Come per consuetudine consolidata, anche quest’anno una data
ormai nota a tutti sarà consacrata alla festa più sentita e sostenuta
dal credo e dalla tradizione popolare: il 25 dicembre. In questo
giorno si ricorda la nascita di Gesù Cristo, e per l’occasione
si ripropongono usi e costumi religio-tradizionali che danno vita
a manifestazioni folkloristicamente "natalizie". Si
riscoprono valori e si accendono interessi che durante il resto
dell’anno sembrano assopiti o addirittura non sono assolutamente
considerati. È soltanto un esempio ma, è ormai divenuta mera consuetudine
riunirsi in famiglia per consumare abbondanti pranzi e cenoni,
scambiarsi dei doni, addobbare l’albero o preparare il tradizionale
presepe. Si gioca a carte, a tombola e, per i più "mondani",
si va a ballare e si fa tardi la sera.
In alcuni casi, non è forse pura ipocrisia quella che si deve
manifestare in questa particolare ricorrenza? Ad esempio Io scambio
dei fatidici auguri di natale e degli affettuosi abbracci-baci
che forse mai in antecedenza si erano offerti o ricevuti. È tutto
questo necessario per ricordare l’importanza della venuta al mondo
del nostro Salvatore Gesù Cristo? Non si rischia un po’ di cadere
nel formalismo? Sono proprie della morale cristiana la frenesia
e l’aria di misticismo legate a questa celebrazione, o appartengono
piuttosto al paganesimo che si crede oramai superato?
Questo momento dell’anno è atteso da tutti, credenti e non credenti,
consumatori e commercianti: volenti o nolenti, tutti ne siamo
più o meno coinvolti. Ma se riuscissi a soffermarti qualche attimo
per riflettere un po’ di più sulla natura e soprattutto sulle
vere origini di questa festività, forse saresti più cosciente
e più accorto, mentre ti prepari al Natale. Potresti fermarti
a considerare tutte le cose che avrai letto in questo breve trattato
e, come spero vivamente, decidere di fare com’è giusto che si
comporti chi crede nell’importanza della nascita del Salvatore,
cioè: "secondo la volontà di Cristo".
COS’È LA "FESTA"
È la celebrazione collettiva di ricorrenze civili o religiose
(dal latino festus dies, "giorno propizio", ricostruito
come plurale), che ha luogo periodicamente, una o più volte l’anno,
in date fisse o variabili secondo il calendario. Prevede la parziale
o totale cessazione delle attività lavorative e può essere accompagnata
da rituali e cerimonie pubbliche e private. Costituisce un’interruzione
del ciclo produttivo e contribuisce a scandire i ritmi della vita
sociale; spesso prescrive un comportamento particolare, ad esempio
nell’abbigliamento (come per le maschere del carnevale) o nelle
pratiche sociali (quale l’usanza di scambiarsi doni o riunirsi
in famiglia a Natale), oppure l’applicazione di norme che regolano
l’alimentazione o i rapporti sessuali, come nel "Ramadan"
islamico. Anche l’astensione dal lavoro per un giorno alla settimana
è in origine una osservanza religiosa, che ha luogo la domenica
per i cristiani, il venerdì per i musulmani e il sabato per gli
ebrei (Shabbat).
Le origini delle celebrazioni collettive sono incerte. Secondo
alcuni studiosi del folklore, le prime feste sarebbero nate dalle
paure degli uomini primitivi, che speravano di placare con riti
e cerimonie le incontrollabili forze della natura: È universalmente
accettato che le feste più antiche fossero collegate ai periodi
della semina e del raccolto o alla commemorazione dei defunti,
ma anche ad eventi astronomici e meteorologici ciclici, come gli
equinozi e i solstizi o l’avvicendarsi della siccità e della stagione
delle piogge. La dimensione comunitaria ha lo scopo di rafforzare
la coesione del gruppo; è significativo a questo proposito il
fatto che nell’antica Grecia le principali feste periodiche fossero
dedicate a Dioniso, il dio deputato alla rottura liturgica dell’ordine
sociale (feste dionisie e lenee) o ad Atena, garante della giustizia
e protettrice della polis (panatenee).
Le origini delle festività civili sono invece generalmente legate
a eventi storici. La celebrazione delle ricorrenze ha la funzione
di preservare le radici culturali di un popolo, rievocandone pubblicamente
i fatti e le svolte storiche cruciali, come a ribadire le esperienze
comuni al gruppo sociale.
UN PO’ DI STORIA: "LA FESTA DEL NATALE"
È la festa della nascita di Gesù di Nazareth, celebrata in Occidente,
dalla chiesa cattolica e da alcune chiese protestanti, il 25 dicembre,
e dalle chiese ortodosse il 6 gennaio, giorno in cui le chiese
occidentali celebrano invece l’Epifania. Le due date sono connesse
fin dalle origini di questa festività che, pur considerata dal
calendario liturgico d’importanza inferiore soltanto alla Pasqua,
si affermò non prima del IV secolo, sovrapponendosi a rituali
pagani.
"Tra le più importanti festività religiose romane vi erano
i "saturnalia, i Iupercalia, gli equiria e i Iudi saeculares".
In epoca imperiale i Saturnali, che in precedenza erano celebrati
dal 17 al 19 dicembre, si celebravano per sette giorni, dal 17
al 23 dicembre: tutte le attività s’interrompevano, agli schiavi
veniva concessa una temporanea libertà, si scambiavano doni e
l’allegria regnava ovunque.
Sotto il regno di Tiberio, infatti, si salutava con celebrazioni
particolari, nelle regioni orientali dell’impero e soprattutto
ad Alessandria, il passaggio del solstizio d’inverno, fissato
dal calendario giuliano il 6 gennaio: il rito alessandrino della
"nascita del tempo", noto come "epìphàneìa"
(da cui l’italiano epifania) era legato ad un mito relativo al
sole che, riprendendo la tematica legata alla vicenda di Osiride
e del suo ritrovamento da parte di Iside, scorgeva nel manifestarsi
della luce un motivo di giubilo di fronte al prodigio del tempo
rinnovato e della rinascita della vita.
lI 6 gennaio fu ben presto adottata anche in ambiente cristiano
come data nella quale celebrare la manifestazione - tale è il
significato del termine "epifania" - di Cristo al mondo,
identificandola inizialmente con il suo battesimo nel Giordano
e, dall’inizio del IV secolo, con la sua nascita, sulla base dell’interpretazione
di quei testi profetici, come lsaia 9:1-6, che consentivano di
cogliere nella nascita del Figlio di Dio il sorgere di una grande
luce.
