"Ora noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene
per coloro che amano Iddio..." (Romani 8:28)
E' una parola che ci conforta, è una parola che ci incoraggia,
ed è anche una parola che ci illumina intorno alla personalità
di Dio, intorno ai metodi di Dio. E questa luce risplendente,
illumina non soltanto la nostra mente, la nostra vita, ma anche
il nostro sentiero spirituale, il nostro sentiero cristiano e
ci aiuta a sostenere le vicende che noi incontriamo, le circostanze
che si presentano davanti a noi.
Infatti quando noi affrontiamo la nostra vita, nella luce di
Dio, con la conoscenza della sua volontà ma anche con la conoscenza
dei suoi piani, noi realizziamo in noi stessi una vitalità spirituale,
una forza che viene dal cielo e che ci consente di rimanere saldi,
fermi, in tutte le situazioni e di affrontarle, e di affrontarle
fino alla vittoria. E il Signore vuole che noi sosteniamo le cose
che si presentano davanti a noi vittoriosamente. Vuole che tutte
le circostanze della nostra vita si concludano con un trionfo.
Un trionfo per la chiesa, un trionfo per ogni credente. Ed è proprio
per questo motivo che continua a ricordarci lungo il nostro cammino,
nella nostra vita spirituale che "tutte le cose cooperano
al bene di quelli che amano Dio". E continua a ricordarcelo
affinché noi impariamo questa lezione, penetriamo profondamente
in questo insegnamento.
L'apostolo Paolo l'aveva imparata, e con lui l'avevano anche
appresa i suoi collaboratori e i fratelli che stavano vicino a
Lui. Infatti egli può affermare "noi sappiamo ". Egli
era a conoscenza di questa verità e il possesso di questa verità
gli dava forza, gli dava coraggio, gli permetteva di scrivere
"io stimo che le sofferenze del tempo presente non possono
essere paragonati alla gloria che deve essere manifestata a nostro
riguardo". Come gli permettevano di accettare le persecuzioni,
di sostenere le contraddizioni, di andare incontro ai pericoli
e rimanere sempre fermo, sempre fedele, sempre disposto a fare
la volontà di Dio e ad assolvere il ministerio dell'Evangelo.
Paolo aveva imparato questa lezione, noi abbiamo bisogno ancora
di studiarla per imparare e imparare sempre di più, affinché arriviamo
ad una condizione che ci permetta di dire: "or noi sappiamo
che tutte le cose cooperano al bene". Ma dirlo non in senso
teorico, in maniera astratta, ma fondati sulla nostra esperienza,
basati sulla nostra fede, sulla luce ricevuta direttamente dal
Signore, per camminare nelle sue vie e fare la sua volontà. E
quando ci riferiamo al fatto che tutte le cose cooperano al bene,
non dobbiamo riferirci soltanto alle circostanze, alle situazioni,
ma dobbiamo riferirci anche alle cose nel senso concreto di questo
termine, a tutte le realtà che stanno intorno a noi e davanti
a noi. Perché dobbiamo credere, come scritto nel Salmo 24, "che
al Signore appartiene la terra e tutto quello che è in essa",
e dobbiamo anche credere che il Signore è sempre pronto ad usare
la terra e tutto quello che è in essa per la nostra benedizione,
per la benedizione della sua chiesa, e per la benedizione di ogni
credente.
Io credo che proprio per questo motivo l'apostolo Paolo scriveva
indirizzandosi ai suoi fratelli: "Ogni cosa è vostra".
Dio ha messo tutto a vostra disposizione: le cose presenti,
le cose future, Paolo, Pietro, la vita, la morte, ogni cosa è
vostra, perché ogni cosa appartiene al Signore. Il Padrone di
tutte le cose è sempre pronto a regalare queste cose alla Sua
chiesa, può usare queste cose per benedire la sua chiesa. E noi
vogliamo crederlo, vogliamo quindi guardare alla realtà della
vita, non con l'occhio della carne, non dal punto di vista razionale,
umano, ma con l'occhio dello Spirito, dal punto di vista di Dio.
