Nascita del movimento Pentecostale a Napoli
di Stefano De Cario
La testimonianza Pentecostale a Napoli ci giunge grazie al fervore di Umberto Gorietti e di Aurelio Pagano, i quali decisero di iniziare un’opera evangelistica tra i napoletani cominciando un lavoro di divulgazione della parola del Signore, dove esponevano con chiarezza e semplicità il Vangelo.
Nel 1931 Gorietti incontrò un gruppo di artigiani partenopei, ai quali annunciò la salvezza in Gesù Cristo. Tra loro c’era un tale Salvatore Anastasio nato a Napoli nel 1904 da famiglia d’umile condizione del rione sanità. Dopo aver frequentato le scuole elementari, Anastasio aveva abbandonato gli studi per dedicarsi assieme al fratello Carmine al mestiere di calzolaio. Nel volgere di poco tempo, le relazioni commerciali instaurate con Gorietti si intensificarono sempre più e ad ogni incontro di lavoro Gorietti non perdeva l’opportunità di parlare del Signore. Gli sforzi compiuti dai due non furono vani.
Di lì a qualche anno Anastasio accettò finalmente il Signore era il 15 gennaio 1933, data da ricordare e di lì a qualche mese ricevette anche il battesimo dello Spirito Santo.
Divenne da subito infaticabile pioniere pentecostale a Napoli annunciando l’evangelo a familiari, poi a conoscenti e ad amici sebbene costoro non gli badavano, pensando che fosse uscito di senno.
Un giorno rifletteva passeggiando sul lungo mare di via Caracciolo e contemplando la città disse: “Una città così grande, eppure sono solo come credente”. Poi spostando lo sguardo verso il Vesuvio, allora con il caratteristico pennacchio di fumo in cima al cratere, continuando il suo soliquio: “...come desidererei che lo stesso fuoco dello Spirito Santo ardesse su Napoli e si propagasse fino sulla zona vesuviana”. Conscio quasi della responsabilità che incombeva su di lui si rimboccò le maniche e iniziò a lavorare con vigore per la salvezza di altri peccatori come lui. La parola cominciò a diffondersi proprio grazie alla sua perseverante opera evangelistica, e grazie al calore intenso dell’amore di Dio che ardeva nella sua vita. Tutti quelli che venivano in contatto con Anastasio infatti erano lambiti dalle fiamme del sacro fuoco che si sprigionava dalla sua vita e dalla sua devozione. Risultato della sua profonda opera di divulgazione e di professione dell’evangelo fu la conversione di numerose anime che riconobbero tra le lacrime i propri peccati e accettarono Cristo quale Salvatore.
Con le gioie però iniziarono anche le difficoltà, perché queste anime dovettero scontrarsi con lo scherno del vicinato, dei compagni di lavoro e dei familiari. Spesso addirittura la chiesa cattolica arrivò ad organizzare vere e proprie spedizioni punitive contro i pentecostali istigando i guappi del quartiere e la gente del popolino ad ostacolare la professione della parola di Dio a chiunque. Tra le altre cose si organizzavano processioni come pretesto per provocare fermandosi davanti alle abitazioni dei pentecostali, per permettere alla gente di vituperarli e di ridicolizzarli con vari appellativi offensivi.
Ma il piccolo gruppo di pentecostali frattanto proseguiva sempre più speditamente sul sentiero che era stato loro tracciato dinanzi. Ne è prova il fatto che, a circa un anno da quando l’opera pentecostale si era manifestata a Napoli, fu aperto un modesto ma accogliente locale di culto in via S. Maria di Costantinopoli dove molti ebbero il privilegio di ascoltare la parola di Dio e dove il numero dei fedeli aumentò progressivamente e costantemente.
Dai semplici contrasti quotidiani ben presto si passò ai veri e propri soprusi da parte delle autorità fasciste che nel 1935 chiusero il locale di culto, e diffidarono Anastasio a tenere riunioni di alcun genere. La comunità però nonostante il clima ostile continuò a riunirsi clandestinamente per i culti. Nel 1941 Anastasio fu arrestato e condannato al confino di polizia. Fu destinato a Braciliano (Sa) insieme con moglie e tre figli.
Tornati dall’esilio la professione della fede non si era indebolita, poiché i fedeli rimasti a Napoli, anche senza guida spirituale, erano ormai cristiani maturati .
La chiesa comunque seppe ritrovare nuove forze dagli eventi accaduti, e tutto proseguì secondo la gloria di Dio. Le riunioni continuarono clandestinamente fino al 1944, quando Napoli fu liberata dall’occupazione nazista grazie alle forze alleate, che sbarcate in Sicilia arrivarono in città.
I fratelli, intanto così a lungo privati della libertà di culto, sentirono sempre più profondamente bisogno di condividere la parola di Dio tutti insieme e si valutò la possibilità di affittare un locale per poter celebrare culti in libertà. Questa positiva attitudine, accentuata in seguito dalla naturale gioia per la fine della guerra, fece sorgere nei fedeli il desiderio forte di parlare ai concittadini dell’amore di Cristo. In tutti fu forte la responsabilità che l’evangelo andava predicato con massima sollecitudine.
“L’immediato secondo dopo guerra fu forse il periodo migliore per l’evangelizzazione…ne approfittarono in modo particolare i pentecostali che dovevano diventare in pochi anni la più grande denominazione evangelica del paese”.
L’ex ricovero anti aereo in via s.Giovanni a carbonara fu il luogo di incontro dei fedeli. In quella che fu definita “a grutticella” Dio si manifestò in modo straordinario perché molteplici furono le conversioni e le effusioni dello Spirito Santo.
Il pastore Anastasio Salvatore desiderava fortemente che il fuoco potesse ora finalmente ardere sulla città. E in effetti l’evangelo si diffuse di anno in anno in maniera perentoria. Da ricordare per esempio, la straordinaria campagna evangelistica del teatro Politeama del 1964, che lasciò un’impronta indelebile nella storia del movimento pentecostale a Napoli.
Predicatore di quella campagna evangelistica fu Herman Herold ex giornalista degli studi di Hollywood, la cui presenza in città scosse la stampa napoletana (Mattino,Roma, Il Tempo) anche perché le serate evangelistiche svoltesi in teatro furono motivo di numerose conversioni, guarigioni miracolose, e effusioni di Spirito Santo.
Mi sono limitato a descrivere gli episodi più salienti dello sviluppo del movimento pentecostale a Napoli sebbene ci siano innumerevoli episodi che andrebbero menzionati a testimonianza.
|
|