E dunque, come prima cosa, considererò cosa significa essere
quasi Cristiano.
Un quasi Cristiano, se lo consideriamo rispetto ai suoi doveri
verso Dio, è una persona divisa tra due opinioni; vacilla tra
Cristo e il mondo; vorrebbe riconciliare Dio e Mammona, la luce
e l'oscurità, Cristo e Belial. È vero, ha un'inclinazione verso
la religione, ma è molto cauto a non addentrarsi troppo in essa:
il suo cuore falso grida in continuazione: "risparmiati,
non farti alcun male". Costui prega: "Sia fatta
la tua volontà in terra come in cielo" (Matteo 6:10),
ma nonostante ciò la sua ubbidienza è solo parziale; egli accarezza
la speranza che Dio non sarà tanto severo da ricordare tutte le
sue mancanze volontarie, sebbene un apostolo ispirato disse che
"chiunque infatti osserva tutta la legge, ma la trasgredisce
in un punto solo, si rende colpevole su tutti i punti"
(Giacomo 2:10). Ma principalmente, si tratta di una persona che
dipende molto dalle pratiche esteriori, e sulla base di esse reputa
se stesso giusto, disprezzando gli altri, nonostante egli sia
estraneo alla vita divina proprio come tutte le altre persone
incredule. In breve, è attaccato alla forma, ma non ha mai sperimentato
la potenza della grazia nel suo cuore. Va avanti anno dopo anno,
seguendo le abitudini e i riti religiosi, ma, come le vacche magre
del sogno di Faraone, stanno sempre peggio e non meglio.
Se considerate questa persona rispetto ai suoi vicini, riconoscerete
che si tratta di una persona che osserva la giustizia in tutto;
ma ciò non procede dall'amore per Dio o per il prossimo, ma solo
da un principio di amor proprio: egli sa che la disonestà può
rovinare la sua reputazione, e di conseguenza i favori che riceve
nel mondo.
È una persona che dipende molto dall'essere giusto a modo suo,
e si accontenta della coscienza di non aver fatto danno a nessuno,
sebbene legga nel Vangelo che i servi inutili saranno gettati
"nelle tenebre di fuori" (cfr. Matteo 25:30),
e che il fico sterile fu maledetto e si seccò fin dalle radici
(cfr. Marco 11:20-21), non per aver portato un cattivo frutto,
ma per non averlo portato affatto.
Non è avverso a fare opere di bene in pubblico, purché non debbano
essere fatte troppo frequentemente: ma non è avvezzo alla pratica
di visitare i malati e i carcerati, di vestire coloro che non
hanno di che coprirsi, e di sfamare gli affamati senza mettersi
in mostra. Pensa che tutte queste cose appartengono solo al clero,
sebbene il suo cuore falso gli dica che nient'altro che l'orgoglio
lo trattiene dal praticare questi atti di umiltà; e che Gesù Cristo,
nel capitolo 25 del libro di Matteo, condanna le persone alle
sofferenze eterne non soltanto perché siano fornicatori, ubriachi,
o estorsori, ma per aver rifiutato di fare quelle opere di carità:
"Allora egli dirà ancora a coloro che saranno a sinistra:
'Andate via da me maledetti, nel fuoco eterno che è stato preparato
per il diavolo e per i suoi angeli. Poiché ebbi fame e non mi
deste da mangiare, ebbi sete e non mi deste da bere, fui forestiero
e non mi accoglieste, ignudo e non mi rivestiste, infermo e in
prigione e non mi visitaste'. Allora anche questi gli risponderanno,
dicendo: 'Signore, quando ti abbiamo visto affamato, o assetato,
o forestiero, o ignudo, o infermo, o in prigione e non ti abbiamo
soccorso?'. Allora egli risponderà loro dicendo: 'in verità vi
dico: tutte le volte che non l'avete fatto a uno di questi minimi,
non l'avete fatto neppure a me. E questi andranno nelle pene eterne'"
(Matteo 25:41-46). Ho ritenuto opportuno citarvi l'intero passaggio
della Scrittura, poiché il nostro Salvatore vi attribuisce particolare
importanza; eppure viene preso in considerazione così poco spesso,
che se dovessimo giudicare dalla pratica della maggior parte dei
Cristiani, si sarebbe tentati di pensare che non esistono questi
insegnamenti nella Bibbia.
