Questo comandamento implicitamente afferma, che solo Dio può
esprimere giudizi di merito sul valore della vita umana; infatti
che senso potrebbe avere la dichiarazione di un uomo a proposito
di tale fondamentale argomento?
Il comandamento in questione, esprime il desiderio di Dio di fare
in modo che l'uomo possa vivere tranquillamente senza la minaccia
di qualcuno intenzionato a togliergli la vita.
Solo Dio è giudice della vita, per tale motivo è condannata la
condotta di quell'uomo che pretenda uccidere indiscriminatamente,
ergendosi in tal modo a giudice della vita di un altro uomo.
Il verbo "non uccidere" nel brano in questione è "rasah",
esso significa propriamente: "non versare sangue innocente",
"non assassinare", il comandamento dunque condanna l'omicidio
doloso, l'assassinio deliberato.
Assassinare il prossimo è un modo per sovrapporre al giudizio
di Dio, il proprio giudizio in merito al valore della vita di
un uomo.
Il sesto comandamento è altresì teso a preservare l'immagine di
Dio nell'uomo (Gen. 9:5-6), al punto che ne è richiesto conto
a qualsiasi creatura.
L'uomo è destinato a tornare alla terra da cui è stato tratto,
ma se la sua vita torna alla terra sotto forma di sangue sparso,
allora la terra ne rimane contaminata (Num. 35:33). In tale evenienza
nel'AT lo stesso sangue dell'uccisore è chiamato in causa per
l'espiazione.
Infatti non tutte le uccisioni sono condannate dal comandamento,
anzi nell'Antico Testamento alcune uccisioni sono addirittura
comandate da Dio, ad esempio quelle degli animali per potersene
servire come cibo (Genesi 9:3).
Le uccisioni che mai l'israelita avrebbe ritenuto fossero proibite
dal sesto comandamento, erano comminate per una serie molto vasta
di infrazione alla legge mosaica:
1) magia, evocazione dei defunti, divinazione (Esodo 22:17; Levitico
19:31; 20:6, 27; Deuteronomio 18:10-14)
2) sacrifici (anche umani) agli idoli (Es. 22:20; Lev. 20:2-5;
Deut. 13:6-17;; 17:2-7)
3) profanazione del giorno del riposo (Es. 31:14-15; 35:2)
4) bestemmia (Lev. 24:10-16)
5) falsa profezia pronunciata invocando divinità pagane o abusando
del nome di Dio (Deut. 13:1-5)
6) adulterio (Lev. 20:10; Deut. 22:12)
7) stupro di una vergine non schiava fidanzata ad un altro uomo
(DEut. 22:21-27, sono presentate in questo brano diverse modalità
di applicazione della pena)
8) maledire padre e madre (Lev. 20:9; Es. 21:15, 17)
9) relazioni sessuali con la moglie del proprio padre o con la
propria sorella (Lev. 20:12)
10) prendere in moglie figlia e madre (Lev.20:14, il brano è ambiguo,
non si comprende se la pena capitale fosse inflitta a chi avesse
preso in moglie la propria madre o la propria figlia, oppure se
fosse proibita la pratica della poligamia quando questa comportava
prendere due donne che fossero ta loro madre e figlia)
11) relazioni sessuali con la propria sorellastra (Lev. 20:17)
12) relazioni sessuali con donna durante il periodo mestruale
(Lev. 20:18)
13) donna non trovata vergine dal proprio marito (Deut. 22:13-21)
14) figliuola del sacerdote che si prostituisce (Lev. 21:9)
15) relazioni sessuali con bestie (Lev. 20:15-16; Es. 22:19)
16) omossessualità (Lev. 20:13; Deut. 22:5)
17) relazioni sessuali con zia materna o paterna, con zia acquisita
o con la moglie del fratello germano (Lev. 20:19-21 sul significato
dell'espressione "portare la pena della propria iniquità"
vedi punto 30)
18) ribellione nei confronti dei genitori (Deut. 21:18-21, probabilmente
questa situazione è la medesima di quella illustrata al punto
8)
19) omicidio doloso (Es. 21:12, 14, dobbiamo considerare omicidio
doloso anche: l'aborto, l'eutanasia, il suicidio, l'alcoolismo,
il fumo, l'uso e lo spaccio di droghe)
20) rifiuto di sottomettersi al decreto del sacerdote o del giudice
(Deut. 17:12)
21) percuotere padre e madre (Es. 21:15, vedere punti 8 e 18)
22) rapimento (Es. 2:16; Deut. 24:7)
23) falsa testimonianza (Es. 21:18-36, era comminata la pena di
morte solo nel caso il falso testimone ricercasse la morte dell'accusato)
24) celebrazione impropria della pasqua (Es. 12:15; Num 9:13)
25) mancanza di umiliazione nel giorno dell'espiazione, non digiunando
o lavorando (Lev. 23:29)
26) non essere circoncisi, se ebrei (Gen. 17:14)
27) mangiare il sangue (Lev. 17:14)
28) mangiare il grasso dei sacrifici (Lev. 7:25)
29) disprezzare l'ordinanza di presentare i sacrifici al luogo
scelto dall'Eterno (Lev. 17:1-9)
30) consumazione fuori dal tempo stabilito, della carne del sacrificio
di azioni di grazie (Lev. 7:18; 19:8, notare l'identità tra le
espressioni "portare la pena per la propria iniquità"
e "essere sterminato di fra il popolo")
31) utilizzo per uso profano dell'olio e del profumo sacri (Es.