Seguendo un percorso analogo, il cristianesimo occidentale fissò,
quasi certamente fra il 325 e il 354, la celebrazione della nascita
di Gesù il 25 dicembre. il giorno della principale tra le festività
pagane legate al culto solare, quella del Sol Invictus. resa particolarmente
solenne dall’imperatore Aureliano. Egli proclamandosi come l’incarnazione
vivente del dio Sole, nel 274 aveva reso quello del dio sole il
culto ufficiale dell’impero romano. Si comprende allora come l’imposizione
della celebrazione della nascita di Cristo, identificato con il
"sole di giustizia" preannunciato dal profeta Malachia
(3:20) nel giorno della festività pagana più significativa costituisca
uno dei momenti fondamentali, e di maggiore efficacia simbolica,
del processo che avrebbe determinato il prevalere del Cristianesimo
su forme più antiche dell’espressione religiosa di cultura pagana.
A partire dall’epoca di Costantino, le pratiche cristiane si affermarono
spesso mescolandosi ai riti di alcune religioni orientali come
il mitraismo, il culto fondato sull’adorazione del dio persiano
Mitra, ben presto identificato dai suoi numerosi seguaci, per
lungo tempo gli antagonisti principali delle Chiese cristiane,
con il Sol Invictus.
Il mitraismo era una delle principali religioni dell’impero romano,
fondata sul culto di Mitra, antica divinità persiana. Celebrato
nell’Avestacome il capo degli spiriti buoni che governano il mondo
e procurano all’umanità ciò di cui ha bisogno, Mitra fu venerato
in seguito come dio Sole, e venne identificato con EIios dai greci
dell’Asia Minore. I seguaci di Mitra, organizzati in comunità
esclusivamente maschili, alle quali si accedeva per mezzo di un
rito iniziatico segreto, coltivavano la fede in una forma di sopravvivenza
dell’anima dopo la morte. Giunto a Roma intorno aI 66 a.C. con
i pirati cilici prigionieri di Pompeo, il mitraismo si diffuse
rapidamente, in età imperiale, in Italia e nelle province romane
come culto rivale del cristianesimo, con il quale condivideva
tuttavia l’avversione nei confronti dei pagani. Dal mitraismo,
che festeggiava il 25 dicembre la nascita del dio Sole, il cristianesimo
mutuò la festa del Natale.
Con la fine delle controversie Cristologiche e l’affermarsi,
in seguito alle definizioni elaborate fra il IV e il V secolo
dai concili ecumenici di Nicea, Efeso e Calcedonia, della dottrina
della duplice natura di Cristo vero Dio e vero uomo in un’unica
persona, la celebrazione del Natale acquisì gradualmente caratteri
di maggiore solennità, in quanto proposta da alcune figure di
spicco, quali il papa Leone Magno, come motivo di riaffermazione
della fede nel mistero dell’incarnazione.
Pur non mancando in questo contesto i tentativi da parte della
sede romana di imporre a tutto il mondo cristiano il 25 dicembre
come unica data per ricordare la natività, le Chiese d’Oriente
rimasero sostanzialmente fedeli alla celebrazione del 6 gennaio,
successivamente adottata anche in Occidente come festività complementare
al Natale per sottolineare, sulla base dell’episodio evangelico
della venuta dei magi a Betlemme con i doni per il Bambino, il
tema della manifestazione di Cristo a tutte le genti.
Il carattere di festa eminentemente popolare che il Natale ha
assunto nei secoli ha determinato dapprima la sovrapposizione
di elementi folklorici ai dati teologici originari e, in epoche
più recenti, il prevalere di una dimensione secolare, quando non
esplicitamente mondana, estranea all’intento religioso.
Nelle "feste religiose e tradizionali", non fosse altro
che per unione antonomastica, era protagonista in senso lato la
"fede", ormai pseudonimo di cristianesimo, o piuttosto
avrebbe dovuto esserlo, perché in realtà mai essa è avulsa dalla
superstizione quale residuo di tempi lontanissimi.
Anticamente le feste natalizie, che comprendevano un ciclo di
dodici giorni (da natale all’epifania), segnavano la fine del
periodo invernale e si facevano coincidere con il Solstizio d’inverno
a partire dal quale le notti decrescono e le giornate si allungano.
L’antica festa del fuoco del Solstizio d’inverno sopravviveva
nell’usanza, un tempo largamente diffusa anche in Sicilia, del
"Ceppo di Natale". Si trattava di un tronco che veniva
arso durante la "sacra notte" e alle cui ceneri, conservate
per tutto il nuovo anno, venivano attribuiti magici poteri (Levitico
19:26: "Non praticherete alcuna sorta di divinazione o di
magia").
A tutte le feste di inizio anno si riportano anche i prodigi
che si crede avvengano nella notte di natale, durante la quale
gli elementi della natura acquistano poteri straordinari. Così
era generale credenza che a mezzanotte, ora che si fa coincidere
con la nascita di Gesù, gli alberi rifiorissero, gli animali parlassero
e oro e miele scorressero nei fiumi.
Com’è facile intuire, all’interno di queste credenze "fede"
e "superstizione" erano, vuoi per ignoranza o per malizia,
intimamente legate. Il passaggio, infatti, dalla religione pagana
a quella cristiana non determinò l’abolizione di quei riti che,
sia per contenuto che per pratica, offendono la verità e la persona
stessa di Cristo, ma al contrario, arricchì gli stessi, profondamente
radicati nelle coscienze e nelle consuetudini popolari, di nuovi
significati unicamente simbolici.
Questi differenti aspetti, che hanno spinto alcune confessioni
cristiane rigoriste, come i puritani, ad abolirne la celebrazione,
convivono tuttora come tratti caratteristici di una festa che,
all’uso del presepe come rievocazione della nascita di Cristo,
affianca l’albero di Natale. Quest’ultimo è un simbolo, in seguito
identificato con la croce, legato ad antichissimi culti agrari
praticati in area germanica: la figura dai tratti tipicamente
nordici è il simbolo della festa soprattutto per i più piccoli.
Babbo Natale è invece un personaggio legato a un complesso ciclo
leggendario scaturito intorno al culto di san Nicola.
