio sa che siamo ancora troppo deboli per fronteggiarlo,
e altre volte, che il nostro avversario pensa di assalirci in
un momento più conveniente per lui.
Bada con attenzione al tuo cuore, Cristiano; e se ti accorgi
che la tua anima sta sprofondando in un sonno spirituale, dille,
come Cristo ai Suoi discepoli, "Perché dormi? Alzati e prega"
(cfr. Luca 22:46). Svegliati, svegliati; sii vigilante e prega,
o i Filistei saranno su di te, e ti porteranno verso un luogo
dove non vorresti andare. È forse questa vita un periodo per riposarsi
e sonnecchiare? Alzati, e invoca il tuo Dio; il tuo nemico spirituale
non è morto, ma si nasconde in luoghi segreti, in attesa dell'opportunità
migliore per tradirti. Se smetti di sforzarti di combatterlo,
smetti di essere un amico di Dio; smetti di seguire quella via
stretta che porta alla vita.
Ho cercato dunque di tentare di elencarvi alcuni dei mezzi che
il nemico è solito utilizzare per ottenere un vantaggio su di
noi; senza dubbio, ne esistono molti altri usati altrettanto spesso.
Ma di questi, a causa della mia giovane età e mancanza di esperienza,
non posso ancora parlarvi; coloro che sono stati al servizio del
Signore per molti anni, e hanno combattuto sotto il Suo vessillo
contro il nostro Amalek spirituale, potranno scoprire altri dei
suoi artifici; ed essendo tentati in ogni cosa come il resto della
nostra fratellanza, possono consigliare e soccorrere quelli che
sono tentati.
E ora, lasciatemi esortare i miei fratelli e soldati di Cristo
più giovani che, come me, sono da poco giunti sul campo di battaglia,
e per amore dei quali ho scritto queste parole, affinché non si
scoraggino per la dura prova per la quale devono passare, che
serve a provare la loro fedeltà quali servitori di Gesù Cristo.
Vedete, miei cari e amati fratelli e sorelle, la via che dobbiamo
seguire attraverso il deserto di questo mondo verso la Canaan
celeste è ricoperta di spine ed è abitata dagli Anachiti (cfr.
Deuteronomio 1:28). Ma non lasciate che queste cose vi scoraggino
dal proseguire nelle battaglie del Signore, ma come Caleb e Giosuè,
andate avanti e dite: "il Signore è con noi; non li temete"
(Numeri 14:9). Gesù Cristo, il grande capitano della nostra salvezza,
ha al posto nostro, e come nostro rappresentante, sconfitto il
gran nemico dell'umanità, e noi non dobbiamo fare altro che combattere
coraggiosamente sotto il Suo stendardo, e andare avanti di vittoria
in vittoria. La nostra gloria non consiste nell'essere esentati
dalle tentazioni, ma nel vincerle. "Beato l'uomo", dice
l'apostolo, "che sopporta la prova; perché, dopo averla superata,
riceverà la corona della vita" (Giacomo 1:12); e ancora,
"Fratelli miei, considerate una grande gioia quando venite
a trovarvi in prove svariate" (Giacomo 1:2). E nella preghiera
che ci ha insegnato, il nostro benedetto Signore Gesù ci ha insegnato
non tanto chiedere di essere liberati dalla tentazione in sé,
ma dal male, che essa può causare (cfr. Matteo 6:13). Mentre viviamo
la nostra vita in questo mondo, è necessario che le tentazioni
soggiungano; e, senza dubbio, "Satana ha chiesto di vagliarvi
come si vaglia il grano" (Luca 22:31). Ma chi temeremo? Perché
Colui che è con noi è molto più potente di colui che è contro
di noi. Gesù Cristo, il nostro Gran Sacerdote, è esaltato alla
destra di Dio, dove è seduto per intercedere per noi, affinché
la nostra fede non venga meno.
Poiché Cristo sta pregando per noi, chi dovremmo temere? E dal
momento che ha promesso di renderci più che vincitori, di chi
dovremmo avere paura? No, sebbene un'armata di demoni si assediassero,
non temiamo; se anche si verificasse la più feroce persecuzione
contro di noi, teniamoci stretti a Dio e abbiamo piena fiducia
in Lui. Anche se Satana e il resto dei suoi spiriti apostati sono
potenti in confronto a noi, comparati all'Onnipotente sono deboli
come i vermi più vili. Dio li ha custoditi "nelle tenebre
e in catene eterne, per il gran giorno del giudizio" (Giuda
6). Essi potranno agire fino al limite stabilito dal Signore,
ma non oltre; e quando Egli deciderà, tutti i loro piani perversi
e malvagi saranno annientati.
Leggiamo nel Vangelo che sebbene una legione di demoni possedeva
un uomo, essi non riuscirono a distruggerlo; e non poterono neppure
entrare in un branco di porci lì vicino, senza prima chiedere
il permesso al Signore. È vero che spesso ci sentiamo abbattuti
quando subiamo un loro attacco; ma siamo forti, e molto coraggiosi;
perché, sebbene essi feriscano il nostro calcagno, presto noi
schiacceremo loro il capo (cfr. Genesi 3:15). "Ancora un
brevissimo tempo e colui che deve venire verrà e non tarderà"
(Ebrei 10:37); e allora tutti i nostri nemici spirituali saranno
schiacciati sotto i nostri piedi (cfr. Romani 16:20). Quand'anche
venissero contro di noi come tanti possenti Golia, se andiao avanti
come il giovane Davide, nel nome e per la potenza del Signore
degli eserciti, potremo dire, "O Satana, dov'è la tua forza?
O spiriti caduti, dov'è la vostra vittoria?".
Ancora una volta, perciò, e per concludere, siate forti, e molto
coraggiosi, e "rivestitevi della completa armatura di Dio,
affinché possiate star saldi contro le insidie del diavolo"
(Efesini 6:11). Rinunciamo a noi stessi e al mondo, e toglieremo
all'avversario l'armatura in cui ha fiducia, e non troverà niente
in noi su cui fare leva per tentarci. Allora preverremo i suoi
piani malvagi; ed essendo noi stessi disposti a soffrire, ci saranno
risparmiate altre sofferenze. Cingiamoci i fianchi con la cintura
della verità, e mettiamo l'elmo della salvezza donataci da Cristo
(cfr. Efesini 6:14 e seguenti), pregando "in ogni tempo,
per mezzo dello Spirito, con ogni preghiera e supplica".
E più di tutto, prendete "la spada dello Spirito, che è la
parola di Dio" e "lo scudo della fede, con il quale
potrete spegnere tutti i dardi infocati del maligno" (stesso
verso), e "tenendo gli occhi su Gesù, autore e compitore
della nostra fede, il quale, per la gioia che gli era posta davanti,
soffrì la croce disprezzando il vituperio e si è posto a sedere
alla destra del trono di Dio" (Ebrei 12:2).
E in quel felice luogo, possa Dio nella Sua infinita misericordia
portarci tutti, per i meriti del nostro Signore Gesù Cristo; al
quale, con il Padre e lo Spirito Santo, tre persone e un solo
eterno Dio, va tutto l'onore e la gloria, ora e per sempre. Amen.