Ma procediamo a descrivere il carattere del QUASI CRISTIANO.
Consideriamolo rispetto a se stesso: come abbiamo detto, se lo
confrontiamo con i suoi vicini appare una persona onesta, ed è
sobrio anche rispetto a se stesso; ma sia la sua onestà che la
sua sobrietà procedono dallo stesso principio di un falso amor
proprio. È vero, egli non corre negli eccessi di ribellione con
gli altri uomini; ma non lo fa per ubbidienza alle leggi di Dio,
bensì lo fa o perché per carattere non apprezza la smoderatezza,
o per timore di perdere la propria reputazione, o di fare cose
sconvenienti che possano danneggiare i propri affari materiali.
Ma nonostante la sua prudenza nell'evitare la smoderatezza e gli
eccessi, per le ragioni appena menzionate, costui si dirige sempre
verso gli estremi di ciò che è ammesso. È vero, non è un ubriacone;
ma non ha ABNEGAZIONE CRISTIANA. Non ammette il pensiero che il
nostro Salvatore sia un Maestro tanto severo da negarci di poter
indulgere in alcuni particolari: e per questo è privo di un senso
della vera religione allo stesso modo di quelli che vivono nella
depravazione o in altri crimini. Nel mettere in pratica i suoi
principi egli è guidato più dal mondo che dalla Parola di Dio:
da parte sua, non riesce a concepire che la via del paradiso sia
poi così stretta; e quindi non segue tanto gli insegnamenti della
Scrittura, quanto piuttosto cosa dicono e fanno gli uomini che
si dicono giusti, o cosa si adatti maggiormente alle sue inclinazioni
corrotte. Per questo, egli non è solo molto cauto verso se stesso,
ma lo è anche verso i nuovi convertiti, i cui volti sono rivolti
verso il cielo; e, parlando loro da parte del diavolo, cerca di
convincerli a risparmiare se stessi, sebbene essi non facciano
più di quello che la Scrittura chiede loro di fare. Come conseguenza,
"non vi entrano loro, né lasciano entrare quelli che
cercano di entrare" (cfr. Matteo 23:13).
In questo modo vive il quasi Cristiano: non posso dire di avervelo
descritto appieno; ma da questi esempi e descrizioni del suo carattere,
se le vostre coscienze non sono addormentate e hanno applicato
il discorso ai vostri cuori, temo che alcuni tra voi si riconoscano
in alcuni dei tratti descritti, per quanto odiosi; e dunque non
posso che sperare che vi unirete all'apostolo nelle parole da
lui pronunciate nel verso immediatamente seguente, e preghiate
che possiate diventare anche voi non solo in parte, ma Cristiani
completi.
Passerò ora al secondo argomento proposto, cioè considerare le
ragioni per cui così tante persone non sono altro che quasi Cristiani.