ELEMENTI E PERSONAGGI, CULTO DEL NATALE - Babbo
Natale
Tradizionale figura di vecchio dalla barba bianca, noto anche
come Santa Claus (nome che è frutto della corruzione del latino
Sanctus Nicolaus), che la notte di Natale, dopo aver solcato il
cielo su una slitta trainata da renne piena di regali, entra in
ogni casa calandosi dal camino e deposita i giocattoli sotto l’albero
di Natale o nelle calze di tutti i bambini buoni. Sebbene questa
immagine familiare di Santa Claus si sia diffusa negli Stati Uniti
nel XVII secolo e in Inghilterra solo verso la metà del XIX secolo,
le sue radici affondano nell’antico folklore europeo e hanno influito
notevolmente sulla celebrazione del Natale in tutto il mondo.
Molti altri personaggi natalizi del folklore europeo, quali Père
Noèl in Francia, Julenisse in Scandinavia e Father Christmas in
Inghilterra, sono legati a san Nicola. Ma fu la figura olandese,
Sinter Klaas, portata dai coloni a Nieuwe Amsterdam (l’attuale
New York), a ispirare la trasformazione americana del personaggio
nella figura ereditata poi da gran parte del mondo occidentale.
Bisogna sapere che l’immagine paciosa, rubiconda e robusta di
Babbo Natale così come Io identifichiamo oggi, è dovuta alla fantasia
creativa di un astuto grafico pubblicitario americano: Haddon
H. Sundbolm, che seppe trasformare intuitivamente tutto il bagaglio
di riti e di credenze legati ai culto di san Nicola e alla stagione
invernale di quegli emigranti, soprattutto olandesi, che partirono
per l’America e che in seguito popolandola ne influenzarono la
cultura e la tradizione.
Fu, infatti, quest’uomo, per conto della "Coca Cola Company",
che nel 1931 realizzò la figura più commerciale, simpatica, curiosa
e d’effetto, che il merchandising abbia mai avuto. Basti pensare
che continua ad essere sfruttata oggi e funziona ancora.
San Nicola di Mira era un vescovo dell’Asia Minore vissuto a
cavallo tra la fine del III ed il IV secolo. Le notizie intorno
alla figura di questo santo sono molto scarse e improbabili, comunque
si pensa che nacque da ricchi genitori cristiani intorno al 270
d.C. a Patara, in Licia (attuale Turchia), fu arcivescovo della
chiesa metropolita di Mira, una città di questa regione, e che
dopo la sua morte avvenuta presumibilmente tra il 345 e il 350
d.C. i suoi resti, dapprima sepolti nella medesima città, furono
in seguito, all’inizio dell’XI secolo, da alcuni marinai e mercanti
italiani, trafugati a Bari, dove sul suo sepolcro sorge oggi una
basilica. La "traslazione" avvenne il 9 maggio 1087.
Nelle prime leggende di quell’epoca si narrano alcune sue imprese,
fra cui i salvataggi di marinai travolti da tempeste, la protezione
dei bambini e la generosa distribuzione di regali ai poveri. Anche
se molte delle storie su san Nicola sono di dubbia autenticità,
la sua leggenda si è diffusa in tutta Europa e il suo ruolo di
tradizionale portatore di doni è andato via via acquistando peso.
La figura cristiana di san Nicola ha affiancato, sostituito o
incorporato personaggi pagani quali la Befana romana, Berchta
e Knecht Ruprecht di origine germanica.
Secondo la versione tedesca e olandese della leggenda, Nicola
cavalcava per i cieli consegnando regali in molte zone europee.
Era talvolta accompagnato dall’elfo Schwarzer Peter meglio noto
come il fatidico "uomo nero", che recava con sé un sacco
pieno di doni e di fruste, che ha terrorizzato e continua a farlo,
i bambini di mezzo mondo. Questi aveva il compito di frustare
i bambini cattivi e naturalmente premiare quelli buoni.
Babbo Natale passa solo una volta l’anno, la notte tra il 24
e il 25 dicembre, viaggia su una slitta trainata da otto o nove
renne, entra nelle case attraverso il camino, lascia pacchetti
sotto l’albero di Natale e poi misteriosamente come è venuto,
se ne và.
Questo personaggio, divenuto simbolo della festività più amata,
è in realtà una sorta di uomo-patchwork, per creare il quale la
cultura mediterranea e quella nordica hanno contribuito in eguale
misura. La sua fama di santo donatore trae origine dai numerosi
miracoli che gli sono stati attribuiti. Ad esempio, il dono dei
tre sacchetti d’oro alle vergini è il più noto e racconta quanto
segue:
- C’era una volta un nobile caduto in miseria. Lo sfortunato
aveva tre belle figliole da maritare ma, essendo ormai sul lastrico,
non aveva di che dotarle e sarebbero state inevitabilmente destinate
ad una vita immorale. Sapendo che Nicola poteva trovare il modo
di aiutarlo lo supplicò talmente a lungo, che il buon santo non
seppe dire di no! Per mantenere la promessa si procurò tre sacchi
pieni di monete d’oro. Poi nell’arco di tre notti si decise a
farli pervenire alle poverelle. Come? I primi due lanciandoli
dall’esterno nella stanza delle ragazze; per il terzo, avendo
trovato la finestra chiusa, si ingegnò: sali, nonostante la veneranda
età, sul tetto dell’abituro e fece calare dalla canna fumaria
nella casa il prezioso regalino. Tutte e tre furono accontentate,
si sposarono e se vissero felici e contente non è dato sapere.
Tiriamo le somme!
Il Babbo Natale di oggi deve alla tradizione antica il nome,
il ritratto del vecchio generoso, barbuto e "atletico"
(riesce ad arrampicarsi sui tetti nonostante l’età), e forse il
vestito rosso, bordato di pelliccia bianca; mentre dalla cultura
germanica derivano gli elementi prettamente nordici: gli stivali
e il cappello a "pon pon" per affrontare il freddo polare,
lo stuolo di elfi che lo aiutano nel suo lavoro e l’insostituibile
slitta volante trainata da renne. Sicuramente più recenti l’invenzione
della nona renna Rudolph (che col suo naso rosso guida il gruppo)
e la localizzazione di Babbo Natale in Finlandia, dove è stato
creato - in modo un po’ artificioso a dire il vero - il suo villaggio.
