1. Questa vedova viene identificata col suo padre Fanuel.
2. Anna "serviva Dio giorno e notte con digiuni e preghiere"
nel tempio, cioè nel cortile delle donne.
Lei non aveva un servizio pubblico nel tempio, essendo questo
riservato soltanto agli uomini.
Evidentemente dalla morte di suo marito il tempio era diventato
la sua casa.
Lei sopraggiunse quando Maria e Giuseppe erano nel tempio con
Gesù, allora anche lei lodava Dio e parlava del bambino a tutti
coloro che aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Evidentemente parlava a persone singole.
Così in tutta la storia ispirata d'Israele troviamo un numero
eseguo di donne che hanno svolto in una sfera ristretta la loro
attività.
Questo è un parlare eloquente della Scrittura (Sl 19:3).
In At 2:17 Pietro cita agli Ebrei radunati il profeta Gioele
e menziona che negli ultimi giorni Dio avrebbe sparso il suo spirito
su ogni carne e che i loro figli e le loro figlie avrebbero profetizzato.
Intanto in tutto il N.T. vengono menzionate soltanto 5 profetesse
delle quali una è falsa:
Filippo ... aveva quattro figlie ... le quali profetizzavano
(At 21:8-9)
1. Esse erano sotto la tutela del padre. Non ci viene nemmeno
detto come si chiamavano.
2. Non viene specificato nulla sul loro servizio profetico.
È da supporre che questo si svolgesse, come in tutti i casi precedenti,
nella casa del padre.
Sarà il profeta Agabo a predire il futuro a Paolo (vv. 10-11).
Iezabel .. che si dice profetessa (Ap 2:20)
L'unica profetessa della Bibbia che profetizzava nella chiesa
è Iezabel. Questa seduttrice si era auto dichiarata profetessa.
Di lei non viene detto né il nome di suo padre o marito, come
in tutti i casi precedenti.
Ma ogni donna che ... profetizza (1Co 11:5)
L'insegnamento di Paolo è in armonia con ciò che insegna tutta
la Scrittura. Paolo conferma i due fatti evidenziati:
1. La donna che profetizza non abbandona la sua posizione di
sottomissione al marito.
Perciò si copre il capo mentre prega o profetizza e dimostra con
ciò che sta e rimane sotto la sua autorità (1Co 11:10).
2. La donna non parla nell'assemblea (1Co 14:34).
Nei versetti che precedono questo ordine, che Paolo dichiara essere
un comandamento di Dio (v. 37), egli descrive l'andamento di un'assemblea
locale che si raduna nella libertà dell'esercizio della varietà
dei doni e dei servizi.
Tutti possono parteciparvi. Leggiamo: "tutti potete profetare"
(v. 31).
Come spesse volte nella Bibbia il "tutti" viene limitato
subito dopo, in quanto che Paolo specifica: "le donne tacciano
nelle assemblee".
Come nel A.T. anche nel N.T. il servizio della donna non è destinato
per una pubblica assemblea.
Nel v. 35 Paolo specifica ciò che conveniva fare alle donne in
pubblico.
Intanto Paolo non si rivolgeva alle donne. Era dovere degli uomini
che le donne di Corinto si attenessero agli ordini divini.
Non stava nel beneplacito delle donne se volevano parlare o tacere
nelle adunanze.
"Chi profetizza parla agli uomini un linguaggio di edificazione,
di esortazione e di consolazione .."(1Co 14:3).
Significa questo che ognuno che dice nell'assemblea una parola
di esortazione o di edificazione stia profetizzando?
Certamente no. Paolo non dà in 14:2-4 una definizione dei due
carisma, quello del parlare in lingua e quello di profetizzare,
ma contrappone i differenti risultati che questi doni hanno nell'adunanza.
Mentre chi parla in lingua parla a Dio cose misteriose, chi profetizza
parla all'assemblea e l’edifica. Non ogni parola di incoraggiamento
o di esortazione è una profezia. Profetare significa: rivelare
ciò che è nascosto.
Anche se una donna dovesse ricevere una profezia durante una
adunanza non avrebbe per questo la libertà di comunicare nell’adunanza
i pensieri edificanti e incoraggianti, dato che sarebbe a lei
proibito d'insegnare.
Paolo ordina ai credenti di Corinto che le donne devono tacere
nelle loro adunanze; la loro sfera di azione non è in pubblico.
Se una donna ha effettivamente un servizio di profezia lo fa
in privato. Se essa è spirituale allora conoscerà che le indicazioni
di Paolo sono comandamenti di Dio (1Co 14:37).
"le opere sue la lodino alle porte della città" (Pr
31:31)
Quanto raro e prezioso è "una donna virtuosa" (Pr 31:10).
Nel libro dei Proverbi viene detto molto delle virtù e dei peccati
della lingua. La donna virtuosa non parla troppo, ma lavora. Nei
22 versetti dedicati a lei parlano 11 versetti dalle sue opere
e soltanto uno delle sue parole. Lei compie il servizio nel suo
raggio d'azione datole dalla sapienza e bontà del suo creatore.
Lei sorveglia l'andamento della sua casa (v. 27) e là apre la
sua bocca con saggezza (v. 26).
Nelle porte della città, dove consiglio e tribunale si svolgono,
è seduto suo marito (c. 23). Lei si vergognerebbe di aprire là
la sua bocca. Ciononostante è conosciuta là: "le sue opere
la lodino alle porte della città" (v. 31). Il suo comportamento
silenzioso e le sue buone opere la loderanno (Ti 2:3-5).
Leggiamo in Atti 9:36 di una tale donna, Tabita, e nel versetto
39 sentiamo come le sue buone opere la onorino.
(Traduzione e elaborazione di Klaus Döring di uno studio
di Benedikt Peters )
Note di alcuni teologi sul testo di:
1Co 11:5 "ogni donna che prega o profetizza ..."
Vine: l'idea che qui è in vista la riunione della chiesa è escluso,
perché in 14:34 è ordinato che le donne devono stare in silenzio
nella riunione della chiesa .... perciò questa affermazione non
può riferirsi alla riunione della chiesa. Vi sono altre occasioni
in cui una donna può esplicare il ministero orale di preghiera
o di testimonianza.
Lensky: Non fa nessuna differenza se uomini sono presenti o assenti
quando una donna prega o profetizza. .. Le riunioni pubbliche
dell'assemblea non sono comunque fra queste opportunità (dove
le donne possono esercitare questi doni). Le donne sono libere
di esercitare il loro dono di profezia in altri posti e tempi.
Robertson, Archibald e Plummer, Alfred: ...Nel culto pubblico
le donne non dovevano affatto parlare (14:34; 1Ti 2:12). Probabilmente
le donne hanno spinto in quella direzione (urged it). Se lo Spirito
le spingeva di parlare, allora dovevano parlare; e come potevano
farlo se le loro facce erano velate?
Secondo Calvino sebbene in caso di necessità una donna poteva
parlare in pubblico, normalmente ella doveva tacere durante il
culto ufficiale (pg 238, Leon Morris, La 1 Ep. di Paolo ai corinzi).