La Grazia dell'Eterno

Chiesa Cristiana Evangelica Pentecostale

I 10 Comandamenti: ricordati del giorno del Signore per santificarlo

 

Il riposo è un ordine, il comandamento ci ricorda che è possibile disonorare Dio lavorando quando è il momento di riposare, e riposando quando èil momento di lavorare.

Il riposo prescritto dal comandamento, non è lo stato che segue alla stanchezza o alla fatica, nè è da intendersi come una conseguenza secondaria del peccato, a tal proposito è senz'altro utile ricordare che in Gen. 2:2 (Es. 20:11) Dio stesso afferma di essersi riposato.

Nelle intenzioni di Dio, il riposo è lo stato di pienezza e soddisfazione che consegue al compimento di un'opera, e infatti nella Scrittura il lavoro è sempre inteso in funzione di un'opera da compiere, non esistendo alcuna etica del "lavoro per il lavoro".

E' senz'altro utile sottolineare che il ciclo lavoro-riposo non è un prodotto dell'uomo, ma un dono di Dio. La realtà può essere anche un elemento soffocante per l'uomo. Dio permette all'uomo di riconoscere il senso della propria esistenza e di quella dell'universo, invitandolo a prendere le distanze dalle proprie attività onde osservarle con obbiettività.

Il bene più grande dell'uomo è altrove che nel proprio lavoro. Non si vuole con quest'ultima affermazione svilire il contenuto dell'attività lavorativa umana, quanto piuttosto indicarne la destinazione autentica.

L'espressione "lavorerai sei giorni" non è da intendersi come una concessione che il Signore fa all'uomo, "lavorerai sei giorni ner te stesso a patto che tu ne dedichi uno a me", non vi è contrapposizionetra lavoro "per me" e "riposo per Dio", tanto il lavoro quanto il riposo appartengono all'Eterno, cioè ricadono nella sfera della Sua Sovranità.

Il lavoro non è mai strettamente parlando,"per noi", ma è sempre il lavoro che Dio ci da a compiere, senza che vi siano contrapposizioni tra lavoro materiale e spirituale.

Allo stesso modo non vi è contrapposizione tra lavoro e riposo.

Nel brano di Deuteronomio 5:13, l'uomo lavora su mandato preciso da parte di Dio.

II comandamento del riposo (shabbat), ci ricorda che soltanto Dio può portare a compimento l'opera iniziata, in quanto soltanto Lui può disporre del progetto completo dell'opera e dell'eternità per realizzarla.

L'uomo non può, propriamente parlando, fare tutto ciò che lo aggrada, egli è solo un incaricato, né può disporre in maniera indefinita e sovrana del proprio tempo, egli è cioè limitato. L'opera dell'uomo è per sua stessa natura destinata a rimanere incompiuta.

Il comandamento ci ricorda che le nostre opere trovano il proprio compimento solamente in Dio.

Se riconosceremo di essere solo partner fiduciari nei riguardi dell'opera che compiamo con il nostro lavoro (qualunque esso sia), sapremo prendere anche al momento comandatoci da Dio prendere le distanze da essa.

In Esodo 20:11 il comandamento del riposo è giustificato facendo ricorso al riposo creazionale di Dio (Gen.2:1-3), mentre in Deuteronomio 5:15 il popolo è esortato a riposarsi alla luce del ricordo della schiavitù egiziana.

La formulazione di Deuteronomio appare un pò ambigua e sembra volere essere una interpretazione ulteriore del perchè del riposo sabbatico, legandolo al concetto di liberazione. Il comandamento del riposo è allora anche annuncio del riposo come liberazione dalla schiavitù e inoltre annuncio del tipo di riposo definitivo, del sabato eterno nel quale si entra quando si cessa di operare con le proprie forze per la propria salvezza, e ci si riposa nel lavoro compiuto da Cristo sulla croce (Ebrei 4;4).

Sia"no convinti che il 3° comandamento non presti eccessiva attenzione ad un giorno in particolare, non si dovrà pensare dunque a trasferire il sabato ebraico alla domenica cristiana.

Con Cristo è venuto meno ti valore di prefigurazione del giorno del riposo (Col. 2:15-I7) , tale fatto non esclude la ricerca di un giorno da dedicare in modo particolare alla comunione con Dio.

In Atti 20:7 è detto che i cristiani si riunivano nel "primo giorno della settimana per rompere il pane insieme" (Cena del Signore, Agape), tale giorno è forse altrove chiamato "giorno del Signore"(Ap. 1:10) esso verrebbe fatto corrispondere con la "domenica"(il giorno nel quale Gesù,essendo risuscitato cominciò a mostrarsi ai propri discepoli); risulta chiaro a causa della flessibilità del 4° comandamento la possibilità di eleggere a "giorno di riposo", qualsiasi giorno della settimana.

Il giorno di riposo non dovrebb essere occasione per "fare" qualcosa per il Signore, ma al contrario occasione per "non-fare" affidando in tal modo ogni nostro peso e responsabilità nelle mani di Dio.

Dovremmo imparare nel giorno di riposo non soltanto a "non-lavorare", ma anche a "non-preoccuparci", a non restare legati ai problemi dei giorni lavorativi trascorsi, a non lasciarci intimorire da quelli futuri, a lasciar riposare le cose, a non aver paura di perdere tempo, ma sopratutto dovremmo imparare a gioire del presente, testimone di una eternità già cominciata.

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