Così possiamo penetrare nei misteri di Dio, e comprendere le opere
di Dio, i metodi di Dio, e vivere serenamente nella Sua grazia
e nella Sua gioia.
Considerando questo argomento spirituale, sono andato con la
mia mente in uno dei libri della Bibbia, il libro di Giona. In
questo libro, in sintesi è affermata proprio questa verità, ed
è affermata per ricordarci che Dio ha tutto a sua disposizione,
ed è pronto ad usare tutte le cose per edificare il Suo popolo,
per benedire il Suo popolo. Leggiamo attentamente il libro del
profeta Giona e possiamo constatare, attraverso le sue pagine,
che Dio è pronto ad usare le forze inconsce della natura, gli
elementi del mondo animale, le cose del mondo vegetale: tutte
queste cose appartengono Lui, sono a Sua disposizione, ed Egli
è pronto ad usarle per glorificare il Suo nome, ma anche per il
bene dei suoi figliuoli, di coloro che credono in lui. Qualche
volta per il bene del ministerio, o per il bene dei ministri.
Nel caso di Giona possiamo riferirci proprio a una situazione
di questo genere: Giona, che spesso ricordiamo come il "profeta
disubbidiente"; aveva ricevuto un ordine preciso: quello
di recarsi nella città di Ninive, e predicare un messaggio capace
di suscitare ravvedimento e umiliazione.
Ma Giona voltò le spalle all'ordine del Signore, e lo fece spinto
da un sentimento tutt'altro che encomiabile. Egli conosceva la
misericordia del Signore, e conosceva anche l'efficacia del suo
messaggio e della Sua Parola. Così in se stesso aveva concluso:
predicando questo sermone posso suscitare l'umiliazione e il ravvedimento
degli abitanti di Ninive, e una volta che si saranno convertiti
Dio userà misericordia nei loro confronti. Invece di eseguire
la sentenza li perdonerà, e non sono degni di essere perdonati.
Devono essere castigati da Dio. E perché questo castigo venga
su di loro, io non vado a predicare il messaggio che il Signore
mi ha affidato. La sua decisione fu tra le più infauste, perché
qualunque decisione in contrasto con l'ordine di Dio e la volontà
di Dio è una decisione infausta, ed è perciò che noi riguardiamo
a lui come al profeta disubbidiente: quel profeta che paga il
suo biglietto, prende il suo posto sulla nave, e tenta di raggiungere
la parte opposta del Mediterraneo. Ma il Signore mandò una tempesta,
una fiera tempesta su quel mare dove navigava Giona e dove naturalmente
si trovavano i marinai che lavoravano su quella nave. Una tempesta.
Il Signore è Padrone degli elementi. Noi spesso quando parliamo
di tempesta in riferimento a Dio, concludiamo che Signore è sempre
pronto a calmare le tempeste, acquietare il mare, a far venire
la bonaccia. Ma il Signore, dobbiamo ricordare, è sempre pronto
anche a far venire le tempeste. Egli è il Padrone di ogni cosa,
e quindi anche gli elementi della natura può usarli per un fine
educativo, per un fine didattico. Infatti quella tempesta, che
il Signore fece scatenare su quel mare, aveva uno scopo nel piano
di Dio. Egli non voleva distruggere quei marinai, non voleva che
quella nave facesse naufragio, non voleva colpire nessuno. Voleva
semplicemente richiamare al dovere il Suo servitore. E sia Benedetta
ogni tempesta che a questa finalità per la nostra vita, sia Benedetta
ogni tempesta che ci richiama verso il Signore per fare la sua
volontà e per umiliarsi nella sua presenza. Infatti noi sappiamo
che questa tempesta ebbe un fine, che noi riconosciamo perfettamente
aderente al piano che il Signore aveva prestabilito ma che noi
riconosciamo anche perfettamente salutare per il profeta di Dio.