Insomma, un personaggio di pura fantasia che piace a tutte le
generazioni di bambini: milioni di loro ogni anno mandano la propria
letterina a questo vecchio fattorino dei regali. Ma anche lui,
nonostante la perenne senilità si sta adeguando alla New Economy
e alle tecnologie. In rete sono numerosi i siti dedicati a Santa
Claus e alcuni meritano una navigata, Il Babbo Natale deI 2000
è sempre più telematico e accetta richieste di doni anche via
e-mail.
La festa di san Nicola veniva originariamente celebrata il 6
dicembre ma, dopo la Riforma, i protestanti tedeschi vollero attribuire
a Gesù Bambino il ruolo di portatore di doni e fecero così slittare
la festa aI 25 dicembre. Quando la tradizionale figura di Santa
Claus si diffuse, venne perciò associata al Natale stesso. Nel
1969, per la scarsa documentazione sulla vita del santo, il papa
Paolo VI ordinò di eliminare la festa di san Nicola dal calendario
romano cattolico ufficiale.
Ogni anno, con l’avvicinarsi del Natale, i bambini scrivono letterine
a Babbo Natale e gli lasciano sul davanzale cibo e bevande per
uno spuntino. La moderna leggenda di Santa Claus echeggia ormai
in ogni parte del mondo, diffusa dai cartelloni pubblicitari,
dai biglietti d’auguri, dalle decorazioni e dai Babbo Natale assoldati
dai grandi magazzini.
Babbo Natale è quindi un miscuglio di tradizioni pagane e cristiane
(ecco perché "patchwork"= opera composta da tanti pezzi)
delle epoche scorse, che ne hanno prodotto una figura soprannaturale,
capace di percorrere il nostro pianeta "in pochissimo tempo
a bordo "dell’ecologica slitta" dispensando doni ai
"bambini buoni".
Chissà però se la soprannaturalità e la generosità di questo
buon vecchio è stata la stessa durante le tragedie delle guerre
o degli eventi catastrofici di questo sciagurato secolo, tanto
da impedirgli di offrire regali ai bambini "buoni" delle
generazioni "meno fortunate" delle nostre! Non c’è niente
di remotamente cristiano in questa figura dal naso e dalle guance
rosse, il pancione da ghiottone (o mangione) e la pipa "poco
educativa". Si tratta in definitiva solamente di una tradizione
popolare che sfrutta elementi del costume pagano. La Parola di
Dio però dice: "Questo dunque io dico e attesto nel Signore:
non comportatevi più come si comportano i pagani nella vanità
dei loro pensieri, con l’intelligenza ottenebrata, estranei alla
vita di Dio, a motivo dell’ignoranza che è in loro, a motivo dell’indurimento
del loro cuore" (Efesini 4:17-1 8).
Il Presepe
Esso è una rappresentazione della natività di Gesù, che è allestita
secondo le usanze in occasione del Natale e viene mantenuta sino
all’Epifania. Attraverso la ricostruzione del momento celebrativo
della nascita di Gesù, realizzata con personaggi, animali e costruzioni
tipiche del tardo Medioevo, si tenta di rievocare l’emozione e
l’atmosfera della natività.
In origine era soltanto una greppia. Poi, intorno al "fanciullino",
la devozione popolare creò una grotta, animandola con le figure
che tutti conosciamo. Con il termine latino di "praesepe
o praesepium", ossia recinto chiuso - letteralmente: "Circondare
con una siepe" - Girolamo d’Eusebia, traduceva abbastanza
fedelmente il corrispondente aramaico di "mangiatoia"
con cui gli Evangelisti avevano specificatamente indicato l’oggetto
nel quale era stato deposto il Cristo appena nato.
Frutto di una lunga interpolazione tra la narrazione dei tre
Vangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca) e quella dei "testi
apocrifi", che ben presto inserirono la mangiatoia in una
grotta e aggiunsero la presenza del bue e dell’asino, il presepe
così come si è soliti rappresentarlo è il risultato di una lunga
stratificazione storica. Il solo fatto di collocare la mangiatoia,
unica e precisa indicazione fornita dai sinottici, in una grotta,
rimanda all’antica tradizione dei culti pagani, che spesso si
svolgevano in santuari sotterranei. Inoltre, al pari della mangiatoia
nella grotta, convertita in seguito, in capanna nella tradizione
occidentale, anche le figure dei personaggi chiamati in causa
dalla narrazione evangelica della natività hanno subito qualche
ritocco di natura interpretazionale, caricandosi di significati
nuovi e privi di fondamento biblico. "I Magi" sono variabili
nel numero: prima quattro e poi tre: "Gaspare, Melchiorre
e Baldassarre". Il colore della loro pelle è vario: sono
di diversa nazionalità. Poi attraverso il folklore e la cultura
di tipo meridionale, nascono una colorita gamma di piccole figure
legate alla vita quotidiana e nel tipo abruzzese le figure sacre
sono accompagnate da quelle profane. Il presepe lombardo invece,
inserisce quasi sempre la figura di un dormiglione e quello napoletano
riproduce atteggiamenti che rispecchiano il costume di vita proprio
della zona.
La tradizione fa risalire l’origine della prima rappresentazione
ecclesiastica del presepe a Francesco d’Assisi, che la realizzò
a Greccio (RI) nel 1223. Francesco interpretò quell’evento con
i dati in sua conoscenza e secondo la cultura e la formazione
sociale (chiaramente non giudea) del suo tempo. Egli volle incoraggiare
la devozione al "bambino Gesù", la cui povertà e debolezza
combaciavano perfettamente con la sua concezione della religione.
Ogni presepe pertanto riceve ed offre un’immagine ed un’idea diversa
l’una dall’altra, così come diverse sono le interpretazioni di
chi lo allestisce.
Esso raccoglie molte tradizioni extrabibliche: ad esempio i Magi
che la tradizione francescana vede in tre re che portano doni
al fanciullo, risponde al vero? Arrivati nella casa dov’era il
bambino, lo trovarono realmente in una mangiatoia? Faceva molto
freddo e stava nevicando? Maria avrebbe veramente esposto incautamente
il piccolo appena nato al tepore dell’alito di un bue e di un
asinello allo scopo di riscaldarlo? Non avrebbe forse cercato
di riscaldarlo ella stessa stringendoselo al petto? La Bibbia
dice diversamente rispetto a quanto trasmette la tradizione popolare,
ed Essa non può mentire né essere smentita perché è la Parola
e la Verità di Dio. Chi meglio di Lui conosce veramente come sono
andate le cose? Consultala!