E il primo motivo che voglio menzionare è che sono in molti a
esporre false nozioni religiose; sebbene vivano in un paese cristiano,
non sanno cosa sia la Cristianità. Questo forse può essere reputato
da alcuni un "parlare duro", ma dall'esperienza purtroppo
se ne evince la sincerità; poiché alcuni dicono che la religione
consista nell'appartenere a questa o a quella chiesa; molti dicono
che consista nella moralità; la maggior parte ritiene che consista
nel praticare dei doveri secondo un certo modello di esecuzione;
e pochi, molto pochi, riconoscono che consiste in quello che realmente
è, e cioè un cambiamento profondo nella propria natura, una vita
divina, una partecipazione vitale di Gesù Cristo, un'unione dell'anima
con Dio; cosa che l'apostolo esprime quando dice: "Chi
si unisce al Signore è uno spirito solo con lui" (1
Corinzi 6:17). Perciò accade che molti, anche i praticanti più
istruiti, quando ci si trova a conversare con loro dell'essenza,
la vita, l'anima della religione, intendo la nostra nuova nascita
in Gesù Cristo come insegnata dal Vangelo, si confessano ignoranti
sulla materia, e come Nicodemo esclamano: "Come possono
accadere queste cose?" (cfr. Giovanni 3:9). Non c'è
da meravigliarsi, dunque, che così tanti siano solo quasi Cristiani,
quando così tante persone non sanno cosa sia la Cristianità: non
c'è da meravigliarsi che così tanti seguano solo la forma religiosa,
essendo in realtà estranei alla potenza della grazia; o che si
accontentino della sua ombra, conoscendo così poco della sua sostanza.
E questo è uno dei motivi per cui così pochi sono veri Cristiani.
Un secondo motivo che è causa del fatto che molti non sono altro
che quasi Cristiani è una servile paura degli uomini: ci sono
state e ci sono moltitudini di persone qui che, risvegliate alla
percezione della vita divina, hanno gustato e sentito la potenza
del mondo a venire; ma per un peccaminoso timore di essere additati
o condannati dagli uomini per questa fede, hanno lasciato svanire
quella vita. È vero, hanno della stima per Gesù Cristo; ma, come
Nicodemo, vanno a lui solo di notte, nell'ombra: vogliono servirlo,
ma in segreto, per timore del giudizio degli uomini: hanno in
cuore di vedere Gesù, ma non riescono a raggiungerlo a causa della
folla, e per paura di essere derisi, e ridicolizzati da quelle
stesse persone con le quali siedono a tavola per mangiare. Ben
profetizzò il nostro Salvatore di tali persone, dicendo: "Come
potete amarmi, voi che prendete gloria gli uni dagli altri? Ahimè!
Non hanno mai letto che "l'amicizia del mondo è inimicizia
verso Dio?" (Giacomo 4:4) ? E che il nostro Signore
stesso ha detto: "Perché chi si vergognerà di me e delle
mie parole, in mezzo a questa generazione adultera e peccatrice,
anche il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella
gloria del Padre suo, con i santi angeli" (Marco 8:38)
? Non c'è da meravigliarsi se così tante persone non sono altro
che quasi Cristiani, dato che così tanti hanno preferito "la
gloria degli uomini alla gloria di Dio" (Giovanni 12:43).
Un terzo motivo per il quale molti sono nient'altro che quasi
Cristiani è che nei loro cuori regna l'amore per il denaro. Questo
era il caso pietoso di quel giovane di cui leggiamo nel Vangelo,
che andò correndo verso il nostro benedetto Signore, e inginocchiatosi
davanti a Lui, chiese: "cosa devo fare per ereditare
la vita eterna?" (Marco 10:17); al che il nostro benedetto
Maestro rispose: "Tu conosci i comandamenti: 'Non commettere
adulterio. Non uccidere. Non rubare. Non dire falsa testimonianza.
Non frodare. Onora tuo padre e tua madre'" (verso 19).
Allora il giovane rispose: "Maestro, tutte queste cose
le ho osservate fin dalla mia fanciullezza" (verso 20).
Ma quando il nostro Signore gli disse: "Una cosa ti manca;
va', vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri",
"egli, rattristato da quella parola, se ne andò dolente,
perché aveva molti beni" (versi 21-22). Povero giovane!