I marinai erano agitati per quella tempesta. Qualcosa che stava
molto al di là delle loro capacità nautiche. Si sentivano impotenti
di fronte all'agitarsi delle onde. Ed infatti con tutti i mezzi
a loro disposizione cercarono di risolvere il problema. Ma il
problema era più grande di loro e correndo da un punto all'altro
della nave arrivarono anche in quel cantuccio dove c'era Giona
addormentato, lì nella stiva, nel fondo della nave. Svegliarono
quell'uomo che dormiva e lo rimproverarono bruscamente: noi siamo
tutti in pericolo di vita e tu stai dormendo? Ma prega il tuo
Dio che possa usare misericordia verso di noi.
Cari nel Signore, una richiesta interessante, vero? Interessante
perché riceve luce dal fatto che Giona aveva dichiarato apertamente
perché aveva preso posto su quella nave. Quindi sapevano bene
che stava fuggendo davanti a Dio. E potevano invitarlo a pregare
Dio. Ma Giona esplicitamente dichiarò loro: la mia preghiera in
questo momento non è valida, la mia intercessione non arriverebbe
neanche fino al cielo, perché questa tempesta si è scatenata proprio
per me è se volete che su questo specchio d'acqua, su questo mare
ritorni bonaccia, dovete fare solo una cosa: gettarmi in mare.
E in questa parola come ha detto qualcuno, c'è della fede e anche
dell’umiltà. Fede perché egli in pratica facendosi gettare in
mare, in fondo si fa gettare nelle braccia di Dio, di quell'Iddio
che gli ha provocato ma nel quale ora si vuole rimettere in quel
momento. E c’è anche del coraggio, perché se avete mai visto il
mare in burrasca sicuramente avete potuto fare le vostre considerazioni.
Ci vuole autentico coraggio per farsi gettare in un mare in tempesta.
E quei marinai infatti non volevano compiere questa operazione.
Erano timorosi, avevano i loro scrupoli, benché pagani avevano
nella coscienza una sensibilità, e continuarono a fare dei tentativi
per uscire fuori da quella situazione. Ma non c'era niente da
fare! Alla fine alzarono loro stessi una preghiera: "o Dio
non imputarci questo peccato. O Dio fa che non ricada su di noi
del sangue innocente".
Ma poi fecero proprio come Giona aveva loro detto: lo presero
e gettarono in mare, e la tempesta si calmò. Gloria al nome del
Signore! Tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano
Iddio. Anche le tempeste.
E se noi vogliamo stabilire un parallelo scritturale per avere
maggior luce intorno a questo argomento, possiamo ricordare che
anche quelle tempeste che ci vengono presentate nelle pagine del
nuovo testamento, appaiono come delle circostanze salutari. Anche
quell' infuriare delle onde, anche quel soffiare del vento, avevano
avuto uno scopo nel piano di Dio e nel ministerio del Signore
Gesù. Gesù che calma le tempeste, in questo caso possiamo dire,
noi fissiamo l'occhio nostro sulla potenza e sull'autorità del
Signore. Ma dobbiamo ricordarci che il Signore prima di calmare
la tempesta, prima di sgridare il vento e le onde ha permesso
che la tempesta avvolgesse la barca dei discepoli, e non una volta
sola. E i discepoli hanno imparato tante cose, e le hanno imparate
proprio in mezzo alla tempesta. Io ricordo l'Apostolo Pietro,
che dopo che aveva in fondo confessato il nome di Gesù, era stato
spettatore della sua autorità e della Sua potenza. Proprio in
quella barca arrivò a gettarsi ai piedi del Maestro per gridare:
"Signore allontanati da me, io sono un uomo peccatore".
Ha una nuova visione del suo Signore, e una nuova visione di se
stesso; e quei discepoli che dicono l'uno all'altro: "ma
chi è costui a cui persino i venti e il mare ubbidiscono",
sono dei discepoli che ricevono una nuova conoscenza, una nuova
luce; penetrano più profondamente nella personalità del loro Signore,
del loro Salvatore.
Tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano Dio. Benedetto
sia il Signore per tutte le tempeste che si determinano nella
nostra esperienza, e nella nostra vita. E’ vero che io adesso
sto parlando di tempeste in senso metaforico, in senso figurativo,
ma cari nel Signore, dobbiamo riconoscere che le tempeste che
incontriamo anche a livello morale e spirituale nel nostro corso
cristiano, non sono inferiori alle tempeste che si possono incontrare
sul mare. Quelle hanno un certo aspetto, una certa fisionomia
fisica, geografica, queste altre hanno soltanto dei contorni morali,
spirituali, ma sono tempeste che provano l'anima, e cimentano
il cuore; ma noi proprio nel mezzo delle tempeste e dobbiamo lasciar
risuonare queste meravigliose parole: noi sappiamo che tutte le
cose cooperano al bene per coloro che amano il Signore.
Torniamo per un attimo a Giona che si trova in mezzo alle acque,
che si dibatte nella tempesta e, forse prova a nuotare. Andiamo
avanti nella lettura di questo libro e troviamo queste parole:
"ora Dio aveva preparato un grande pesce per inghiottire
Giona". E quanto si è discusso intorno a questo pesce, e
quanto ancora si discuterà: una balena, ma le balene non possono
inghiottire, perché la loro conformazione anatomica non consente
di inghiottire un uomo. Ma io non voglio entrare affatto in queste
discussioni, in questa polemica. Perché mi basta leggere: "Dio
ha preparato un pesce". E io so che quando Dio compie un'operazione
la compie in maniera perfetta. E quindi se questo pesce era stato
preparato da Dio io credo aveva una gola sufficientemente larga
per inghiottire Giona; e lo ha inghiottito! E Giona è rimasto
nel ventre della balena, del pesce, del balenottero, il nome non
ha importanza, quanto ha importanza rilevare che Dio si è servito
di un animale per preparare una stanzetta di preghiera per Giona.
Certo, era una stanzetta di preghiera poco desiderabile da un
punto di vista umano e anche devozionale; immaginate quel povero
Giona nel ventre viscido del pesce.... avvolto dalle tenebre…
sa che sta navigando nel mare, dentro il ventre di quel pesce,
ma sa anche che se il Signore lo mantiene in vita in quella stanzetta
veramente segreta e veramente oscura, lo fa perché egli possa
cercare la sua presenza, invocare il Suo nome, spandere l'anima
sua davanti al Signore. E se noi leggiamo il libro di Giona ci
troviamo di fronte ad una preghiera meravigliosa, veramente istruttiva.
C'è tanto da imparare nella preghiera di Giona. Tanto da imparare
per ogni credente che può venirsi a trovare in situazioni analoghe
a quelle di Giona. È bello entrare in una cameretta di preghiera
che noi abbiamo messo da parte proprio per la nostra vita devozionale;
è bella accedere ad un alto solaio dove possiamo incontrare i
nostri fratelli e le nostre sorelle. C'è conforto in questa cameretta
di preghiera e in questa alto solaio esistono tutti gli elementi
per aiutare la nostra vita devozionale. Ma qualche volta il Signore
ci porta proprio nel ventre di un pesce; ci ritroviamo nella stessa
condizione di Giona. Sentiamo di trovarci in luogo buio, viscido,
scuro. Quante cose passano sopra di noi come le onde del mare...!
Quante cose vicino e intorno a noi sembrano veramente provare
fino in fondo la nostra vita che viene come macerata: ci ritroviamo
nel Gethesemane, nel luogo del frantoio, dove le olive vengono
pressate, spremute; perché?!? Perché ne esca dell'olio. E proprio
nel ventre del pesce che Giona sa umiliare completamente la sua
vita nel cospetto di Dio. E lì che sa riconoscere la grandezza
e la giustizia del suo Dio. E lì che sa chiedere misericordia,
pietà, aiuto per tornare là dove deve stare, per assolvere il
servizio del Signore.