Perché allora drammatizzare con questo tipo di scenario? Forse
allo scopo d’impietosire chi si accosta al presepe per volerne
rievocare le caratteristiche d’umiltà e povertà legate alla famiglia
di Gesù, o soltanto per accentuare le emozioni natalizie, che
sono talvolta velate da una sorta di misticismo? Tutto ciò equivale
a fuorviare il cuore e la mente dall’autentico valore della natività
e, spesso, quando si recitano preghiere, si fanno promesse, s’innalzano
cantici o si suonano le classiche musiche eseguite dagli zampognai
(figure assolutamente sconosciute al tempo di Gesù) intorno alla
"grotta" si compie un vero e proprio atto di idolatria.
L’Albero di Natale
Dove si lasciano i doni per i componenti della famiglia o per
gli amici? Perché proprio sotto un albero di Peccio e non ad esempio
sotto un pero o addirittura sotto un ulivo, albero più congeniale
al contesto biblico? Perché un albero e non un oggetto più consono
all’arredo delle nostre case?
Bisogna sapere che quella dell’albero di natale ha origine da
tradizioni e mitologia nordiche, ecco perché la scelta di un albero
tipicamente del Nord. Le popolazioni di quelle terre vedevano
nei sempreverdi dei simboli di fertilità e potenza sessuale, e
offrivano, appendendoli ai rami, doni agli elfi o ai folletti,
per accattivarsene la simpatia e i favori.
Dagli antichi popoli germanici, quali erano i Teutoni, sembra
provenire l’usanza di adornare l’albero di natale. Essi, infatti,
festeggiavano il passaggio dall’autunno all’inverno ardendo ceppi
nei camini e posizionando davanti alle case un albero tipico ornato
di ghirlande. Questa consuetudine si estese ben presto nelle altre
zone del nord Europa e, con il passare del tempo, fu associata
alla festività natalizia. Alle ghirlande si unirono nastri e frutti
colorati, poi le candeline, fino a quando, verso la metà del 1800,
alcuni fabbricanti svizzeri e tedeschi cominciarono a preparare
leggeri e variopinti ninnoli di vetro soffiato che diventarono
di moda e costituirono l’ornamento tradizionale dell’albero natalizio.
Poi arrivarono anche le lampadine e le decorazioni in plastica.
Nelle case italiane l’albero di Natale è arrivato da pochi decenni
e in circostanze assai curiose. La novità si deve alla regina
Margherita, moglie di Umberto I, la quale carpì la moda che alla
fine dell’800 dilagava tra le famiglie dell’alta nobiltà europea,
facendone allestire uno in uno dei saloni del Quirinale, residenza
della famiglia reale. L’evento riscosse un tale successo da divenire
popolarissimo anche tra le famiglie più povere. Il fascino di
questa tradizione popolare è talmente coinvolgente, che pur di
mantenerla ogni anno sono sacrificati inutilmente migliaia e migliaia
di alberi.
La mitologia scandinava aveva gnomi, elfi e i Nom, esseri semidivini
o demoni, dotati di poteri magici, abitatori dei boschi e delle
montagne e posti a guardia di tesori e ricchezze, che distribuivano
i destini ai mortali. Dalle credenze popolari, gli gnomi passarono
a essere protagonisti di numerosi racconti e fiabe, nei quali
sono rappresentati generalmente come esseri antropomorfi molto
minuti, solitamente di età avanzata e dalla lunga barba canuta,
talvolta nani. Al pari delle fate, sono d’indole benigna ma, se
provocati, sanno essere vendicativi e dispettosi.
Gli dei scandinavi erano serviti da una classe di sacerdoti e
capi delle tribù detti godar. Originariamente il culto si svolgeva
all’aperto, sotto alberi tutelari, presso pozzi sacri o entro
spazi delimitati da pietre sacrali. In seguito furono usati templi
di legno con altari e rappresentazioni scolpite degli dei. Il
tempio più importante si trovava nell’antica Uppsala, in Svezia,
dove si svolgevano sacrifici d’animali, ma anche di esseri umani.
La Stella cometa di Natale
Tra tutti gli astri del cielo, soltanto uno è stato capace nei
secoli di ornare ogni anno la capanna del presepe o la punta degli
alberi di natale decorati a festa: "La Cometa di Natale".
La tradizione vuole che i Magi siano guidati nel luogo dove nacque
Gesù, proprio da una luminosa cometa, messaggero celeste del glorioso
evento. Ma quanto c’è di vero in questa spettacolare rappresentazione?
È vero che la cometa si è fermata dov’era il fanciullo, ma con
chiarezza l’Evangelo afferma che la stella (non la cometa) si
fermò nella casa dov’era il bambino: "Essi dunque, udito
il re, partirono; e la stella, che avevano vista in Oriente, andava
davanti a loro finché, giunta al luogo dov’era il bambino, vi
si fermò sopra. Quando videro la stella, si rallegrarono di grandissima
gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria, sua madre;
prostratisi, lo adorarono; e, aperti i loro tesori, gli offrirono
dei doni: oro, incenso e mirra" (Matteo 2:9-11).
L’interpretazione più comune, sostenuta anche da molti commentatori
della Bibbia, è che si tratta di un fenomeno assolutamente soprannaturale,
analogo ad una stella, visto dai Magi in cielo.
Influenzati forse dall’antica profezia di Balaam (Numeri 24:17
- Lo vedo, ma non ora; lo contemplo, ma non vicino: un astro sorge
da Giacobbe, e uno scettro si eleva da Israele;) o da altre predizioni,
i sapienti astrologi, pensarono che il fenomeno annunziasse la
nascita del re dei Giudei ed hanno così intrapreso il loro viaggio
convinti che avrebbero incontrato il Sovrano atteso da tempo dagli
ebrei, e a questo scopo si accompagnarono con dei doni divenuti
poi famosi: oro, incenso e mirra.