Aveva in cuore di diventare un Cristiano, e di ereditare la vita
eterna, ma reputò troppo caro il prezzo per riceverla, trattandosi
di donare i suoi beni! E così oggigiorno molti, sia giovani che
anziani, vengono correndo per adorare il nostro benedetto Signore
in pubblico, e si inginocchiano davanti a Lui in privato, e chiedono
al Suo Vangelo cosa devono fare per ereditare la vita eterna:
ma quando comprendono che devono rinunciare a godere delle ricchezze,
e che devono abbandonare tutte le cose cui sono affezionati, gridano:
"Signore perdonami in questa cosa! Ti prego, abbimi per
scusato".
Il cielo è dunque una sciocchezza tanto piccola agli occhi degli
uomini, da non valere più di un po' di terra dorata? La vita eterna
è per essi un acquisto troppo costoso, da non meritare la rinuncia
temporanea a poche ricchezze transitorie? Evidentemente è così.
Ma per quanto tale comportamento sia inconsistente, questo amore
smodato per il denaro è chiaramente la comune e fatale causa del
fatto che molti siano solo quasi Cristiani.
L'amore per i piaceri non è un motivo meno comune o meno fatale
per cui molti sono nient'altro che quasi Cristiani. Migliaia,
decine di migliaia sono coloro che disprezzano le ricchezze e
vorrebbero volontariamente essere dei veri discepoli di Gesù Cristo,
se abbandonare i propri averi li rendesse tali; ma quando viene
loro ricordato che il nostro benedetto Signore ha detto: "Se
uno vuol venire dietro a me, rinunzi a sé stesso" (Matteo
16:24), essi, come il giovane di cui abbiamo parlato prima, se
ne vanno dolenti, perché hanno un amore troppo grande per i piaceri
dei sensi. Forse chiameranno dei ministri di Cristo, come Erode
fece con Giovanni (cfr. Marco 6:20), e li ascolteranno volentieri:
ma toglietegli la loro Erodiade, ditegli che devono lasciare quel
piacere o quella passione cui sono così attaccati; e come il malvagio
Acab grideranno: "Mi hai trovato, nemico mio?"
(1 Re 21:20). Parlategli della necessità della mortificazione
e dell'abnegazione, e sarà per loro difficile come se aveste detto
loro "tagliati la mano destra, o cavati l'occhio destro".
Essi non concepiscono che il nostro benedetto Signore possa chiederci
tanto, sebbene un apostolo ispirato ci abbia comandato: "Fate
dunque morire le vostre membra che sono sulla terra"
(cfr. Colossesi 3:5); e quello stesso apostolo, che aveva convertito
migliaia di persone, ed era quasi giunto alla fine della corsa,
dichiarò quale pratica seguisse quotidianamente: "disciplino
il mio corpo e lo riduco in servitù perché, dopo aver predicato
agli altri, non sia io stesso riprovato" (1 Corinzi
9:27).
Ma alcuni uomini vorrebbero reputarsi più saggi di questo grande
apostolo, e illustrarci quella che loro falsamente credono essere
la via più facile per raggiungere la gioia. Vorrebbero adularci
facendoci credere di poter andare in cielo senza rinunciare ai
nostri appetiti sensuali, ed entrare per la porta stretta senza
combattere contro le nostre inclinazioni carnali. E questo è un
altro motivo per cui così tante persone sono solo quasi, ma non
del tutto, Cristiani.
Il quinto e ultimo motivo che voglio illustrare, come causa del
fatto che molti sono solo quasi Cristiani, è una volubilità e
instabilità di temperamento.
Senza dubbio, una disgrazia che molti ministri e credenti sinceri
hanno incontrato, è quella di iniziare nello Spirito, ma dopo
un po' cadere, e finire nella carne; e questo, non per mancanza
delle giuste nozioni religiose, né per un servile spirito di timore
dell'uomo, né per amore del denaro, o dei piaceri dei sensi, ma
a causa della volubilità e dell'instabilità del loro carattere.