Il Signore comanda anche agli elementi del mondo animale, vero?
E possiamo tornare di nuovo alle pagine del vangelo per ricordare
quante volte il Signore ha dimostrato di avere autorità anche
sul mondo degli animali. Ricordate quando Pietro va con la sua
lenza e il suo amo a pescare quel pesce che gli deve fornire il
danaro indispensabile per coprire la tassa del tempio per sé e
per il suo maestro? A me piace in particolare la pesca miracolosa,
quella pesca comandata dal Signore. Dopo una notte di delusione
e di sforzi infruttuosi, dei pescatori si erano prodigati con
le loro energie e la loro capacità per pescare, e non avevano
preso nulla. Quando il Signore ordinò getta la rete al lato destro
della barca, Pietro fu costretto a dire: "noi abbiamo pescato
tutta la notte e non abbiamo preso nulla, ma pure alla tua parola
calerò le reti". E cari nel Signore, quella rete fu riempita
di pesci così in gran numero che si rompeva. Furono necessarie
due barche per portare all'asciutto quella rete. E tutte e due
le barche furono riempiti di pesce; una pesca miracolosa che ci
dimostra ancora una volta l'autorità del nostro Signore al quale
appartiene la terra e tutto quello e in essa. Anche i pesci del
mare che egli può dirigere secondo la Sua volontà per insegnaci
che i nostri sforzi non valgono nulla, la nostra capacità, la
nostra abilità... Tu sai predicare, fratello…? Tu sai parlare
sorella…? Tu hai del talento tecnico per il ministerio? Ricordati:
da te stesso tu pescherai tutta la notte e non prenderai nulla.
Soltanto con l'autorità del Signore, con la potenza del Signore,
soltanto guidati da lui noi possiamo realizzare quello che a livello
umano non ci sarà mai consentito di realizzare. E quante altre
lezioni noi possiamo apprendere anche da queste cose: perché tutte
le cose cooperano al bene per coloro che amano il Signore.
Ed ecco finalmente questo servo chiamato da Dio pregare che
prega, ma ancora deve imparare..., ancora ci sono delle lezioni
spirituali per lui..., ancora deve maturare... E chi, fra noi
non deve maturare e sviluppare.... il Signore voglia avere pietà
di noi, darci veramente la consapevolezza della nostra dimensione
e dei nostri limiti, affinché possiamo cercare sempre di più tutte
le cose che procedono da Lui. Giona è costretto a predicare quel
messaggio, ad annunciare quella parola. È il messaggio provoca
proprio quello che Giona aveva temuto: una umiliazione generale.
Un ravvedimento di tutta la popolazione di quella grande città;
tutti si coprono di sacchi e di cenere. Cari nel Signore, uno
spettacolo di umiliazione davanti a Dio, un ravvedimento autentico.
E Dio, che è l’Iddio della misericordia, della benignità, della
pietà, ritira la sua sentenza, la cancella e perdona quella popolazione.
E Giona è turbato! È afflitto. Si sente distrutto interiormente.
Perché quella grande popolazione ribelle, malvagia, che ha accumulato
tanti peccati davanti a Dio, non è stata castigata da Dio. E Dio
vuole insegnargli un'altra lezione. Mentre Giona da lontano, dall'alto,
guarda la grande città di Ninive, è ferito dal sole cocente di
quei giorni. Ma il Signore che è padrone di tutta la natura, a
questo punto interviene nel mondo vegetale. Perché al Signore
appartiene la terra e tutto quello che in essa: non solo gli elementi
della natura, non solo le bestie, ma anche le piante. Ed ecco
che fa crescere un ricino, una pianta di ricino, che si trasforma
per Giona in un riparo salutare. Egli viene riparato dal sole
cocente e si può mettere a sedere, vicino a quel ricino, e godere
il refrigerio che gli viene fornito dall’ombra di quel ricino.
In qualche misura la sua afflizione, il suo turbamento vengono
acquietati da quel refrigerio che sta realizzando in quel momento.