30:33, 38)
32) consumazione dei sacrifici da parte di persone in stato di
imurità (Num. 19:20; Lev. 7:20)
33) frode nel commercio (Deut. 25:13-16)
34) appropriazione di quanto era stato interdetto (Giosuè 7:19-27)
...la lista potrebbe non essere completa.
Pur essendo contrari alla pena di morte diamo di seguito alcuni
dei motivi erroneamente addotti per contestarla:
1. L'argomento dell'amore. Si afferma che il Signore ci ha chiamato
ad amare i nostri nemici, pertanto risulterebbe del tutto paradossale
ricercare la morte di alcuni di essi. Questo argomento dissociando
l'amore di Dio dalla giustizia, potrebbe essere usato addirittura
per abolire i tribunali e ogni forma di punizione dei criminali.
2. L'argomento dell'adempimento definitivo della pena di morte
con la crocifissione. La pena inflitta a Cristo sul Golgota avrebbe
abolito per sempre la possibilità per l'uomo di togliere la vita
ad un altro uomo.
Questo argomento non distingue tra la morte vicaria del Cristo,
e la natura dei tribunali umani e delle pene da loro inflitte.
3. L'argomento delle mutate circostanze storiche. Questo argomento
è sostanzialmente fondato sulla considerazione che la pena di
morte in Israele era in realtà intesa come un "deterrente",
teso ad arginare la pratica della "faida", ossia la
vendetta tribale (ad esempio Caino, per sua stessa ammissione
meritevole di morte, riceve un sigillo da parte dell'Eterno affinchè
nessuno lo uccida "per vendetta" Genesi 4:14-15). Tale
argomento riposa largamente su presupposti "evoluzionisti",
riassumibili come segue: Israele è stato progressivamente istruito
alla giustizia, tramite una legge che prescriveva la morte per
alcuni crimini. Con la venuta di Cristo l'umanità ha sperimentato
un progrssivo allontanamento dalle barbarie, con conseguente teorizzazione
di un diritto più mite, teso al recupero del criminale e non alla
sua punizione.
4. L'argomento del "non uccidere". Abbiamo già visto
come il 6° comandamento non escluda la pena di morte per l'assasinio.
Alcuni brani del Nuovo Testamento ci inducono ad affermare che
la pena di morte è stata esplicitamente abolita per alcune trasgressioni
quali: l'adulterio (Matteo 19:9, Giovanni 8:11), il matrimonio
illecito (1Corinzi 5:1-5), la bestemmia (1Timoteo 1:20).
Il realtà, il 6°comandamento nulla afferma in modo esplicito a
proposito della pena da comminare per l'assasinio. Infatti il
comandamento si limita semplicemente a condannare l'omicidio doloso.
Il sistema di sanzioni applicato allo specifico comandamento,
non può non essere inteso nel quadro delle sanzioni destinate
al popolo di Israele, sotto la tutela dell'economia precedente
quella della grazia in Cristo. Ritenere di poter applicare ancora
oggi la pena di morte al comandamento del "non uccidere",
implica un voler mettere di nuovo in auge prescrizioni e precetti
strettamente connessi all'economia mosaica. E infatti perchè non
invocare la pena di morte anche per l'omosessualità, il percuotere
i genitori (trasgressione al 5° comandamento), la falsa testimonianza,
il rapimento ( infatti il "non rubare" dell'8° comandamento,
condanna anche il "furto d'uomini"), ect.
Alcuni teologi riformati ritenevano che il brano di Genesi 9:6
"il sangue di chiunque spargerà il sangue dell'uomo sarà
sparso dall'uomo", fosse un termine di quel patto stretto,
tramite Noè, con tutta l'umanità sino alla fine dei tempi. Tale
"patto noachico" avrebbe avuto un valore superiore a
quello della legge mosaica.
Vi ravvisavano pertanto un'autorizzazione ad applicare senz'altro
la pena di morte per l'assassinio (si parlava in questo caso di
"patto noachico"). Ma nello stesso brano è contenuta
anche la proibizione di mangiare sangue animale (v.4), che a noi
sembra essere stata abolita da Cristo (Marco 7:19).
Probabilmente tanto per il sangue animale, quanto per il sangue
umano versato, sono valide le stesse considerazioni di prefigurazione
del sacrificio di Cristo. La pena di morte, da una parte era un
monito teso a fare apprezzare il valore della vita umana agli
occhi di Dio, dall'altra, i moniti contro il sangue versato (di
esseri umani), e il mangiare il sangue (di animali) dovevano servire
a fare apprezzare il sacrificio del Figliolo di Dio.
Poco possiamo aggiungere a proposito dell'argomento, piuttosto
trito, di Romani 13:4, secondo il quale il magistrato non porterebbe
"la spada invano".
In campo evangelico si è deciso, con un'esegesi piuttosto dubbia,
che "la spada" del magistrato significa la possibilità
affidatagli, di potere comminare la pena di morte agli omicidi
(non credo che i magistrati al tempo di Paolo la comminassero
solo per tale reato!). Nel caso la corretta interpretazione fosse
questa, Paolo approvava tale stato di cose presente nell'Impero
Romano? Oppure si esprime a proposito di quelli che debbono essere
i comportamenti dei credenti, in sistemi dove la giustizia divina
non sempre è manifesta (Paolo ad esempio non condanna la pratica
della schiavitù, ma dona consigli cristiani a schiavi e padroni)
Che conclusione trarre da quanto sin qui detto, certamente che
come credenti evangelici siamo impegnati per una difesa a tutto
tondo della vita umana, dall'embrione, alla vita dell'omicida.
Certamente siamo contro la pena di morte non perchè la giustizia
umana è imperfetta, ma perchè è venuto meno il valore di prefigurazione,
che alla pena di morte sotto l'Antico Patto era connessa.