Secondo un’altra interpretazione invece, quello che accadde in
quel tempo fu un fenomeno naturale grazie al quale i magi furono
guidati in maniera provvidenziale. Per questo motivo allora, grazie
ai progressi odierni della scienza ed alle moderne tecnologie
a disposizione, è stato possibile, per mezzo di potentissimi computer,
ricostruire con grande precisione la volta celeste di quella notte
particolare, tentando così di dare un adeguato contributo per
la migliore comprensione di questo "caso" davvero singolare.
Come ho già accennato, l’evangelista Matteo è l’unico che fa
riferimento a questo fenomeno celeste che avrebbe guidato, duemila
anni fa, i Magi d’oriente verso Betlemme. In realtà, egli non
parla di una cometa, ma fa espressamente riferimento ad una stella.
Si cominciò a parlare di una cometa soltanto neI 1301, quando
Giotto osservò personalmente una meravigliosa apparizione della
cometa di Halley in uno dei suoi ciclici passaggi, e comprensibilmente,
non resistette all’idea di disegnare il grande astro chiomato
sulla scena della natività nella Cappella degli Scrovegni a Padova.
Sempre dal Vangelo di Matteo, ci proviene un’altra utile informazione:
il fenomeno astronomico osservato dai Magi fu si importante, ma
non al punto tale da essere percepito da chiunque, altrimenti
Erode non avrebbe avuto la necessità di chiedere ulteriori informazioni
ai suoi ospiti venuti da così lontano: "Gesù era nato in
Betlemme di Giudea, all'epoca del re Erode. Dei magi d'Oriente
arrivarono a Gerusalemme, dicendo: "Dov'è il re dei Giudei
che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente
e siamo venuti per adorarlo". Udito questo, il re Erode fu
turbato, e tutta Gerusalemme con lui. Riuniti tutti i capi dei
sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informò da loro dove il Cristo
doveva nascere. Essi gli dissero: "In Betlemme di Giudea;
poiché così è stato scritto per mezzo del profeta: "E tu,
Betlemme, terra di Giuda, non sei affatto la minima fra le città
principali di Giuda; perché da te uscirà un principe, che pascerà
il mio popolo Israele"". Allora Erode, chiamati di nascosto
i magi, s'informò esattamente da loro del tempo in cui la stella
era apparsa; e, mandandoli a Betlemme, disse loro: "Andate
e chiedete informazioni precise sul bambino e, quando l'avrete
trovato, fatemelo sapere, affinché anch'io vada ad adorarlo"
(Matteo 2:1-8).
Diventa dunque necessario andare alla ricerca di tutti i possibili
fenomeni astronomicamente rilevanti, avvenuti in corrispondenza
della nascita di Gesù. Le cronache dello storico Giuseppe Flavio
ci vengono in aiuto. Egli riferisce che Erode morì un giorno intermedio
tra un’eclisse di Luna visibile a Gerico e la Pasqua ebraica successiva.
Conti alla mano si scopre che quest’eclisse avvenne nella notte
tra il 13 e il 14 marzo dell’anno 4 avanti Cristo. Da ciò si evince
che, essendo stato visitato dai Magi quando Gesù era già nato,
il Figlio di Dio deve essere nato come minimo quattro anni prima
di quanto vuole la tradizione. D’altra parte questa data non può
essere anticipata oltre il 7 a.C., perché questo è l’anno del
censimento voluto da Augusto in conseguenza del quale - secondo
l’evangelista Luca - Giuseppe e Maria, genitori di Gesù, furono
costretti a tornare nella natia Betlemme: "In quel tempo
uscì un decreto da parte di Cesare Augusto, che ordinava il censimento
di tutto l'impero. Questo fu il primo censimento fatto quando
Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi registrare,
ciascuno alla sua città. Dalla Galilea, dalla città di Nazaret,
anche Giuseppe salì in Giudea, alla città di Davide chiamata Betlemme,
perché era della casa e famiglia di Davide, per farsi registrare
con Maria, sua sposa, che era incinta" (Luca 2:1-5).
Quale fenomeno astronomico, dunque, può aver attirato l’attenzione
dei Magi tra il 7 e il 4 a.C.? L’ipotesi di una cometa, legata
unicamente alla tradizione, non si può prendere in considerazione
poiché tra le migliaia di comete conosciute nessuna passò vicino
alla Terra attorno al 4 a.C.. Sembrerebbe logico, a questo punto,
escludere che la "stella di natale" sia stata una cometa,
almeno che non si sia trattato di una grande cometa a lunghissimo
periodo (cioè che sia sta visibile per lungo tempo, considerando
il fatto che ha guidato sino a Betlemme i Magi provenienti dal
lontano oriente) passata una volta e mai più ritornata.
Resta comunque fondamentale sapere che nessuna comune stella
o cometa è stata mai valutata e trattata dalla Sacra Scrittura
in maniera tale da suscitare talmente interesse e attenzione da
divenire essa stessa fonte di guida e di luce per gli uomini in
cerca di Dio e della Verità. Anzi, Dio vieta inderogabilmente,
la creazione di immagini e sculture di ogni tipo e specie, affinché
non ci si rivolga ad esse e gli si renda il culto: "Siccome
non vedeste nessuna figura il giorno che il Signore vi parlò in
Oreb dal fuoco, badate bene a voi stessi, affinché non vi corrompiate
e non vi facciate qualche scultura, la rappresentazione di qualche
idolo, la figura di un uomo o di una donna… e anche affinché,
alzando gli occhi al cielo e vedendo il sole, la luna, le stelle,
tutto l'esercito celeste, tu non ti senta attratto a prostrarti
davanti a quelle cose e a offrire loro un culto, perché quelle
sono le cose che il Signore, il tuo Dio, ha lasciato per tutti
i popoli che sono sotto tutti i cieli" (Deuteronomio 4:15-16,19).
Nessuno e nessuna cosa potrà e dovrà mai sostituire o eguagliare
l’impareggiabile "Astro Mattutino", glorioso nello splendore
e nella forza: Gesù il Figlio di Dio. Nessuna stella quindi potrà
mai indicarci correttamente la strada per raggiungere il Regno
di Dio, in quanto solo una è la via:"Gesù disse: lo sono
la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per
mezzo di me." (Giovanni 14:6).
Cristo viene chiamato l’astro mattutino, poiché la sua prima
venuta ha introdotto la luce del giorno della Sua Grazia, dopo
le rivelazioni ancora incomplete dell’Antico Testamento
2Pietro 1:19: "Abbiamo inoltre la parola profetica più salda:
farete bene a prestarle attenzione, come a una lampada splendente
in luogo oscuro, fino a quando spunti il giorno e la stella mattutina
sorga nei vostri cuori".
