Il secondo comandamento pone dei limiti non alle immagini e
alle sculture in quanto tali, ma all'utilizzo illegittimo delle
medesime, la Scrittura infatti non contiene nessuna contestazione
dell'arte e dei suoi prodotti.
L'utilizzo di immagini per fini cultuali è il problema sul quale
il comandamento concentra la propria attenzione, in quest'ottica
l'utilizzo di immagini per adorare dèi falsi è riprovata, quanto
quello dell'utilizzo di immagini per adorare il vero Dio.
Il cattolicesimo trova oltremodo utile proporre all'attenzione
dei fedeli immagini per favorire il contatto con il divino, sovente
in campo protestante si assiste a deviazione dal comandamento
tramite un uso non critico del "crocefisso".Non esiste
alcun uso legittimo dell'immagine di Dio, anche il crocefisso
sottolineando solo verità parziali come la sofferenza di Cristo
sulla croce e la sua morte vicaria, trascura verità altrettanto
importanti come la Sua vittoria sulla morte, la Sua intercessione
per i santi, la Sua Signoria attuale. La storia del cristianesimo
ci insegna come le varie devozioni del crocefisso abbiano ispirato
pensieri malinconici sulle sofferenze del Cristo.
I popoli antichi non credevano affatto che le immagini della
divinità coincidessero con la medesima; I'immagine sacra esprime
il bisogno dell'uomo di relazione con la divinità, e inoltre:
l) il luogo dove trovarla, 2) la certezza della sua presenza,
3) la distinzione tra divinità.
L'immagine risulta utile all'adoratore, dunque per quale motivo
Dio è tanto intransigente nei confronti del suo utilizzo? Possiamo
rispondere dicendo che nessuna immagine riesce a cogliere pienamente
l'essenza spirituale di Dio.
Le immagini colgono solo un aspetto parziale di Dio. Israele
nel deserto volle rappresentarsi l'Eterno come un forte vitello,
l'intento in sé poteva anche non apparire errato (era pur sempre
l'Eterno quello che veniva parzialmente raffigurato), ma le conseguenze
etiche non tardarono a manifestarsi. Il popolo sentì quel Dio
tanto poco onorabile da abbandonarsi a pratiche licenziose al
suo cospetto (Esodo 32).
Nel brano di Genesi 1: è scritto: "Facciamo l'uomo a nostra
immagine e somiglianza", è qui espressa la natura del tipo
di relazione che sussiste tra uomo e Dio, l'uomo è creato, Dio
è colui che lo crea, nel Momento in cui l'uomo crea un'immagine
di Dio, il rapporto suddetto si inverte scandalosamente: l'uomo
crea Dio, o piuttosto una sua caricatura.
Ogni rappresentazione che ci facciamo di Dio si pone sotto il
segno del peccato dell'uomo. Tramite l'immagine entriamo solo
in rapporto con noi stessi, anche per questo motivo le immagini
sono rassicuranti , esse infatti ci sono "familiari",
sono espansioni della nostra umanità.
Sul Sinai Dio apparve al popolo, che tremante guardava da lontano
(Esodo 19:19), il popolo sapeva di avere a che fare con un Dio
del tutto diverso dagli dèi muti e immobili che aveva conosciuto
in Egitto.
Quando il popolo si rappresentò questo Dio, subito lo avvertì
come troppo familiare. L'immagine presuppone sempre un costruttore
e dunque un padrone. Dio si sottrae a qualsiasi tentativo di essere
"posseduto" da parte dell'uomo.
Non la vista ma l'udito è chiamato in causa nella relazione con
Dio, infatti è tramite la Parola rivelata che ci è fornita conoscenza
a proposito di chi Dio è.
In Deuteronomio 4 Mosè ricorda agli Israeliti che essi ai piedi
del Sinai avevano udito la voce di Dio ma non lo avevano visto.
La Scrittura esclude anche l'utilizzo di immagini mentali , altrettanto
dannose quanto quelle fisiche, pensiamo a quanti immaginano Dio
come un guerriero, un architetto, un artista ecc.
Solo in Cristo l'uomo ha potuta "vedere" la manifestazione
di Dio (Gv.I2:4-3; 2Cor.4:4; Col. 5; Fil. 2:8; Gv.14:9) .
Abbiamo un solo modo per conoscere Dio e adorarlo, attraverso
la Parola Scritta e la Parola incarnata.
La struttura del secondo comandamento è senz'altro interessante,
essa va attentamente studiata per non cadere in fraintendimenti.
I versi 4 e 5 sembrano apparentemente introdurre due proibizioni:
1) non farsi scultura e immagine alcuna, 2) non prostrarsi davanti
ad esse.
In Deuteronomio il comandamento in questione ha la medesima struttura.
Riteniamo che il comandamento proibisca un particolare tipo di
arte sacra, quella indirizzata alla rappresentazione di Dio o
di dèi stranieri.
L'Antico Testamento non connette l'esercizio delle attività artistiche
alla sola sfera del sacro. Per il Tabernacolo (Tenda di Convegno)
venne fatto un uso massiccio uso di oggetti artistici (Esodo 26:1,31
ecc. tali arredi sono espressamente voluti da Dio). Nel tempio
fatto costruire da Salomone, comparivano diverse sculture non
espressamente ordinate da Dio, e che in seguito non furono mai
oggetto di condanna, né direttamente da parte di Dio, né da parte
di alcun profeta (pensiamo ai melograni di bronzo che circondavano
i due capitelli a forma di giglio posti all'ingresso del tempio,
alla conca di rame circondata da due fila di cetrioli di rame,
e poggiante sopra dodici buoi sempre di rame, ai porta-bacinelle
ricoperti di leoni , palme, buoi e cherubini (1Re 7). Salomone
utilizzò sculture per arredare il proprio palazzo reale (ad esempio,
il trono d'avorio ricoperto d'oro e ornato da 14 sculture rappresentanti
leoni).
Da quanto sin qui detto risulta chiaro che l'attenzione di Dio
con il secondo comandamento non è tanto posta alle sculture e
alle immagini in quanto tali, ma ad un particolare tipo di rappresentazioni
ed ad un relativo atteggiamento nei loro confronti. Riteniamo
che la traduzione più appropriata di Es.20:4-5 possa essere la
seguente: "Non ti fare scultura alcuna né immagine alcuna
per poi prostrarti dinanzi a tali cose e servire loro"