Hanno volto la loro attenzione alla religione solo come novità,
come un qualcosa che potesse soddisfarli per un po' di tempo;
ma, una volta che la loro curiosità è stata soddisfatta, l'hanno
messa da parte: come il giovane che venne a vedere Gesù, vestito
di abiti di lino, essi Lo hanno seguito per un periodo, ma quando
sono arrivate le tentazioni su di loro, per mancanza di risolutezza
si sono lasciati derubare di tutte le loro buone intenzioni, e
sono corsi via nudi. Inizialmente, come alberi piantati in riva
a un fiume, sono cresciuti e sono fioriti per un periodo; ma non
avendo radici in sé, non possedendo un principio di santità e
carità, presto si sono seccati e avvizziti (cfr. Luca 8:5 e segg.).
Le loro buone intenzioni assomigliano troppo ai movimenti violenti
di un animale che viene ammazzato; sebbene impetuosi, hanno breve
durata. In breve, cominciano bene il loro cammino verso il cielo,
ma quando si accorgono che la strada è più stretta o più lunga
di quanto si aspettavano, a causa della loro indole instabile
si fermano per sempre, e così "il cane è tornato al suo
vomito, e: la scrofa lavata è tornata a rotolarsi nel fango"
(2 Pietro 2:22).
Ma io tremo nel pronunciarmi sul destino di questi Cristiani
instabili che, dopo aver messo mano all'aratro, per mancanza di
un po' più di determinazione, guardano indietro a loro vergogna
(cfr. Luca 9:62). Come farò a ripetere loro quella terribile sentenza,
"se si tira indietro l'anima mia non lo gradisce"
(Ebrei 10:38), e ancora, "[quelli] che sono stati una
volta illuminati, hanno gustato il dono celeste, sono stati fatti
partecipi dello Spirito Santo, e hanno gustato la buona parola
di Dio e le potenze del mondo a venire, se cadono, è impossibile
riportarli un'altra volta al ravvedimento" (Ebrei 6:4-6).
Ma nonostante il Vangelo sia tanto severo verso gli apostati,
molti che hanno iniziato bene, per il loro carattere incostante
(oh, che nessuno di coloro che sono qui presenti sia così) finiscono
nel numero di quelli che si tirano indietro a loro perdizione.
E questo è il quinto ed ultimo motivo che elencherò per cui così
tanti sono solo quasi, ma non del tutto, Cristiani.
Procederemo ora ad esaminare il terzo punto proposto: considereremo
cioè la follia di essere solo quasi Cristiani.
E il primo effetto della follia di tale comportamento è l'impossibilità
di essere salvati. È vero, queste persone sono quasi rette; ma
centrare quasi il bersaglio significa mancarlo. Dio richiede da
noi che lo amiamo "con tutto il nostro cuore, con tutta
la nostra anima, con tutta la nostra mente e con tutta la nostra
forza" (cfr. Marco 12:30; Deuteronomio 6:5). Egli ci
ama troppo per permettere qualunque rivalità; poiché, più i nostri
cuori sono vuoti di Dio, più sono pieni di tristezza. Il diavolo,
infatti, come la falsa madre che si presentò davanti a Salomone
(cfr. 1 Re 3:17), vorrebbe che i nostri cuori fossero divisi,
come quella donna chiedeva che fosse fatto per il bambino; ma
Dio, come la vera madre, voleva tutto o niente. "Figlio
mio, dammi il tuo cuore" (Proverbi 23:26), tutto il
tuo cuore; questa è la chiamata che viene rivolta a tutti: e se
ciò non viene fatto, non potremo mai aspettarci la misericordia
divina.