E gli non sa che il Signore lo sta ammaestrando; quella è la prima
parte di una lezione, la seconda parte deve ancora venire. Così
lo stesso Signore che aveva fatto crescere la pianta di ricino
prepara un verme che sa toccare la parte vulnerabile di quel ricino
e lo fa seccare. Così la mattina quando sorge il sole Giona scopre
che non c'è più il suo riparo, il suo refrigerio, perché quel
cespuglio che gli faceva ombra si è seccato. Giona si addolora
di questo fatto e si turba fino a desiderare addirittura di morire.
Allora il Signore espone la seconda parte della lezione a Giona:
"Tu hai ragione di affliggerti per questo ricino?"
"Sì, ho ragione di affliggermi, e di affliggermi fino alla
morte!"
Tu ti stai affliggendo per una creatura, per una creatura che
è morta, ma ricordati non l'hai fatta mica crescere tu, quella
creatura era una mia creatura. Quindi se c'è qualcuno che si deve
affliggere per una creatura morta , sono io, dovrei essere io
ad affliggermi per il ricino che ho fatto crescere ed è morto.
Ma non sono afflitto…, perché o fatto tutto questo per insegnanti
una lezione: tu ti stai affliggendo per una creatura che è morta
soltanto perché era nel tuo interesse che questa creatura vivesse;
tu ne traevi un beneficio personale, ecco perché sei afflitto.
Ma anche io, traggo un beneficio dalle mie creature che vivono.
Perché io non mi compiaccio e non mi rallegro nella morte delle
mie creature. Neanche nella morte dell'empio. Io voglio che l'empio
si converta e viva. Non dovevo io avere pietà di una così grande
città, dove ci sono migliaia e migliaia di persone che non sanno
discernere neanche la destra dalla sinistra? Ignoranti, nella
semplicità o nell'innocenza della loro età, non dovevo avere pietà
di queste mie creature? Impara Giona!
E Giona, cari nel Signore, se nello spirito sentiva le parole
che Paolo ha scritto doveva concludere anche lui: "tutte
le cose cooperano al bene per coloro che amano Dio". E anche
qui possiamo di nuovo fare un parallelo con le pagine del nuovo
testamento, per ricordare che anche il Signore Gesù, ha manifestato
la sua autorità sul mondo vegetale, quando ha seccato il fico.
Ma anche quando ha parlato di quel fico sterile, attraverso la
parabola, non ha voluto ricordarci che "al Signore appartiene
la terra e tutto quello che è in essa"? Ma il Signore mette
a disposizione della sua chiesa, e del suo popolo, tutte le cose
affinché tutte le cose siano una benedizione. Guardiamo pure da
un punto di vista tipologico il libro del profeta Giona per quanto
riguarda il nostro soggetto e le sue applicazioni. Ma attraverso
la tipologia vogliamo imparare la lezione, che ci ricorda che
tutte le cose permesse da Dio, o addirittura provocate da Dio,
possedute da Dio e proprietà di Dio, rappresentano il nostro bene,
la nostra edificazione, la nostra crescita spirituale, il nostro
progresso cristiano. Dobbiamo saper vivere le nostre esperienze,
e affrontare le diverse situazioni che si presentano davanti a
noi cercando di cogliere il senso delle cose, il significato delle
circostanze. No, non ci vogliamo fermare all'apparenza o alla
manifestazione esteriore che ci può turbare o spaventare perché
incomprensibile per noi. Vogliamo penetrare nell'essenza delle
cose e coglierne tutto il bene che Dio ha preparato per noi. Perché
tutte le cose cooperano al bene, al bene di coloro che amano Dio.
E se noi sentiamo nel nostro quale l’amore per Lui e ci sentiamo
chiamati a questa alta vocazione, vogliamo credere che questa
parola è una verità e fondati in essa vogliamo rimanere fermi
per fare sempre la sua volontà e camminare nelle sue vie e nel
suo servizio fino alla fine! A Dio sia la gloria, ora è in eterno,
Amen!