Il Montanismo
di Stefano De Cario
Il montanismo appare per la prima volta in Frigia verso il 171/172 e si diffuse abbastanza rapidamente, rappresentando un vigoroso risveglio del carisma profetico, con forte accentuazione escatologico-millenaristico.
Fondatore del movimento fu Montano.Costui nacque con ogni probabilità ad Ardabau, in Frigia(Asia minore), nella prima metà del II secolo.
Secondo Girolamo, Montano ex-sacerdote di Cibele(dea della fecondità) convertitosi al cristianesimo, iniziò a predicare nella regione d’origine nel 156(o 157).
Nella predicazione di solito era accompagnato da due profetesse, Massimilla e Priscilla (Prisca), anch’esse come lui illuminate dallo Spirito Santo e investite di capacità profetiche. Ma il montanismo in principio si presentò non come una dottrina nuova bensì come insegnamento biblico della trinità e della divinità di Cristo con particolare enfatizzazione di quei comportamenti santi ispirati da Dio. Tuttavia tale dottrina accentuò le proprie posizioni su due aspetti della fede:in primo luogo l’esercizio dei doni profetici, in quanto il suo fondatore (e in seguito i suoi seguaci) riteneva di essere particolarmente illuminato dal Paracleto. In secondo luogo un forte spirito millenarista in quanto come la chiesa neotestamentaria, il montanismo attendeva a breve il ritorno di Cristo sulla terra. Secondo alcuni studiosi questo atteggiamento fu assunto alla base come conseguenza dell’enorme diffusione ed influenza che ebbe nel mondo cristiano di quel periodo l’Apocalisse scritta da Giovanni apostolo.In effetti i seguaci del movimento, per prepararsi in modo degno a questa tanto attesa venuta, adottarono dei comportamenti morali molto severi. Così cominciò ad essere considerato come proibito il secondo matrimonio insieme con la pratica della castità per i non sposati e con l’ osservazione di periodi di digiuno e di ricerca del volto del Signore. Si dimostrarono tra l’altro intransigenti con coloro i quali commettevano peccati gravi come adulterio e omicidio e per chi apostatava dalla fede.Tra l’altro i montanisti erano quartodecimani, vale a dire festeggiavano la Pasqua il 14° giorno del mese di Nisan (mese ebraico tra Marzo e Aprile, il cui inizio era stabilito dalla luna di Marzo).
La predicazione di Montano nasceva dal desiderio di riaffermare lo slancio carismatico delle origini del cristianesimo che egli vedeva alquanto inesistente in una cristianità soprattutto cristallizzata in forme liturgiche e piuttosto blande. Tra le altre cose questa predicazione fu incitata anche in seguito alle posizioni assunte dalla chiesa perché il controllo legittimo ed insostituibile della scrittura, già al tempo di Montano, fu sostituito dal controllo della classe dirigente della chiesa.
All’epoca infatti già cominciarono a manifestarsi tendenze episcopali e sacramentali con l’affermazione della superiore autorità dei vescovi su quella della scrittura considerati depositari dello Spirito Santo. In tal senso la predicazione e il movimento stesso per certi versi rappresentò un grande motivo di rottura all’interno della Chiesa cristiana.
In effetti i montanisti affermavano la superiorità dei profeti carismatici sui vescovi che secondo il loro giudizio erano privi di carismi da parte di Dio, perché spesso corrotti, ipocriti e non convertiti. Tra le altre cose ritenevano valido l’esercizio dei doni spirituali da parte di tutti (Montano riuniva i suoi seguaci in manifestazioni di massa nella piana tra Pepuza e Tymion (Frigia) dove i credenti usavano i propri doni e parlavano per bocca dello Spirito Santo, secondo il modello di Chiesa neotestamentario) ammettendo in contrasto con la Chiesa “ufficiale” la partecipazione da parte delle donne, all’uso dei doni spirituali soprattutto per ciò che concerneva le rivelazioni, la preghiera in lingue e la profezia.