Le persone possono giocare a fare gli ipocriti, ma Dio nel gran
giorno del giudizio li abbatterà con la morte, come fece ad Anania
e a Saffira (cfr. Atti 5:1-11) per bocca del Suo servitore Pietro;
poiché fingono di offrirgli tutto il loro cuore, ma in realtà
gran parte la tengono per sé. Forse possono illudere i loro simili
per un tempo; ma Colui che diede ad Ahijah la capacità di gridare
"Entra pure, moglie di Geroboamo" (1 Re 14:6),
smascherando la donna che, fingendosi un'altra, era venuta a consultarlo
per avere notizie su suo figlio che era malato, lo stesso Dio
svelerà anche le loro più astute dissimulazioni; e se i loro cuori
non appartengono completamente a Lui, essi avranno la stessa sorte
degli ipocriti e degli increduli.
Ma, come seconda cosa, quello che rende una "mezza devozione"
ancora più inescusabile è il fatto che essa non solo è insufficiente
alla loro stessa salvezza, ma anche pericolosa per quella degli
altri. Un quasi Cristiano è una delle creature più dannose del
mondo; è un lupo vestito da agnello; è uno di quei falsi profeti
di cui il nostro benedetto Signore ci ha parlato, nel sermone
sul monte: uno di quelli che cercano di persuadere le persone
che la via per il cielo è più larga di quanto è in realtà; e dunque,
come è stato osservato prima, "non vi entrano loro, né
lasciano entrare quelli che cercano di entrare" (cfr.
Matteo 23:13). Questi, questi sono gli uomini che corrompono il
mondo con uno spirito Laodiceano di tiepidezza, che accendono
false luci, facendo naufragare le anime ignare che sono in cammino
verso la meta. Essi sono per la croce di Cristo dei nemici peggiori
degli infedeli: poiché gli increduli sono ben conosciuti; ma un
quasi Cristiano, con subdola ipocrisia, attrae molti a sé; e dunque
deve aspettarsi di ricevere per questo maggiore dannazione.
Come terza cosa, non solo ciò è dannoso per noi e per gli altri,
ma è anche il massimo esempio di ingratitudine che possiamo esprimere
al nostro Signore e Maestro Gesù Cristo. Poiché Egli è venuto
dal cielo e ha sparso il Suo prezioso sangue per acquistare questi
nostri cuori; e noi gliene vogliamo dare solo metà? Oh, come possiamo
affermare di amarLo, quando i nostri cuori non sono uno con Lui?
Come possiamo chiamarlo nostro Salvatore, quando non ci sforziamo
sinceramente di essere approvati da Lui, affinché Egli veda il
frutto del travaglio dell'anima sua e ne sia soddisfatto (cfr.
Isaia 53:11) ?
Supponiamo, per esempio, che qualcuno tra noi abbia acquistato
un servo per una gran somma di denaro, e che questo servo prima
di essere acquistato abbia vissuto nella povertà e nel dolore
più estremi, e che sarebbe rimasto in quelle condizioni se non
l'avessimo preso in casa nostra; supponiamo anche che, qualche
tempo più tardi, questo servo diventasse ribelle, o che si rifiutasse
di eseguire più di metà dei suoi doveri; quanto, quanto potremmo
rimproverarlo per la sua vile ingratitudine! E questo servo meschino
sei tu, o uomo, che ti riconosci redento dall'infinita e inevitabile
miseria e punizione eterna grazie alla morte di Gesù Cristo, eppure
non dai tutto te stesso a Lui. Ci comporteremo noi con Dio il
nostro Creatore in un modo col quale non tratteremo neppure un
uomo nostro simile? No, Dio ce ne guardi!
Permettetemi, dunque, di aggiungere un paio di parole di esortazione
per voi, per incitarvi a non essere solo quasi, ma del tutto Cristiani.