Apocalisse 22:16,28: "Ravvediti dunque, altrimenti fra poco
verrò da te e combatterò contro di loro con la spada della mia
bocca…come anch'io ho ricevuto potere dal Padre mio; e gli darò
la stella del mattino".
IL CONSUMISMO DEL NATALE
Cambiamo argomento e passiamo a trattare della forma più moderna
ed allettante di paganesimo del nostro secolo: il consumismo.
La mentalità ormai diffusa, non soltanto in occidente, per la
quale l’individuo è ritenuto solamente un consumatore di prodotti,
condiziona la nostra vita dalla nascita alla morte, dal risveglio
del mattino fino a quando andiamo a dormire.
In questi giorni siamo letteralmente bombardati e continuamente
sollecitati ad acquistare ogni sorta di cosa, a spendere per comprare
cose superflue che, passate le feste, saranno buttate via o riposte
in un cassetto e dimenticate, ad alimentarci più del necessario
(come se non fossimo sufficientemente nutriti…per poi mostrare
pietismo verso i meno fortunati che in quei giorni non hanno da
mangiare) e poi piangere lacrime di coccodrillo dopo l’Epifania
per i valori ematici stravolti da inutili e peccaminose gozzoviglie.
Per quale ragione i tuoi figli dovrebbero avere un regalo in
più (che magari renderanno irriconoscibile o metteranno da parte
dopo poche ore) quando molti bambini (anche tra i tuoi parenti
e vicini di casa) mancano del necessario? Per quale ragione dovresti
mangiare fino a star male e bere fino a perdere la lucidità quando
i due terzi della popolazione mondiale e milioni di bambini muoiono
letteralmente di fame? Per quale ragione sprecare il tuo tempo
e il tuo denaro in cose che, quando non sono chiaramente peccaminose
e condannate da Dio, sono inutili, superflue e perfino dannose
per la tua salute?
Ascolta cosa dice la Bibbia a riguardo:
Luca 21:34: "Badate a voi stessi, perché i vostri cuori
non siano intorpiditi da stravizio, da ubriachezza, dalle ansiose
preoccupazioni di questa vita e che quel giorno non vi venga addosso
all’improvviso come un laccio;"
Proverbi 19:17: "Chi ha pietà del povero presta al Signore,
che gli contraccambierà l’opera buona."
1Timoteo 6:17-19: "Ai ricchi in questo mondo ordina di non
essere d’animo orgoglioso, di non riporre la loro speranza nell’incertezza
delle ricchezze, ma in Dio, che ci fornisce abbondantemente di
ogni cosa perché ne godiamo; di far del bene, d’arricchirsi di
opere buone, di essere generosi nel donare, pronti a dare, cosi
da mettersi da parte un tesoro ben fondato per l’avvenire, per
ottenere la vera vita."
IL VALORE CRISTIANO DEL NATALE
Prima di tutto il Natale dei cristiani non è il 25 dicembre.
Il Signore, nella Sua Sapienza non ha voluto farci conoscere il
giorno esatto della nascita del Salvatore e persino l’anno è incerto.
A seguito a nuove ricerche e nuovi elementi storici, è stato
scoperto l’errore di calcolo commesso dal monaco Dionigi il Piccolo,
quando formulò il primo calendario con la cronologia cristiana,
nel 525 e fissò la data di nascita di Cristo nell’anno 753 dopo
la fondazione di Roma. Ma gli studiosi sono in accordo sul fatto
che tale data andrebbe anticipata di alcuni anni e posta intorno
al 749-48. In questo modo la nascita del Cristo si collocherebbe
tra il 4 o il 5 a.C., 750 anni circa dopo la fondazione di Roma.
Possiamo dedurre inoltre, e ritenere con certezza, che Gesù non
nacque in inverno poiché i pastori che vennero avvertiti dagli
angeli dell’evento prodigioso della nascita del Messia dormivano
all’aperto: "Ora in quella stessa regione c’erano dei pastori
che dimoravano all’aperto nei campi, e di notte facevano la guardia
alloro gregge" (N.D. Luca 2:8).
Non era certamente costume dei pastori Israeliti passare la notte
all’addiaccio, durante l’inverno palestinese che è sufficientemente
rigido per impedirlo. È appurato che molti hanno scelto neI 25
dicembre una data convenzionale per ricordare la nascita del Salvatore.
Questo non è da condannare, sebbene ci si renda conto che ciò
non corrisponde alla verità. In ogni caso, il cristiano che riconosce
nella Parola di Dio l’unica fonte di verità, giustizia e bene
per la propria anima, si sente libero dall’osservanza di giorni
stabiliti, stagioni ed altre ricorrenze rituali perché sa che
l’esteriorità delle feste soppianta lo spirito che in origine
le ha fatte nascere.
Ecco cosa afferma Gesù riguardo alle tradizioni:
Matteo 15:3: "Ma egli rispose loro: "E voi, perché
trasgredite il comandamento di Dio a motivo della vostra tradizione?
Matteo 15:6: "Così avete annullato la parola di Dio a motivo
della vostra tradizione.
Marco 7:9: "Diceva loro ancora: "Come sapete bene
annullare il comandamento di Dio per osservare la tradizione vostra!
Nella Bibbia, le uniche feste da celebrare, con delle ricorrenze
ben precise, si trovano scritte soltanto ed unicamente nell’Antico
Testamento. Tali festività, quali ad esempio: lI giorno del riposo
(Shabbath o sabato); La Pasqua; La festa dei Pani Azzimi; La Pentecoste;
Il Giorno delle Espiazioni; etc.., descritte nel libro del Levitico
al cap. 23, hanno l’unico scopo di presentare figurativamente
e profeticamente la persona e l’opera di Gesù Cristo, ed in Lui
soltanto hanno adempimento. Pertanto una volta adempiuta l’opera
ed il ministerio di Cristo esse non hanno più valore né soprattutto
necessità di essere osservate.