Non mancarono a questo punto reazioni piuttosto contrastanti da parte della Chiesa istituzionale. Montano tra l’altro fu accusato falsamente di aver detto “Io sono l’Eterno il Signore Onnipotente” e di parlare come se fosse Dio. Ma questo era in realtà un modo normale di profetizzare come del resto solevano fare molti profeti biblici che parlando a nome di Dio dicevano "Io sono l’Eterno" senza intendere benchè minimamente una identificazione con Dio. Molteplici denunce furono fatte già dal vescovo di Ierapoli “Apollinare” nel 171 e da Ireneo che, sebbene non fosse del tutto in contrasto con il movimento scrisse nel suo trattato 'Adversus Haereses': "Dio conferisce lo Spirito essenzialmente ai vescovi".
Cipriano (200-258), in seguito scriverà: “La gerarchia della Chiesa è la sola depositaria dello Spirito… il vescovo è per eccellenza l’organo dello Spirito; là dove vi è il vescovo, vi è anche lo Spirito Santo”.
Questi attacchi però furono resi vani dall’atteggiamento piuttosto neutrale di papa Eleuterio (175-189) e in seguito da papa Vittore I ( 189-199) che permise il diffondersi del montanismo senza porre ostacoli di alcuna sorta.
Ma questi focolai di contestazioni a breve sfociarono in vere e proprie forme di persecuzioni. Infatti una vera forma di condanna avvenne nel 202/203 sotto papa Zefirino (199-217). Secondo Vittorio Subilia, eminente teologo evangelico, l’irrigidimento da parte della chiesa si evidenziò anche in funzione del disordinato ed anarchico pullulare di manifestazioni carismatiche dei profeti Frigi che arbitrariamente addirittura postulavano la possibilità di nuove rivelazioni istituendo così, in linea di principio, scindibilità tra la parola e lo Spirito ossia la non controllabilità dello Spirito.
Un esempio potrebbe essere ciò che Tertulliano scrisse dopo la sua conversione al Montanismo: “Se Cristo ha abolito quello che Mosè ha insegnato… perché il Paracleto non dovrebbe abolire quello che Paolo predicò?”.
Gli abusi e gli eccessi purtroppo gettarono un’ombra di dubbio sui doni carismatici e ciò spinse la chiesa ad assumere una certa posizione di chiusura nei confronti dei profeti frigi. Si accese un grande dibattito che verteva principalmente sia sul modo estatico di profetare sia su una successione profetica. Il problema si complicava ancor più in quanto la profezia, soprattutto se scritta, poteva essere considerata scrittura ispirata.Che valore darle allora ? Proprio in quel tempo, anche in reazione al Marcionismo e allo Gnosticismo, la Chiesa prendeva sempre più coscienza del carattere chiuso e quindi normativo del canone neotestamentario.
L’Apocalisse di Giovanni scritto profetico per eccellenza così come il vangelo stesso con i suoi detti sul Paracleto, furono così oggetto di vivaci contestazioni. Inoltre posizioni rigide furono assunte anche nei confronti del montanismo provocando un ondata di discredito e di scetticismo sul movimento e sul profetismo in genere che si protrasse fino a che sinodi locali nella regione della Frigia e Asia minore si riunirono giudicando il montanismo incompatibile con la tradizione della Chiesa.
Tuttavia il movimento si espanse fino al IV secolo quando iniziò il suo lento declino a causa del nuovo corso dato alla chiesa cristiana dall’imperatore Costantino (306-337) e si estinse soltanto nel VI secolo a seguito delle dure repressioni ordinate dall’imperatore d’occidente Giustiniano(527-565), durante il cui regno, si dice, furono scoperti e bruciati i resti di Montano, Massimilla e Priscilla, condannati dalla chiesa ufficiale per aver denunciato la loro corruzione e compromesso col mondo durante il loro ministero.
Secondo gli studiosi sopravvisse però qualche frangia montanista isolata e infatti nel VIII secolo se ne sentiva ancora l’influenza tant’è che l’imperatore d’Oriente Leone III detto l’Isaurico (717-741) adottò misure repressive contro i montanisti nel 722 anche a causa dei sospetti mossi da quei gruppi religiosi che contribuirono a gettare ombre sul movimento montanista avviando un periodo buio durante cui i seguaci furono aspramente condannati e costantemente perseguitati.
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