Oh, che noi possiamo disprezzare ogni comportamento vile e sleale
verso il nostro Re e Salvatore, il nostro Dio e Creatore. Non
attraversiamo delle tribolazioni durante la nostra vita per poi
gettarci nell'inferno alla fine. Diamo a Dio tutto il nostro cuore,
e non restiamo un attimo di più divisi tra due scelte: se il mondo
è Dio, serviamolo; se il piacere è Dio, serviamolo; ma se il Signore
è Dio, serviamo, oh, serviamo soltanto Lui! Perché, perché dovremmo
aspettare ancora? Perché amare la schiavitù, al punto di non rinunciare
completamente al mondo, alla carne, e al diavolo, che con tante
catene spirituali lega le nostre anime, impedendo loro di arrivare
a Dio? Ahimè! Di cosa abbiamo paura? Dio non è forse in grado
di ricompensare la nostra completa ubbidienza? Se lo è, perché
non Lo serviamo appieno? Per lo stesso motivo per cui facciamo
tanto, perché non facciamo di più? O pensate che essere religiosi
solo per metà vi renderà felici, ma andando oltre vi ritroverete
miserabili e infelici? Oh, questo, miei fratelli e sorelle, è
un inganno: perché questa mezza devozione, questo vacillare tra
Dio e il mondo, che rendono così tante persone, all'apparenza
ben disposte, dei completi estranei alle consolazioni della fede?
Essi seguono la religione solo fino al punto in cui essa disturba
le loro concupiscenze, e seguono le loro concupiscenze fino al
punto di essere da queste private delle consolazioni della religione.
Se invece, al contrario, abbandonassero sinceramente ogni cosa
a cui sono legati, e dessero i loro cuori interamente a Dio, sperimenterebbero
allora (e non prima di allora) l'inesprimibile gioia di avere
una mente in armonia con se stessi, e una tale pace con Dio, che
sorpassa ogni conoscenza, e alla quale essi erano stati estranei
prima di allora. È vero, se dedichiamo tutti noi stessi interamente
a Dio, dovremo affrontare il disprezzo degli uomini; ma esso è
necessario a guarirci dal nostro orgoglio. Dobbiamo rinunciare
alle gioie dei sensi, perché essi ci impediscono di ricevere quelli
spirituali, che sono infinitamente migliori. Dobbiamo rinunciare
all'amore del mondo; e questo perché possiamo essere riempiti
dell'amore di Dio: e quando esso avrà allargato i nostri cuori,
noi, come Giacobbe quando servì per amore della sua amata Rachele
(cfr. Genesi 29:20), non reputeremo nulla troppo difficile da
sopportare, né ci sarà sofferenza troppo dura da attraversare,
per l'amore che allora avremo per il nostro caro Redentore. Così
facili, così piacevoli saranno le vie di Dio anche in questa vita:
ma quando ci libereremo di questi corpi, e le nostre anime saranno
ripiene di tutta la pienezza di Dio, oh, quale cuore può concepire,
quale lingua può esprimere con quale ineffabile gioia e consolazione
guarderemo indietro ai giorni passati di sincero e umile servizio
per il Signore. Pensate allora, miei cari che mi ascoltate, che
ci pentiremo di aver fatto troppo? O piuttosto non pensate che
ci vergogneremo di non aver fatto di più, e arrossiremo per essere
stati così restii ad arrenderci completamente a Dio, sapendo che
in futuro Lui voleva darci Se stesso per l'eternità?
Permettetemi, dunque, di concludere, esortandovi, fratelli e
sorelle, ad avere sempre davanti ai vostri occhi l'ineffabile
felicità di rallegrarvi in Dio. E ricordate che ogni minima parte
di santificazione che trascurate, è un gioiello mancante nella
vostra corona, un grado inferiore di benedizione eterna quando
saremo davanti a Dio. Oh! Pensate e agite sempre così, e non starete
più a cercare di conciliare le cose di Dio con quelle mondo; ma,
al contrario, sforzatevi quotidianamente di dare sempre di più
voi stessi a Lui; e sarete sempre vigili, sempre in preghiera,
sempre aspiranti ai più alti livelli di purezza e di amore, e
conseguentemente vi preparerete per una sempre maggiore rivelazione
dell'amore di Dio, nella cui presenza c'è gioia completa, e alla
cui destra vi è la felicità eterna. Amen! Amen!