L’apostolo Paolo, scrivendo a tal proposito ai credenti della
Galazia che si erano lasciati convincere sulla necessità di osservare
certe festività religiose giudaiche, ricorda loro che quando erano
nel paganesimo: "Per la vostra ignoranza di Dio, eravate
sottomessi a divinità, che in realtà non lo sono; ora invece che
avete conosciuto Dio, anzi da lui siete stati conosciuti, come
potete rivolgervi di nuovo a quei deboli e miserabili elementi,
ai quali di nuovo come un tempo volete servire? Voi, infatti,
osservate giorni, mesi, stagioni e anni! Temo per voi che io mi
sia affaticato invano a vostro riguardo (vers. C.E.I. Galati 4:8-11).
Il racconto che il Vangelo di Luca ci fa dell’annuncio della
nascita del Salvatore ai pastori di Betlemme, ci aiuta a scoprire
qual è il vero spirito del Natale e come deve essere ricordato
l’evento glorioso dell’incarnazione di Dio.
Leggiamo Luca 2:8-20: In quella stessa regione c'erano dei pastori
che stavano nei campi e di notte facevano la guardia al loro gregge.
E un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore
risplendé intorno a loro, e furono presi da gran timore. L'angelo
disse loro: "Non temete, perché io vi porto la buona notizia
di una grande gioia che tutto il popolo avrà: "Oggi, nella
città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo,
il Signore. E questo vi servirà di segno: troverete un bambino
avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia"". E a
un tratto vi fu con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste,
che lodava Dio e diceva: "Gloria a Dio nei luoghi altissimi,
e pace in terra agli uomini ch'egli gradisce!" Quando gli
angeli se ne furono andati verso il cielo, i pastori dicevano
tra di loro: "Andiamo fino a Betlemme e vediamo ciò che è
avvenuto, e che il Signore ci ha fatto sapere". Andarono
in fretta, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato
nella mangiatoia; e, vedutolo, divulgarono quello che era stato
loro detto di quel bambino. E tutti quelli che li udirono si meravigliarono
delle cose dette loro dai pastori. Maria serbava in sé tutte queste
cose, meditandole in cuor suo. E i pastori tornarono indietro,
glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito
e visto, com'era stato loro annunziato".
È la buona Notizia (Evangelo) di una grande gioia (v.10)
Cos’è che ti riempie di gioia in questi giorni? Il pensiero di
ciò che farai o la considerazione di ciò che Dio ha già fatto
per te? Sarà forse l’emozione di qualche momento trascorso tra
gli amici, l’incontro atteso con una persona cara, o la consapevolezza
di aver ricevuto un impareggiabile dono divino che dimora in te?
Lo sai che: "Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il Suo
Unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca ma
abbia vita eterna" (Giovanni 3:16).
Quale effetto ti procura pensare che Dio è venuto nel mondo come
un uomo per stare tra gli uomini e per salvare gli uomini dalla
morte eterna mediante una morte vergognosa e atroce?
È un occasione per glorificare Dio (v.14).
Il giorno di Natale, quale sarà la tua principale occupazione?
Loderai il Signore e lo glorificherai per ciò che ha fatto per
te e per l’immenso beneficio che è derivato dalla sua umiliazione?
Oppure, dopo aver messo a tacere l’anima tua adempiendo il tuo
dovere religioso più o meno sinceramente, ti assoderai a fare
cose che non sono né utili, né onorevoli e, spesso addirittura
offensive verso Dio stesso?
È un occasione per testimoniare e per crescere nella fede (v.17-20).
I veri cristiani approfittano d’ogni occasione per parlare a
tutti di ciò che il loro Signore ha fatto e della Grazia che hanno
ricevuto. Come fecero i pastori, essi "divulgano quello che
era stato loro detto di quel bambino; e come loro, tornano rinforzati
ed edificati nella loro fede: "E i pastori tornarono indietro,
glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito
e visto, come era stato loro annunziato".
Se queste feste passeranno e ti lasceranno come ti hanno trovato,
se anche questo Natale trascorrerà senza che il tuo cuore si sia
avvicinato di più al Signore, senza che l’anima tua sia stata
resa più conforme al perfetto esempio del Salvatore...allora avrai
perso il tuo tempo, e il Signore stesso non gradirà per nulla
la tua devozione superficiale e tradizionale.
Anticamente, tramite il profeta lsaia, il Signore mostrò di non
gradire l’adorazione ipocrita del Suo popolo e disse: "Smettete
di portare offerte inutili; l'incenso io lo detesto; e quanto
ai noviluni, ai sabati, al convocare riunioni, io non posso sopportare
l'iniquità unita all'assemblea solenne. L'anima mia odia i vostri
noviluni e le vostre feste stabilite; mi sono un peso che sono
stanco di portare. Quando stendete le mani, distolgo gli occhi
da voi; anche quando moltiplicate le preghiere, io non ascolto;
le vostre mani sono piene di sangue. Lavatevi, purificatevi, togliete
davanti ai miei occhi la malvagità delle vostre azioni; smettete
di fare il male; imparate a fare il bene; cercate la giustizia,
rialzate l'oppresso, fate giustizia all'orfano, difendete la causa
della vedova! "Poi venite, e discutiamo", dice il Signore:
"Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno
bianchi come la neve; anche se fossero rossi come porpora, diventeranno
come la lana" (lsaia 1:13-18)
Cosa farai in questo Natale ora che anche tu conosci la verità?
Che atteggiamento userai davanti agli altri: ipocrita o schietto
e sincero? Che cosa intendi festeggiare? Adesso cosa ritieni sia
più giusto: conformarti all’idea comune, o uniformarti alla volontà
di Dio?
È meglio fare una cosa giusta per un motivo sbagliato, o una
cosa sbagliata per un motivo giusto?
Al di là delle frasi enigmatiche, se siamo persone che si lasciano
guidare dalla riflessione e che quindi possono essere definite
ragionevoli, dovremmo individuare la ragione giusta delle cose
e agire di conseguenza. Fare quello che crediamo sia giusto per
noi assottiglia la ragionevolezza e l’avvicina all’istinto, più
consono alla natura animale: "La riflessione veglierà su
di noi e ci farà evitare il male proteggendoci" (Proverbi
2:11).
Un cristiano deve sempre scegliere e preferire tra tutto quello
che vede, ascolta o gli viene proposto, immancabilmente ciò che
è giusto agli occhi di Dio.
La Bibbia dice: "Poiché l'orecchio giudica i discorsi, come
il palato assapora le vivande" (Giobbe 34:3,4).
Scegliamo quello ch’è giusto, riconosciamo fra noi quello ch’è
buono.